DAVID HEWSON.
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IL SETTIMO SACRAMENTO.
Parte 2.
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Titolo originale: The Seventh Sacrament. 2007.
Traduzione di: Sara Brambilla Chimi.
2012. Fanucci Editore, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Capitolo 13.
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Il frastuono del traffico scomparve quasi quando scesero i
gradini che portavano al Tevere. Costa aveva camminato raramente
sull'argine durante il giorno. Di notte, era un luogo
frequentato dai senzatetto e dai delinquenti, dai disperati e
dai derelitti della citt, uomini e donne che cercavano di restare
nascosti. Riconosceva a malapena il posto. La riva era verde
e rigogliosa, con una macchia di cerfoglio, fichi selvatici e
cespugli di alloro che scendevano verso la distesa grigia del
fiume. Due cormorani neri e sparuti rasentarono la superficie,
lucenti dardi scuri che sfrecciavano verso l'isola Tiberina.
Poi, un animale simile a un ratto ma molto pi grande corse
fuori da una piccola sorgente stillante vicino alla sponda e
gli tagli la strada meno di tre metri pi avanti precipitandosi al sicuro nel verde alla loro sinistra.
Peroni fece quasi un salto per lo spavento. Cosa diavolo era?
Una nutria disse Judith. Vennero importate per la loro
pelliccia, poi si adattarono all'ambiente locale. Danno del filo da torcere ai ratti.
Deve venire qui spesso disse l'uomo a disagio all'idea
che quei giganteschi roditori stranieri prosperassero nel centro della sua citt adottiva.
Lavoriamo sottoterra disse lei mordacemente. Pensavo lo sapesse.
L'apertura era cos vasta che l'argine era stato ampliato sul
davanti per formare un ponte al di sopra del flusso impetuoso
che scaturiva rombando dalla vecchia bocca di pietra. Probabilmente
l'uscita originaria era alta circa tre metri ed era un
semicerchio quasi perfetto: tre strati di pietra adesso sprofondati
nel fango grigio e nell'acqua. Era parte di un'enorme
struttura moderna che doveva arrivare fin quasi alla strada
sovrastante e comprendere altri scarichi fognari pi recenti,
convogliandoli nello stesso getto di acqua sudicia che si immetteva
nel fiume appena sopra la chiusa.
Degli arbusti crescevano a fatica nel fango su entrambi i lati
del canale. Brandelli di rifiuti di plastica e carta pendevano
dai loro rami spogli come preghiere tibetane smarrite, ondeggiando
debolmente nella pioggerellina rinfrescante. Lo stesso
tipo di spazzatura restava intrappolata nei parapetti di filo
spinato rotti e frastagliati che un tempo proteggevano la parte
inferiore della struttura.
Qualcosa si annidava nell'oscurit in fondo a questa caverna
scavata sotto la strada. Costa scrut le tenebre socchiudendo
gli occhi, estrasse la torcia e cerc di vedere di cosa si trattasse.
Credo di avere davvero bisogno della tuta stava dicendo
quando si ud un tonfo sotto di loro. Judith Turnhouse era
immersa nell'acqua sudicia, infuriata, e gridava verso la costruzione
improvvisata appena visibile nella caverna artificiale davanti a loro.
Si precipit verso il vecchio scarico e si arrampic sulla
struttura moderna sovrastante.
Peroni la segu mestamente con lo sguardo.
 tutto a posto, Nic borbott. Me ne occupo io. I tuoi
vestiti sono molto pi belli dei miei.
Sei troppo gentile disse Costa e si tuff comunque. Arriv
solo un secondo o due dopo la donna, mentre Peroni si stava
ancora dimenando nel fango.
Era una specie di casa costituita da legno vecchio e impalcature
assemblati per formare un riparo tenuto in piedi da
polietilene industriale e frammenti di tela cerata. All'interno
c'erano un tavolino da picnic malconcio e un piccolo sgabello
pieghevole. Oltre ad avanzi di cibo. Recenti. Qualche rimasuglio
di pane e carne che probabilmente, agli occhi di
Costa, erano stati rosicchiati da un roditore dopo che un essere
umano li aveva lasciati l.
La donna stava perdendo la testa. Costa immagin che, in
un certo senso, quello fosse il suo territorio. L'entrata di pietra
sembrava quasi appartenere a un museo, con lo stemma
della citt a malapena visibile.
Come hanno osato? strill. Come hanno osato?
Sono senzatetto rispose Costa, ricordando improvvisamente
con un acuto senso di colpa quanto tempo era passato
dall'ultima volta che aveva seguito la massima del padre: dona
ogni giorno qualcosa ai poveri, senza eccezioni.
Ma, di solito, i poveri non lasciavano in giro avanzi di cibo
perch i ratti li finissero.
Entr nel rifugio. Non puzzava pi del canale di scolo all'esterno.
Non c'erano emissari l intorno, ma solo acqua stagnante
e fetida e il tipo di rifiuti che non si decomponevano,
plastica e metallo.
Costa rovesci lo sgabello con un calcio e pass un piede
nella spazzatura che si trovava a terra: alcuni giornali e qualche
foglio di una stampante da ufficio. Li raccolse. In cima
campeggiava lo stemma del dipartimento di Archeologia.
Pi in basso c'era una cartina computerizzata di quello che
sembrava essere il sistema fognario di una zona nelle vicinanze
di Villa Borghese, dall'altra parte della citt.
Peroni lo raggiunse, trafelato. Fiss il foglio, poi la donna,
che stava avanzando a fatica in uno dei canali laterali. Non
sembrava moderno adesso che Costa lo vedeva da vicino.
Signora Turnhouse! grid Peroni. Non entri l dentro.
La prego.
La donna fece finta di non sentirlo.
Maledizione, borbott Peroni potrebbe essere ancora
nei paraggi, Nic.
Sono d'accordo disse Costa, superando goffamente la
pietra scivolosa per avvicinarsi alla donna gridandole di fermarsi.
Stavolta funzion. La donna si arrest. Costa la raggiunse
e le pass davanti, sperando che capisse che c'era un motivo
se adesso teneva una pistola in mano.
Non era cos che ricordavo questo posto disse con un tono
di voce appena spaventato. Non riesco a stabilire di preciso
cosa ci sia di diverso. Non  vecchio come tutto il resto.
Forse risale al 16esimo o al 17esimo secolo. Lo usavamo per il lavoro di
ricerca. Ci venivamo in gruppo con Giorgio il primo anno che
eravamo qui. In qualche modo era diverso.  impossibile.
Costa si fece largo davanti a lei. In quel punto l'ingresso
del condotto era alto meno di due metri. Uno striminzito
corso d'acqua torbida e fangosa avvolse le sue caviglie in un
abbraccio raggelante. Punt la torcia nell'oscurit ma non vide
nulla. N un uomo n altro, finch la grossa sagoma di un
animale nero scapp nelle tenebre attraversando l'acqua sudicia.
La donna segu Costa, poi, due passi dopo, gli afferr con ansia la giacca.
Laggi!
Peroni disse a gran voce che stava chiamando rinforzi.
Mossa intelligente, pens Costa. Se c'era qualcuno intorno,
era una buona idea fargli sapere che ben presto non avrebbe
avuto a che fare solo con due poliziotti perplessi e un'archeologa
sempre pi agitata.
Cosa vede? chiese, poi, prima che la donna potesse rispondere,
scopr che i suoi occhi si stavano adattando al buio
e si rese conto di quale fosse il problema.
Qualcosa stava ostruendo la via davanti a loro. Sembrava
quasi la larva di un insetto gigantesco che sporgeva dalla parete
rocciosa della galleria di drenaggio. Solo che era coperto
da mattoni rossi, non dal guscio rinsecchito di un uovo. Mattoni
rossi moderni, che cedevano a causa di qualcosa che spingeva
da dietro. Acqua forse, dal momento che ci che fissavano,
se ne rese conto in quel momento, sembrava la diga di un
canale laterale che si immetteva nella galleria e che, a un certo
punto negli ultimi anni, era stato ostruito e sottoposto alla
pressione crescente di qualsiasi forza idrica si fosse accumulata l dietro.
La stuccatura tra i mattoni era grossolana e crepata. Adesso,
un rivolo continuo di fetida acqua piovana filtrava dal cemento
grezzo per poi riversarsi nella corrente pi ampia che
turbinava in un abbraccio gelido intorno ai suoi piedi.
Costa fece tre passi avanti e proiett il raggio della sua torcia
in basso. La muratura sembrava instabile, sul punto di
crollare. Costa protese la punta della scarpa e vi premette il
piede contro. Il cemento si sbriciol sotto i suoi occhi. Cadde
un mattone, poi un altro, poi tutto il lato inferiore della piccola
parete circolare davanti a lui croll precipitando nel corso d'acqua sudicio.
A seguire, una montagna di rifiuti che doveva essersi
accumulata nel corso degli anni: lattine e legno marcio, carta e
una non ben identificata fanghiglia densa e marrone.
Poi fu il turno di una bottiglia con un'etichetta rosso acceso,
che gli risult familiare. Seguita da qualcos'altro che Costa
temeva di vedere. E da un odore biologico, disgustoso e
fetido, che era sia sconosciuto che familiare.
La donna inizi a strillare. Il tono alto e sfrenato della sua
voce riecheggi nella grotta artificiale in cui si trovavano,
amplificato dalla muratura che li circondava, soffocando il
rumore dell'acqua ai loro piedi.
Dietro i cumuli di rifiuti riversati nella fogna quel qualcosa
penzolava sopra la muratura, mentre, fortunatamente,
quanto si trovava dietro era ancora nascosto nell'oscurit.
Erano la mano e l'avambraccio di un essere umano. Adesso
le dita erano ridotte a ossa rigide di un bianco sporco.
Brandelli di carne color grigio pallido andavano dai tendini
tesi e aperti fino al polso, strappati in alcuni punti da quelle che sembravano impronte di denti.
Era una mano molto piccola, pens Costa. Non di un uomo.
...
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Capitolo 14.
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Rosa Prabakaran aveva passato quasi tutta la vita sentendosi
al centro dell'attenzione, come se gli occhi di quelli che la circondavano
la stessero sempre guardando, chiedendosi: "Perch?"
Non c'era nessun motivo per cui una donna di origine
indiana non potesse entrare a far parte della polizia di Stato.
Non c'era nessun motivo per cui non potesse fare tutto ci che
voleva. Il colore della pelle non era un problema suo. Ma loro.
Tuttavia, non le piaceva sentirsi un oggetto da fissare. L'ammonimento
di Falcone - che equivaleva a: "Voglio che lei ti veda" -
l'aveva irritata. Non era professionale. Non era richiesto.
Quindi, per la prima volta nella sua breve camera, disobbed
agli ordini. Dopo aver appreso a casa la notizia dell'attacco
notturno e aver cercato di assimilarla, scelse degli indumenti
che non metteva da molto tempo. Abiti giovanili e dai colori
accesi, risalenti a un periodo precedente il suo ingresso in polizia,
quando si sentiva priva di responsabilit. Una gonna corta
e attillata, una giacca di pelle lucida e delle scarpe rosse. Si
trucc, sciolse la coda e si lasci ricadere i lunghi capelli neri sulle spalle.
Era un po' volgare, pens guardandosi allo specchio. Ma,
adesso, Beatrice Bramante non l'avrebbe sicuramente riconosciuta.
Sembrava una delle ragazze indiane naturalizzate, del
tipo che frequentavano i bar, i locali e i negozi vicino a piazza
di Spagna, per accalappiarsi un fidanzato italiano e vivere
un'esistenza moderna, fatta di piaceri effimeri e di incoscienza.
Suo padre sarebbe stato in giro a vendere ombrelli a tutto
spiano sotto la pioggia, al doppio del prezzo normale, perch
era cos che lavoravano gli ambulanti. Era contenta. Si sarebbe
preoccupato pi del suo aspetto che del fatto che usciva di
casa per trasgredire un ordine impartitole nel corso di un'indagine
per omicidio soltanto per dimostrare di aver ragione
a persone come l'ispettore Leo Falcone.
Aveva una pistola nella borsetta di coppale che portava a
tracolla, appesa a una catena d'oro. Suo padre avrebbe potuto
preoccuparsi anche di quella.
Appena prima delle dieci, prese il tram numero 3 fino a
via Marmorata. Poi si avvi a piedi lungo la strada in cui abitava
Beatrice Bramante e si sistem nel bar di fronte, gustando
un cornetto caldo appena uscito dal forno.
Dopo quasi due ore e tre caff, vide Beatrice uscire dal suo
palazzo attraverso il grosso cancello di ferro, rivolgendo un
cenno del capo al custode nella guardiola.
Rosa segu la donna fino al mercato, dove compr delle
verdure, del pane e un po' di formaggio. Si ricord di Beatrice
durante quell'imbarazzante interrogatorio con Falcone in
cui cercava di nascondere le cicatrici sui polsi e afferrava la
bottiglia di liquore quando l'uomo si faceva troppo insistente.
Non sembrava una donna in grado di affrontare il presente,
figurarsi il futuro.
Alla fine, Beatrice si rec al banco di uno dei macellai.
Rosa ricordava qualcos'altro a proposito del giorno precedente,
qualcosa di sinistro. Si trattava della donna di Santa Maria
dell'Assunta, quasi svenuta in quello stesso luogo, disgustata
da quanto aveva visto e da ci che glielo ricordava sui banchi.
Pezzi di carne rossa, grasso bianco, piccole pozze di sangue
che si raccoglievano sulle lastre di marmo sottostanti.
L'odore acre di carne cruda.
Rosa guard l'insegna sopra il banco dove si era fermata
Beatrice. Era una macelleria equina. La macelleria equina. Si
era informata. Ce n'era solo una al mercato. Era quella per cui
aveva lavorato Giorgio Bramante, trascorrendo met del
tempo a uccidere gli animali al mattatoio dell'Anagnina e l'altra
met a portare l la carne.
Beatrice Bramante parlava animatamente con un uomo
dietro il bancone. Un uomo di poco pi di trent'anni che indossava
un camice macchiato di sangue e il berretto bianco
che sembravano prediligere i macellai.
Quello si avvicin a Beatrice, fissandola con occhi pieni di
ammirazione e mettendole in mano di nascosto un pacchetto
di carne. Accompagn il gesto con un bacio fugace, che
colse la donna di sorpresa, al punto tale che si guard attorno
nervosamente, chiedendosi se qualcuno li avesse visti.
Rosa si nascose dietro un'alta pila di cassette di frutta non
appena la vide girarsi nella sua direzione. L, con le narici impregnate
dell'odore acido e intenso dei limoni invernali di Sicilia,
sent i polmoni serrarsi e le dita stringere la borsetta di
coppale con dentro la pistola. Aveva lasciato intenzionalmente
a casa la ricetrasmittente. Era una dichiarazione: "Sono
da sola." Aveva il cellulare comunque e, se avesse chiamato
Leo Falcone per dirgli che si trovava a pochi metri da una
persona che avrebbe potuto essere Giorgio Bramante stesso,
nulla di tutto ci sarebbe importato.
Si spost di nuovo da dietro le cassette. Stavano parlando,
ancora vicini. Lo guard attentamente. Quell'uomo era piuttosto
attraente anche se non del tutto in forma. Non era muscoloso,
ma non era nemmeno un docente universitario, n
uno che aveva trascorso gli ultimi quattordici anni in prigione.
Aveva visto delle foto di Giorgio Bramante. L'avevano
avvisata che sarebbe stato diverso. Ma non cos diverso. E
perch sarebbe dovuto tornare al vecchio lavoro in quel modo?
Era inconcepibile.
Ricord il consiglio di Teresa Lupo. O guardi o non guardi.
Ma non puoi guardare a met.
Il motivo per cui dava per scontato che quello fosse Giorgio
Bramante era semplice: l'uomo e la donna si comportavano
con una naturale complicit.
Mentre assimilava quel pensiero, il macellaio allung una
mano e accarezz la guancia di Beatrice Bramante ancora
una volta. Poi la donna se ne and, abbandonando il riparo
offerto dal tetto di ferro del mercato, coprendosi il capo per
proteggersi dalla pioggia e tornando a grandi passi verso il
suo appartamento, con gli occhi fissi sul marciapiede.
Beatrice non  sola, si disse Rosa Prabakaran. Ha un
amante che lavorava con Giorgio e che lo conosceva sicuramente.
Era una scoperta importante, pens. Sotto una luce diversa,
Leo Falcone le sarebbe stato grato. Tuttavia, avrebbe capito
subito che era entrata in possesso di quell'informazione
attraverso quelli che avrebbe considerato mezzi illeciti, in
aperto contrasto con gli ordini che le aveva impartito.
Di per s quella stessa scoperta era inutile, di un'importanza
cos limitata che rivelarla sarebbe servito solo a smascherare la sua doppiezza.
Mi serve dell'altro sussurr.
Quando il mercato chiuse, segu l'uomo fin dove presumeva
vivesse. Si trattava di un palazzo vicino al vecchio mattatoio,
adesso trasformato in un enorme complesso dedicato
alle arti, non lontano dal Monte dei Cocci, il piccolo colle
composto da frammenti di vasi risalenti all'era imperiale,
che costituiva l'unica attrazione turistica del Testaccio. Di
notte, mezza citt accorreva l per i ristoranti e i locali. Di
giorno era deserto. Solo una manciata di visitatori si stava recando
alla mostra. Fiss la porta del macello. Avevano lasciato
la gigantesca tauroctonia originaria sopra l'edificio,
insudiciatasi dopo anni di esposizione alle intemperie.
Non sapendo quale sarebbe stata la sua prossima mossa,
si ripar dalla pioggia in un piccolo bar che si trovava l davanti.
Dopo un po', le squill il cellulare. Maledisse quell'intrusione
quando una voce sconosciuta e inaspettata la raggiunse dall'altro capo del telefono.
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Capitolo 15.
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Quella sera faceva caldo nel seminterrato della questura.
Falcone venne lasciato da solo fuori dalla cella per aver sfidato
accanitamente Messina riguardo al progresso delle indagini.
La sua punizione consistette nell'ascoltare mentre un
giovane veniva pestato a morte.
Era rimasto seduto a lungo a lambiccarsi il cervello in cerca
di una possibile soluzione, una scusa che gli avrebbe permesso
di contravvenire agli ordini di Messina ed entrare in
quella stanza degli orrori. Ce n'era solo una, e lo sapeva fin
dall'inizio. Quel che stava accadendo era sbagliato. Nulla poteva
giustificarlo, n la misteriosa scomparsa di un bambino
n la possibilit che Lucio Torchia fosse coinvolto. Quel che
era sbagliato era sbagliato e qualsiasi poliziotto cercasse di
eludere questo semplice fatto un giorno ne avrebbe sicuramente pagato il prezzo.
Quando non riusc pi a sopportarlo - Falcone scopr in
seguito che Bramante era rimasto nella cella con Torchia per
cinquanta minuti, anche se sembrava essere trascorso molto
pi tempo - spalanc la porta, fece per dire qualcosa ma le
parole gli restarono in gola. Sapeva che quell'immagine non
sarebbe mai scomparsa del tutto dalla sua memoria.
Giorgio Bramante incombeva sulla sua vittima, ancora infuriato,
ancora desideroso di continuare, mentre l'odio e la
brama di vendetta ardevano nei suoi occhi come fari luminosi.
Non ho ancora finito grid quel colto e rispettato professore
universitario. Non ha sentito gli ordini, amico? Non ho ancora finito.
Su questo si sbaglia disse Falcone.
Poi prese il telefono per mettersi in contatto con la reception,
ordin che venisse subito il medico di turno e chiam
un'ambulanza. Dopodich digit il numero dell'ufficio reclami
e descrisse in breve la situazione come l'aveva vista: nel
cuore della questura si era verificato un atto di assoluta brutalit
che autorizzava un'indagine penale. Quando sent esitare
la persona all'altro capo del telefono, non lasci adito a
dubbi sul fatto che, se la questura avesse deciso di fare orecchie
da mercante avrebbe portato il caso sempre pi in alto
finch qualcuno, da qualche parte, non gli avesse dato retta.
Non poteva pi tornare indietro.
Riagganci. Giorgio Bramante lo stava guardando di traverso
con un odio tale che, per un attimo, Falcone temette per la sua stessa incolumit.
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Capitolo 16.
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Perfino per Giorgio Bramante, abituato alle difficolt, il
tempo era rigido. Dopo essere scappato dalla questura, sorpreso
dalla facilit con cui aveva evitato la cattura, arranc per
due ore lungo strade deserte che seguivano ancora il percorso
dei vecchi viali imperiali, superando infine Porta San Sebastiano
intorno alle tre del mattino e camminando finch non si imbatt
in quella che un tempo era via Latina. L stabil di trascorrere
il resto della notte e gran parte del giorno seguente,
all'asciutto, se non al caldo, nelle profondit di una serie di
grotte chiuse, non lontano dalle catacombe Ad Decimum, a
dieci miglia romane dalla citt, vicino a quello che un tempo
era stato un accampamento militare.
Quello era il posto pi lontano tra i suoi potenziali nascondigli.
Ce n'erano alcuni molto pi vicini al centro storico, grotte
e resti di strade sotterranee mai state mappate nel corso dei
secoli, note solo a un manipolo di studiosi. Avrebbe potuto vivere
in quel modo per mesi senza essere scoperto, con un vasto
spazio a disposizione, il cibo che acquistava furtivamente
durante il giorno e uscendo solo quando era necessario.
Le circostanze lo costrinsero ad aspettare, a essere paziente.
Ormai doveva sbrigare solo un lavoretto, ma era il pi importante
di tutti. Quindi rimase seduto nella grotta fredda e
desolata a pensare al giorno seguente e alle conoscenze che
aveva acquisito su quel posto nel corso degli anni.
Il sito attuale era stato scoperto da un agricoltore del luogo
mentre cercava di scavare per piantare delle viti. La famiglia
aveva mantenuto il segreto per dieci anni, nella speranza che
ci fosse un tesoro nascosto nella rete di gallerie sotterranee.
Non scoprirono nient'altro che tombe e ossa, nicchie scavate
nella pietra, fila dopo fila, galleria dopo galleria. E, all'ultimo
livello, il pi basso, il tempio, che degnarono a malapena di
uno sguardo una volta che si furono resi conto che non c'era
niente di luccicante tra le pietre.
Ai tempi del tardo impero, quella era stata una modesta
comunit agricola, costituita probabilmente da non pi di
qualche fattoria e da una piccola caserma dell'esercito destinata
agli uomini che sorvegliavano le porte e i dazi della via
Appia. Il tempio non aveva affatto la maestosit del grande
altare nascosto nelle profondit dell'Aventino. Mitra e il toro
erano scolpiti grossolanamente. Lo scorpione che stringeva
l'inguine dell'animale era a malapena riconoscibile. Quel luogo
era un ricordo della vecchia religione, la cui esistenza gli
archeologi decisero di ignorare in favore dei pi recenti e evidenti
reperti cristiani: le insegne della Croce, le leggende scolpite
sulle pareti che lasciavano intendere che qualcuno, forse
un santo, aveva brevemente riposato E dopo il martirio.
La prima domenica di ogni mese, un'associazione archeologica
locale conduceva un piccolo gruppo di turisti laggi, attraverso
la semplice e moderna cabina di cemento in superficie,
accompagnando i visitatori in cerca di emozioni a vedere
gli scheletri e quanto restava delle antiche decorazioni funerarie.
Nessuno parlava di Mitra. La religione che un tempo era
stata la principale rivale del Cristianesimo - anche se Bramante
dubitava che chi si recava li a praticare il suo culto la vedesse
in questo modo - era un mito per divertire i bambini. Una
leggenda, una favola da accantonare insieme a Esopo.
Questo andava a suo vantaggio. Il sito, localizzato a mezzo
chilometro dall'inizio di un sentiero adesso non utilizzato,
in un campo abbandonato da un agricoltore che traeva
pi guadagno dai sussidi per non coltivare che dal piantare
nuove viti, era lontano e poco visitato al di fuori di quell'unico
evento previsto. Gli archeologi non sarebbero tornati per
altre due settimane. Poteva godere di isolamento e sicurezza.
E, grazie alle premure delle autorit cittadine, anche dell'elettricit,
dal momento che pressoch tutta la rete di caverne
era attraversata da un unico cavo che erogava il servizio,
interrompendosi solo a poca distanza dal mitreo, che nessuno
voleva vedere.
La giornata precedente l'aveva esaurito. Aveva dormito
involontariamente per otto ore di fila, senza sognare, prima
di svegliarsi. Adesso si trovava al primo livello, accanto a
una serie di nicchie, sotto la debole illuminazione delle lampadine
e la luce grigia del giorno che si infilava nel pozzo
d'aerazione che conduceva da l alla superficie. In questo settore
tutte le tombe erano vuote tranne una. Nell'ultimo loculo giaceva lo scheletro di una donna, messo in posa con cura
per i visitatori, un vero essere umano che aveva respirato e
camminato nei campi sovrastanti millesettecento o pi anni
prima, i cui resti adesso erano esposti per i curiosi, come la
bambola di cera di un circo itinerante.
Bramante comprendeva ancora la mentalit degli archeologi.
I suoi ex colleghi erano degli storici, non dei predatori di
tombe, e avrebbero spostato solo quanto era strettamente necessario.
Con tutta probabilit, le ossa erano rimaste dove
erano state trovate, e questo significava che conosceva anche
il nome della ragazza, dal momento che era inciso sulla tomba
con l'aggiunta di una strana iscrizione - nosce te ipsum "conosci
te stesso" -, prova che li c'era pi di quanto fosse ovvio.
Al di sopra della nicchia era raffigurata una scena semplice,
alta non pi di due spanne, la cui fattura era cos grossolana
che bisognava sforzarsi per interpretarne il significato: una
giovane con addosso una tunica stava in piedi, appoggiata su
una gamba sola, con in braccio un gatto che accarezzava sulla
testa, in una posa cos eterna e naturale da far stringere il
cuore a qualsiasi genitore. Ai suoi piedi c'erano un galletto e
una capra. Bramante aveva preso parte a un paio di visite laggi.
Aveva ascoltato le guide parlare appassionatamente dell'incisione
portata come esempio della vita pastorale idilliaca
che si faceva in quella zona. Si era tenuto per s le sue opinioni.
La gente vedeva ci che voleva vedere. Per lui, l'investigatore
che cercava di separare i frammenti di verit dalla polvere
della storia, era importante occuparsi dei fatti. Il galletto e
la capra erano simboli comuni in certi tipi di statue romane,
soprattutto sculture di tipo rituale e votivo. Rappresentavano
il sacrificio, non il paradiso bucolico delle opere di Virgilio.
Probabilmente, la verit era pi banale e al tempo stesso pi
complessa. La ragazza era chiaramente vissuta e morta in
una comunit cristiana, che, per, come molte, aveva mantenuto
di nascosto le vecchie divinit con rimandi velati, pi o
meno come avevano fatto i seguaci di Ges prima di prendere
il sopravvento. L'uccello e la capra erano l perch la ragazza,
nella mente di chi piangeva la sua morte, era sul punto di
ucciderli per offrire un sacrificio a Mercurio, che avrebbe stabilito
se il suo passaggio nell'aldil sarebbe stato rapido e indolore.
Bramante prese il sacchetto con il cibo e le bevande che
aveva acquistato al supermercato a San Giovanni due giorni
prima. Il caff caldo istantaneo aveva un sapore disgustoso.
Apr la confezione di una torta e ne mangi un boccone, leggendo
pigramente l'etichetta. Alessio le adorava. Il bambino
era sempre stato goloso. Era una cattiva abitudine che i suoi
genitori avevano fatto fatica a fargli abbandonare.
Poi guard di nuovo l'iscrizione sopra la tomba e il piccolo insieme di ossa bianche e marroni, il fragile simulacro che
un tempo era stato un essere umano.
Salute,Valeria disse sommessamente Bramante, brindando
a lei con quel terribile caff. Pens tra s: spero che
Mercurio ti abbia ascoltato quando l'hai invocato. Spero che
tu non abbia passato gli ultimi millesettecento anni ad attendere
che ti facesse cenno di avanzare.
Il giovane agente abitava non lontano da l con la sua fidanzata.
Era una donna attraente. Bramante l'avrebbe presa
se avesse avuto bisogno di un ostaggio. Non si trattava di
una faccenda personale.
Pens alla bionda americana e al modo in cui gli uomini si
divertivano in prigione. A tutti gli sforzi, da soli e in compagnia,
e a tutta la concentrazione sugli aspetti fisici dell'atto, come
se, per un attimo, quelli cerebrali non contassero. In quel
momento, cap che avrebbe potuto fare facilmente quello che
facevano molti in prigione: un minuto o due di impegno e
grugniti, poi una specie di sollievo. Ma c'era una ragazza in
quella stanza, anche se morta. E Giorgio Bramante aveva bisogno
di un contatto reale. Lo bramava.
Gli serviva disperatamente. Aveva...
Cominci a respirare con brevi ansiti di sofferenza. Iniziarono
a pungergli gli occhi.
Un solo pensiero fu sufficiente a causargli un attacco. Era
uno dei pi forti degli ultimi giorni. Il ronzio torn, come se
qualcuno gli stesse perforando le tempie con un chiodo
aguzzo e letale. Le mani iniziarono a tremargli. Tutto il corpo
prese a fremere cos forte che si rovesci un po' del caff
bollente sulle mani mentre si sforzava di appoggiarlo a terra.
Quella stupida torta venne scagliata in un angolo dallo
scatto spasmodico del suo braccio, finendo nell'oscurit dove
avrebbero potuto trovarla i ratti. A Bramante non importava
pi. Si limit a gettare indietro la testa stringendo i denti
e lasciando che la rabbia prendesse il sopravvento.
O forse era la follia. Cos aveva insinuato la dottoressa in
ospedale. Forse il senso di colpa, aveva detto una volta. Fu allora
che Bramante smise di andarci.
Gli psichiatri non credevano negli psicopompi, esseri invisibili
che potevano raggiungere i loro scopi grazie a persone comuni,
nella speranza, nel suo caso, di scoprire quale fosse stato
il destino di Alessio, ovunque si trovasse, desideroso di essere
a casa, in pace, unito al mondo che coesisteva accanto a quello
attuale, di volta in volta facendovi capolino o eclissandosi.
Non era sicuro di crederci lui stesso. In momenti come
quello non aveva una grande importanza.
Con gli occhi serrati, i denti digrignati e il sudore che gli
colava lungo la fronte, Giorgio Bramante scorse l'immagine
che si stava formando nella sua mente e cerc di scacciarla
conscio che lo sforzo era inutile.
Dopo un secondo? Un minuto? Un'ora? Apr l'occhio interiore
e si ritrov di nuovo nel posto che non l'aveva mai davvero
abbandonato: la piazza di Piranesi sull'Aventino. Era in
ginocchio, il collo teso, la testa dritta, gli occhi sul punto di
scoppiare per la pressione mentre cercava disperatamente di
vedere qualcosa attraverso il buco della serratura della porta
della villa dei Cavalieri di Malta.
La voce di Alessio gli riempiva la testa. Adesso era pi matura,
e piena di un'emozione che il padre non aveva mai notato
dal vivo. Determinazione. Odio. Un distacco beffardo.
Riesci a vederla? chiedeva quella creatura immaginaria
vecchia e giovane insieme.
Non rispose. Era inutile parlare con un fantasma.
Allora? chiese la voce con un tono pi alto, pi duro e
pi crudele. Oppure pensi di nuovo solo a te stesso, Giorgio?
Chi  il prossimo della lista? Lo scheletro nell'angolo?
Non aveva idea di quanto fosse durato l'attacco. Quando
fin, quando i suoi muscoli si rilassarono e la sua mascella si
distese dolorosamente, con i denti affilati dallo sforzo prolungato
di serrarli cos forte che qualcosa avrebbe potuto
rompersi, Bramante si accorse con sgomento di essersi pisciato
addosso. Si alz, lieto soltanto di non portare la tuta da
speleologo, si tolse i jeans e la biancheria che indossava, prese
un po' d'acqua gelida dal secchio che aveva portato con s,
si asciug, poi si mise l'ultimo paio di mutande e di jeans puliti
che aveva.
Gett quelli sporchi in un angolo, il pi lontano possibile
dalla nicchia di Valeria. Poi si sedette, riprese il caff e la torta,
mangi, bevve e pens.
No disse fissando le ossa di una ragazza morta da tempo
che si chiamava Valeria. Non l'ho vista.
Dopo aver finito di mangiare e bere, estrasse la piccola fotocamera
digitale che aveva rubato tre settimane prima a un
turista cinese che ciondolava fuori dal Pantheon e inizi a
scorrere le foto.
La bionda americana era molto carina. Se ne avesse avuto
l'opportunit e il motivo, gli sarebbe piaciuto provare a rapirla.
Diede un'occhiata a cinque immagini diverse e la guard
allontanarsi dall'ingresso di Palazzo Ruspoli, in via del
Corso, soffocando il suo stesso desiderio di soffermarsi perch
gli stava venendo duro, nonostante la presenza vigile,
censoria e inanimata delle ossa nell'angolo. Poi pass a Falcone
e alla sua donna, quindi agli altri due.
Il tempo era stato propizio. Era potuto andare ovunque,
aveva fatto qualsiasi cosa, fotografato dove e quando voleva,
senza che nessuno di loro se ne accorgesse.
Ritorn alle ultime foto, quelle che aveva notato subito dopo
averle scattate, dal bar sul lato opposto della via accanto a
Santa Maria dell'Assunta. Aveva bevuto un cappuccino e
mangiato un panino mentre guardava Falcone e i suoi uomini
battibeccare ed entrare a tentoni nella vecchia chiesa abbandonata.
Era facile interpretare Leo Falcone, pens Bramante. I suoi
sorrisi erano cos rari che dovevano significare qualcosa. In
quel momento, immortalato da lontano, dietro il nastro giallo della polizia, Falcone stava guardando qualcuno con una
specie di rispetto. Del tipo che in quel periodo sembrava riservare
ai giovani, a giudicare dal modo in cui restava vicino
al basso agente sveglio con la bella fidanzata.
Fiss la foto e si sent di nuovo certo della sua utilit, ma rimase
comunque sorpreso, quasi sconvolto. La polizia era
cambiata nel giro di quasi quindici anni. Ci rendeva le cose
molto pi facili. La notte precedente, prima di indossare la
divisa da addetto alle pulizie dell'ufficio, era entrato in un
bar ed era rimasto seduto davanti a un computer per mezz'ora,
per vagliare le sue possibilit. Non era stato difficile
rintracciare il nome dell'unica nuova recluta indiana della
polizia di Roma. Di questi tempi, era un piacere far sapere
che reclutavano persone appartenenti a minoranze etniche.
Tre mesi prima la donna era apparsa su quasi tutti i giornali
della citt, con tanto di foto. E di nome.
Rosa Prabakaran.
C'erano solo tre Prabakaran sull'elenco telefonico. Era stato
fortunato al primo tentativo. Aveva risposto il padre della
ragazza. Bramante si era finto un superiore che chiamava
dalla questura, preoccupato perch non era riuscito a mettersi
in contatto con il numero di cellulare di Rosa per avere
sue notizie e temendo di avere il recapito sbagliato.
Ormai Giorgio Bramante sapeva come sfruttare le emozioni
dei genitori. La paura apriva tutte le porte.
Si freg le mani per rianimare le dita, poi estrasse il numero
che gli aveva fornito il padre di Rosa. Quindi sollev lo
sguardo per accertarsi di trovarsi sotto il bocchettone di ventilazione,
controllando il segnale del cellulare. Una tacca.
Sufficiente per fare una telefonata, anche se probabilmente
parecchio disturbata, il che, di per s, non era un male.
La donna rispose al terzo squillo. La sua voce incerta gracchi e sibil attraverso l'etere.
Agente, disse Bramante con un'autorevolezza che gli risultava
facile esibire sono il commissario Messina. Dove si trova esattamente? E cosa sta facendo?
...
.
...
Capitolo 17.
...
.
...
Falcone impieg pi di cinque minuti per scendere i gradini
di pietra che conducevano al fiume. Teresa Lupo e la sua
squadra si trovavano gi l. Sulla sponda opposta, si stava appostando
un gruppo di fotografi e operatori televisivi. La
squadra dell'obitorio era impegnata a erigere delle barriere di
tela grigia intorno all'ingresso del canale. Tutto sembrava in ordine.
Costa e Peroni erano seduti sotto un tendone provvisorio
lungo il fiume, per ripararsi dalla pioggerellina incessante. Si
trovavano con una donna che Falcone riconobbe. Gli ci volle
un attimo per attribuirle un nome: Judith Turnhouse, che,
quattordici anni prima, era stata interrogata superficialmente durante l'inchiesta.
Fece cenno agli uomini di raggiungerli, rimanendo all'esterno,
sotto la pioggia gelida e battente che sembrava tenerlo vigile.
Ben fatto disse. Avete ottenuto pi risultati di cinquanta
agenti che arrancano agli ordini di Bruno Messina. Fece una pausa. Ne siete sicuri?
A me sembrava un bambino disse Costa indicando con
un cenno del capo il telo grigio accanto allo scarico. Adesso
Teresa e i suoi assistenti si trovano l dentro.
 possibile? chiese Falcone. Siamo parecchio lontani
dal Giardino degli aranci.
Certo replic Peroni. Ce l'ha mostrato lei. Indic con
un cenno del capo Judith Turnhouse, seduta immobile sotto
la tenda, gli occhi rossi di pianto.
Costa strascic i piedi, a disagio per qualche motivo.
Non dovremmo balzare subito alle conclusioni disse.
Il bambino potrebbe aver cercato una via d'uscita. Non 
una bella prospettiva. Se si trovava l dentro. Vivo.
Avevamo istituito delle squadre di soccorso! obiett Falcone.
Peroni indic lo scarico sul lato inferiore della strada, raggiungibile
solo guadando il fango e l'acqua sudicia.
Avrebbero guardato l dentro? Perch? Chi avrebbe ipotizzato
che potesse essersi spinto cos lontano?
Falcone si accigli.
Nessuno degli archeologi ci forn un briciolo di collaborazione.
Se l'avessero fatto, forse avremmo trovato questo posto.
Quando lo sapremo con certezza, contatteremo i mezzi di
informazione. Voglio che venga trasmesso un comunicato
esauriente il pi presto possibile. Forse, se Bramante lo sentir,
se capir che abbiamo cercato di fornirgli delle risposte...
I due uomini lo guardarono, perplessi.
Potrebbe essere sufficiente per convincerlo a consegnarsi
ipotizz Falcone, conscio dell'accoglienza gelida che stava
gi ricevendo. Non pu odiarmi cos tanto. Dio solo sa se
ha gi avuto possibilit di uccidermi e non le ha sfruttate. Se
si tratta del bambino, cos'altro pu volere? Bramante non
pu rimanere nascosto per sempre.
Costa non disse nulla. Ma nei suoi occhi c'era un'espressione
che Falcone riconobbe. Uno sguardo dubbioso. Quel tipo
di sguardo, sospett Falcone, che una volta aveva rivolto lui
stesso ad Arturo Messina.
Voglio entrare l dentro disse.
I due uomini si guardarono a vicenda.
 difficile gli spieg Costa perfino per noi. Deve guadare
il fango. C' pochissimo spazio. Teresa ne ha a malapena a
sufficienza per lavorare.
Sono l'ispettore capo incaricato di indagare su questo caso
disse alzando la voce. Vedr quel che voglio.
Costa non si spost. L'amicizia e il lavoro non erano compatibili,
riflett Falcone, e il motivo era che avevano ragione.
Non era in grado di sostenere quel tipo di sforzo fisico. Si arrese
e zoppic fino alla parete, sotto la pioggia leggera, osservando
il corso del Tevere che avanzava lentamente.
Costa e Peroni lo raggiunsero, uno da ogni lato.
Non ti conviene che ti trasporti l, Leo disse Peroni. Dal
momento che non potevano essere uditi dal resto della squadra,
non bad pi alle formalit. Se vuoi, lo far, ma...
No. Falcone tocc lievemente il braccio di Peroni. Non
voglio che mi trasporti. Mi dispiace.  questa maledetta...
Si fiss le gambe deboli.
Questa sensazione di non riuscire a fare del mio meglio.
Si ferm. Due figure erano apparse da dietro lo schermo
grigio che nascondeva l'entrata del canale: Teresa Lupo e il suo
assistente, Silvio Di Capua. L'uomo teneva un piccolo computer
portatile tra le braccia e batteva i tasti con una mano mentre
fissava lo schermo. I due conversavano animatamente.
Credo che ci siano novit sussurr Falcone, provando
una strana sensazione: terrore misto a sollievo.
Teresa disse un'ultima cosa a Di Capua, che poi torn dietro
il telo. Quindi, la donna si avvicin a Judith Turnhouse,
parl brevemente con lei e infine li raggiunse, sedendosi accanto
a Peroni con aria guardinga.
Magari fumassi ancora esclam. Voi non avete mai
quella sensazione di tanto in tanto? Escluso Nic, visto che
sappiamo tutti che non hai mai avuto un vero vizio in tutta
la tua vita.
Ci esponga le novit, dottoressa insistette Falcone.
Novit? Cerc di sorridere. Siamo giunti a un'identificazione
sicura. Assolutamente certa.
Lo sapevo! esclam Falcone, elettrizzato.
Ascoltami lo interruppe Teresa. Siamo giunti a un'identificazione.
Purtroppo... Si ferm e storse il faccione pallido.
Voglio dire, come posso anche solo crederlo?
Teresa! grid Peroni esasperato.
Purtroppo - o per fortuna, a seconda dei casi - non si tratta di Alessio Bramante.
...
.
...
Capitolo 18.
...
.
...
Era giovane, una novellina, diceva il giornale. Questo non
significava che fosse stupida. Dovevano esserci delle regole
a proposito dell'uso delle chiamate personali.
Mi trovo dove mi ha mandato l'ispettore Falcone, signore
rispose con esitazione. A Testaccio. A tenere sotto controllo
la madre.
Con chi?
Da sola. L'ispettore Falcone ha detto...
Non me l'hanno riferito. Lasci trasparire dalla voce
una punta di impazienza. Non capisco perch non si trovi
con il resto della squadra. Pensa che l'ispettore Falcone abbia
qualche... pregiudizio contro di lei?
No, signore.
Ma le ci volle un secondo per dirlo.
Allora, cos'ha da riferire?
 andata a fare la spesa al mercato.
E...?
Ha incontrato un uomo. Alla macelleria equina per cui
lavorava Giorgio.
L'ha detto a Falcone?
Non ancora... Non sembrava affatto convincente. Ero
sul punto di fare rapporto quando mi ha chiamata.
Lasci che ci pensi io. Mi parli di quest'uomo. Giovane o
vecchio?
Forse sui trentacinque anni. Credo che fosse un compagno
di prigione di Bramante. Non so se questo significhi
qualcosa...
Mi dica tutto.
Mi  sembrato che lui e la signora Bramante avessero una
relazione. Lui l'ha baciata.
Giorgio Bramante respir profondamente e fiss lo scheletro
immobile nell'angolo.
Le  sembrato che lei ricambiasse?
Aveva un'aria... colpevole. Penso sperasse di non essere
vista.
Bramante avrebbe voluto gridare di nuovo. Avrebbe voluto
strillare cos forte da far tremare quelle pareti antiche.
 andata a casa con lui?
No. Se n' andata da sola. Lui  tornato nel suo appartamento
quando il mercato ha chiuso.
A volte, gli uomini se ne approfittano. Immagino che lei
lo sappia.
Signore, penso...
Gli uomini se ne approfittano in tutti i modi. Penso che
Falcone si sia approfittato di lei. Non  d'accordo?
Rimase di nuovo in silenzio, ma solo per un attimo.
Non trovo giusto fare commenti.
 molto leale. Lo apprezzo. Lei l'ha vista?
No... Non mi ha visto nessuno.
L'uomo ci pens su.
Mi ascolti, agente. Questo caso  pi complicato di quanto
sembri. Detto tra noi, pi complicato di quanto Leo Falcone
riesca a comprendere. Capisce cosa sto dicendo?
Non ne sono sicura... attacc lei.
Devo discutere con lei in privato di quanto le hanno chiesto
di fare. Di cosa ne pensa.
Signore...
Dove si trova adesso?
In un bar vicino al vecchio mattatoio del Testaccio. Il macellaio
di carne equina abita qui vicino. L'ho seguito fino a casa.
Bene. Rimanga dove si trova. Tra un'ora mander qualcuno
a sostituirla. Fino ad allora, se Falcone la chiamer per
ordinarle di fare altrimenti, lo ascolti e poi lo ignori.
Io...
Gli esseri umani sono motivati da quanto ritengono importante.
Vuole fare carriera nell'arma, vero Prabakaran?
S, signore.
Allora faccia come le dico.
Prese le foto con la mano sinistra e le diede un'altra occhiata.
Era una giovane interessante. Diversa. Per qualche motivo
cercava di nascondere il suo vero aspetto quando lavorava.
L'uomo che mander non la riconoscer, agente. Mi descriva
il suo abbigliamento.
L'ascolt attentamente, apprezzandone la voce lievemente
imbarazzata mentre gli spiegava la natura del suo travestimento
e i motivi che l'avevano portata a adottarlo.
Lo aspetti ordin, poi tronc la chiamata e guard le ossa
nella nicchia. Si sent di nuovo felice, rinvigorito, eccitato.
Vengono da tutti gli angoli della terra, Valeria disse
sommessamente. Vengono senza sapere cosa potrebbero trovare.
...
.
...
Capitolo 19.
...
.
...
La pioggia cess. Per un attimo qualche raggio di sole del
tardo pomeriggio si diffuse sul Tevere. Ci forn a Falcone la
scusa di cui aveva bisogno. Collocarono delle assi sul fango, lo
fecero scendere con grande attenzione al livello dell'acqua e lo
accompagnarono dietro il paravento, avanzando lentamente
verso l'ingresso del vecchio canale di scolo. Quando raggiunse
l'estremit dell'impalcatura, si arrampic sulla piattaforma
per spingersi verso l'arco pi recente e pi largo sotto la strada
trafficata in alto. A quel punto era cos esausto che aveva bisogno
di una pausa. Teresa Lupo colse subito l'occasione.
Tu picchiett con l'indice il petto di Peroni non andrai
sicuramente oltre. Abbiamo gi abbastanza da fare l dentro
senza che qualcuno vomiti dappertutto. In realt, consiglierei
vivamente a tutti e tre di dare una sbirciatina in fondo a quel
grosso buco nero, inspirare il fetore, poi prendere alcune di
quelle sedioline pieghevoli da picnic che ci siamo portati dietro
per l'occasione e ascoltarmi.
Sono l'ispettore incaricato di indagare protest Falcone.
Devo dare un'occhiata di persona.
Teresa incroci le braccia e gli intralci la strada.
Li dentro  scivoloso, buio e pericoloso. Non voglio nemmeno
pensare a cosa potrebbe succedere se cadessi, Leo.
Sono l'ispettore incaricato di indagare ripet Falcone,
indignato.
 vero ribatt lei, poi prese una delle sedie di metallo,
l'apr con un movimento rapido del polso e si sedette.
Allora puoi trovare la strada per entrare e io non ti dir
nulla. Nemmeno una parola. Oppure puoi restare qui fuori
e lo far. Cosa preferisci?
Peroni fu il primo a sedersi. Gli altri lo imitarono, mentre
Falcone continuava a borbottare.
Pensavo che fosse un bambino disse Costa. Sembrava
un bambino.
Teresa sospir, chiam Silvio Di Capua con il computer portatile,
trov qualcosa e volt lo schermo verso di loro. Si trattava
di una serie di foto di un adolescente con la sua famiglia. Era
parecchio pi basso del padre, che era un uomo rotondo e sorridente
dall'aspetto comune, e delle due figure pi grandi che
Costa prese per i suoi fratelli. La foto era stata scattata da qualche
parte su una spiaggia: cinque persone davanti a un chiosco
di gelati, felici, in vacanza, con i volti immortalati, come se nulla
avrebbe mai potuto turbare la loro contentezza.
Teresa digit sulla tastiera. L'immagine seguente era un'impronta
dentaria: l'arcata superiore e quella inferiore, con un nome
nell'angolo a destra.
Tutte queste informazioni erano contenute in un dossier
di persone scomparse spieg Teresa. Bisognava soltanto tirarle
fuori. Sandro Vignola era un ragazzo molto basso. No,
un uomo molto basso. Aveva ventidue anni quando scomparve.
 un errore comprensibile, Nic. Volevi trovare Alessio Bramante.
Tutti noi vogliamo trovarlo intervenne Falcone.
S, convenne lei tutti noi. Purtroppo non posso aiutarvi
in questo. Ma se volete sapere qualcosa del cadavere che
ho per le mani...
Non dissero nulla. Lei sorrise.
Bene. Facciamo in fretta.
Si ripar gli occhi dall'improvviso sole accecante e fiss il
cielo.
Tanto per cominciare, non credo che il tempo regger. Tra
poco comincer a piovere a dirotto e, allora, tutti qui si ritroveranno
a nuotare nel fango. Per questo motivo, ho detto a Silvio
che entro i prossimi venti minuti infileremo questo povero disgraziato
in un sacco e porteremo fuori di qui quanto resta di
lui. Consiglio vivamente a voi tre e a tutti i vostri colleghi deboli
di stomaco di non assistere all'evento.
I tre uomini rimasero seduti curvi sulle loro sedioline senza dire nulla.
Bene! esclam Teresa battendo le mani. Adesso ascoltatemi attentamente, per piacere...
...
.
...
Capitolo 20.
...
.
...
Rosa Prabakaran non conosceva quell'uomo. Portava un
giaccone invernale scuro, logoro, per ripararsi dalla pioggia
che adesso scendeva in scrosci verticali da nuvole nere e torbide
che avevano oscurato gli ultimi raggi del sole pomeridiano.
Aveva il cappuccio, inzuppato e lucido a causa dell'acquazzone,
calcato sulla testa. Si scorgevano solo una parte del volto e
due occhi vispi e luccicanti. Occhi intelligenti. Curiosi.
Poi l'uomo estrasse un ombrello da sotto la giacca. Era rosa
acceso, il tipo di paccottiglia che suo padre vendeva con quel
tempo.
Agente, disse allegramente bisogna essere preparati a
tutte le evenienze.
I suoi occhi la guardarono dall'alto in basso, scoccandole
la stessa occhiata che quel giorno aveva ricevuto ovunque
dagli uomini a Testaccio, anche se forse con un tocco di ironia
in pi. Rosa Prabakaran si maledisse per essersi vestita in
quel modo. Quel travestimento l'aveva resa anonima per
Beatrice Bramante. Per tutti gli altri era un cartello che diceva
a chiare lettere: "Guardatemi!"
Grazie disse, e prese l'ombrello, desiderando riuscire a
vederlo meglio in volto mentre lo faceva. Il commissario Bruno
Messina non si era spiegato bene al telefono. Rosa non sapeva
perch l'avessero rimossa in quel modo dal pedinamento.
Per intraprendere una specie di azione disciplinare contro
Falcone? Quell'idea la preoccup. Non le piaceva quell'uomo,
ma non nutriva nemmeno sentimenti di vendetta contro di
lui. In realt, all'inizio, aveva assunto un ruolo pi importante
nell'indagine di quanto si sarebbe mai potuta aspettare. Era a
malapena una sorpresa il fatto che Falcone avesse ridimensionato
la sua posizione riportandola a quella davvero giustificata
dalla sua esperienza.
Il piccolo bar era deserto. La donna alla cassa inizi a fissarli.
Non vuole prendere un caff? Che fretta c'? Dovette
chiedergli anche: Come si chiama?
Pascale! si affrett a rispondere lui. Non gliel'ha detto
Messina? Cristo, che casino... Non so dove andremo a finire.
E lei?
No. Il caff.
L'uomo si serr pi strettamente il cappuccio intorno alla
testa e scrut la pioggia che adesso scendeva a scrosci grigi che
oscuravano la facciata del vecchio mattatoio. Le figure sul tetto
del portico erano indistinte. L'uomo e il toro erano una cosa
sola nella lotta per la sopravvivenza.
Non voglio il caff, disse l'uomo non ne ha il tempo.
Pascale ripet lei.
Rosa Prabakaran si sforz di ricordare se avesse mai sentito
quel nome in precedenza.
Sono stato assente per un po'. In malattia. Chieda conferma
a Peroni la prossima volta che lo vede. O a Costa. Conosce
la sua fidanzata americana? Quello sguardo torn. Santo
cielo, che uomo fortunato!
Glielo chieder disse Rosa slacciando la fascetta dell'ombrello,
mentre iniziava a pensare alla lunga camminata fino a
via Marmorata per prendere un autobus o un tram.
Dove si trova la donna adesso?
Per quanto ne so, a casa. Non esce molto.
E l'uomo? Il macellaio che ha visto?
Lo sguardo di Rosa si pos sul caseggiato popolare disadorno
sull'altro lato della strada.
 entrato l dentro. Non l'ho visto uscire.
L'uomo segu la direzione del suo sguardo.
L'ha tenuto sotto controllo tutto il tempo?
S ment lei malamente. Pedinare gli indiziati era passabile.
Sorvegliare la porta di un piccolo caseggiato popolare,
guardando entrare e uscire persone che non ti interessavano,
era mortalmente noioso. Quando, per un attimo, era spuntato
il sole, aveva disobbedito a Messina, era uscita e si era trovata
una panchina vicino a un piccolo pendio erboso sul
Monte dei Cocci, era rimasta seduta l a lungo senza pensare
a nulla, sentendosi inutile e indesiderata. Era tornata al bar allo
scadere dell'ora, quando Messina le aveva detto che si sarebbe
presentato un agente. Anche allora, aveva solo sognato
a occhi aperti. Aveva letto i giornali. Si era chiesta cos'avrebbe
fatto in quel momento se avesse accettato la proposta di lavorare
come praticante avvocato nello studio penale vicino al
tribunale di piazzale Clodio. Non avrebbe avuto l'aspetto di
una prostituta in attesa di essere sollevata dal suo incarico per
tradire un uomo che conosceva a malapena, questo era certo.
Non sapeva dove fosse il macellaio, e a una parte di lei non
interessava.
Pensa davvero che siano amanti? le chiese.
L'ha detto Messina?
Devo subentrare a lei, vero?
Rosa Prabakaran pens a quanto aveva visto. Non poteva
essere durato pi di trenta secondi. Si poteva davvero capire
la natura di una relazione da un unico sguardo rubato alle
vite di due perfetti sconosciuti?
Non volevano essere visti da nessuno. Lui l'ha baciata.
Lei non... Era importante trovare la parola giusta. Lei non
sembrava contrariata.  tutto ci che so.
In quel momento, intravide la sua bocca. Rivolta all'ingi,
con un'espressione seria e censoria.
Succede in continuazione disse. Un uomo finisce in
prigione e il suo migliore amico si gode i suoi beni.  questo
il problema del mondo moderno. La gente non ha il senso
del dovere o della propriet. Si diverte qua e l fuori dal nido
e nessuno ci bada. Finch si tratta solo di questo. Finch non
riguarda la famiglia o non intralcia ci che conta. Un uomo
ha bisogno di priorit. Il problema  che di questi tempi non
importa a nessuno. Gli individui ragionano con il cazzo e
nient'altro. Manca... equilibrio.
Quel tipo non le piaceva. Voleva andare da Bruno Messina,
dirgli quanto voleva e poi sorprendere il padre con una
bottiglia di buon prosecco per brindare a tutti gli ombrelli taroccati
che aveva venduto in quella giornata primaverile gelida,
umida e variabile.
 tutto suo disse e si diresse verso la porta. La mano dell'uomo
la ferm.
Mi permetta di darle un passaggio fino alla stazione o da
qualche altra parte disse. Si inzupper e, francamente, non
 vestita nel modo adeguato. Ho un'automobile priva di contrassegni.
Non lo sapr nessuno. Inoltre... Guard di nuovo
il caseggiato sul lato opposto della strada, dove abitava il
macellaio. Non credo che adesso andr da nessuna parte,
vero?
Svoltarono l'angolo, camminando a lungo, per circa trecento
metri o anche di pi, mentre lui le teneva l'ombrello sopra la
testa, lasciando scorrere la pioggia sul suo cappuccio nero.
Aveva parcheggiato in una stradina che si dipartiva dal vecchio
macello trasformandosi in quello che sembrava un vicolo di campagna deserto. Una fila di frammenti di terracotta
provenienti dai pendii erbosi del Monte dei Cocci era caduta
in strada, staccata dalla pioggia. La superarono e si avviarono
verso un furgone commerciale bianco, posteggiato da solo vicino
a un paio di grossi bidoni traboccanti della spazzatura
prodotta dai ristoranti e dai locali notturni lungo la via.
Si ferm sul retro.
Non mi ha chiesto di mostrarle il distintivo disse con un
tono di voce brusco e critico. Sa, se dovessi riferirlo a qualcuno,
per esempio al commissario, non farebbe una bella figura.
Mi dispiace.
Si sentiva esausta. Adesso l'uomo aveva spostato l'ombrello
in modo da non coprirla del tutto. La pioggia le scendeva
lungo le gambe, fredde e scoperte. Rosa tremava.
 importante che lei lo veda disse. Tengo le cose dentro.
Non riusciva a pensare luridamente ma aveva l'impressione
che ci fosse qualcosa che non andava.
L'uomo le pos con fermezza una mano sulla schiena e la
spinse verso le portiere. Non c'erano finestrini sul retro. Sulle
fiancate era dipinto qualcosa che non riusc a distinguere. Delle
lettere e un simbolo, tutti color rosso sangue.
Estrasse delle chiavi, armeggi con la maniglia e apr. Poi
spinse Rosa in avanti con il gomito perch guardasse. Rosa
sbatt le palpebre. C'era un uomo l dentro, legato come un tacchino
a Natale, con una specie di straccio intorno alla bocca, le
mani dietro la schiena e le caviglie unite in modo che non
potesse far altro che rotolare invano, senza dire nulla e senza poter
andare da nessuna parte. L'interno del furgone era immacolato,
pulito in modo asettico, e dimenandosi dentro al veicolo,
l'uomo finiva per urtare le casse bianche piene di carne.
Aveva occhi spaventati e familiari. Era il macellaio del mercato.
Rosa lo cap non appena lo vide e rimase stupefatta
quando sent una forte emozione: era arrabbiata con s stessa
per essere stata cos stupida.
Cosa si concede a un condannato? chiese la voce alle sue
spalle, che adesso era diversa. Pi colta. Pi distaccata dall'umano
egoismo che doveva aver chiamato a raccolta per
farla arrivare fin l. Tutto ci che vuole, immagino. Altrimenti
si limita a prenderselo.
Adesso le tremavano le mani mentre cercava di sfilarsi la
borsa dalla spalla per trovare la pistola che aveva nascosto
all'interno. La cinghia si impigli. Poi la mano possente dell'uomo
si avvolse intorno alla tracolla, la strapp, gett borsa
e pistola nel canale di scolo.
Rosa pens di lottare e cerc di ricordare le lezioni di autodifesa
che aveva seguito cos attentamente alla scuola di
addestramento in via Tiburtina, giorno dopo giorno, con le
braccia e le mani doloranti e i lividi che le spuntavano sugli
stinchi. Ma l non si trovava in classe. Quell'uomo era forte,
molto pi possente di quanto lei avrebbe mai potuto essere.
Le sue mani si spostavano dappertutto, afferrando, ferendo
e stringendo. .Mani che sembravano divertirsi per quanto
stavano facendo: la spinsero sul fondo bianco di metallo del
furgone, accanto al macellaio legato, le avvolsero intorno alla
bocca uno straccio che odorava di una sostanza chimica
pungente, le legarono i polsi e le caviglie, immobilizzandola
in pochi istanti con la stessa sicurezza con cui si preparavano
le bestie destinate al macello.
Rosa sollev lo sguardo verso di lui. L'uomo se ne accorse.
Scost il cappuccio. Non era il volto delle fotografie. Non
pi. Giorgio Bramante, in carne e ossa, assomigliava solo vagamente
all'uomo che si era aspettata di vedere. Era pi grigio,
con un colorito pi giallastro e la carnagione di una persona
che si stava consumando dall'interno a causa di una
malattia spietata, come un cancro che lo rodeva inesorabilmente.
Fatta eccezione per gli occhi, che la fissavano ardenti.
Gli occhi erano felici. Bramosi. Divertiti.
...
.
...
Capitolo 21.
...
.
...
Costa ascolt. Pensava di essere diventato disincantato per
questo tipo di dettagli. Si sbagliava. Quanto era accaduto a
Sandro Vignola, se Teresa aveva ragione - ed era difficile pensare
che potesse essersi sbagliata -, era brutale e spietato come
tutto ci che Bramante aveva fatto alle altre vittime. Forse
ancora di pi, e ci indusse Costa a chiedersi se questo caso
fosse in qualche modo diverso.
C'era molto altro lavoro da sbrigare sui resti, che erano stati
gravemente danneggiati dagli assalti degli animali e si erano
decomposti nell'ambiente chiuso, senz'aria e nell'umido
del canale di scolo. Ci sarebbero voluti dei giorni per portare
a termine tutto all'obitorio e degli aiuti esterni, magari da parte
di un laboratorio privato o di quello dei carabinieri. Ma a
Teresa erano gi chiari due fatti: Vignola era stato imbavagliato
- il panno che gli era stato stretto sulla bocca per impedirgli
di chiedere aiuto era ancora al suo posto - e legato, mani e
piedi, in modo che potesse a malapena strisciare.
Legato con cosa? chiese Falcone.
Teresa grid un ordine a un addetto dell'obitorio. L'uomo
arriv con un robusto laccio di nylon, munito di un gancio a
un'estremit. Puzzava.
Su questo punto sto solo tirando a indovinare, disse
ma scommetterei che si tratti dello stesso tipo di laccio usato
nei macelli. Non dimenticate che Bramante ci lavorava
mentre era in prigione. Potrebbe aver portato via un paio di
questi affari quando usciva per il fine settimana. Guard
Peroni come per dire che le dispiaceva. Inoltre, solo per sicurezza,
spezz entrambe le caviglie della vittima. Lo fece
dopo aver assicurato i lacci, quindi, forse, temeva che il suo
piano originale non avrebbe funzionato.
Quale sarebbe stato il piano originale? chiese Peroni.
Leg Sandro Vignola e lo pose nel canale di scolo. Poi ne
chiuse l'estremit con dei mattoni. Non ci sarebbe voluto
molto. Non se sapeva cosa stava facendo. Prima ho chiesto
all'americana...
Indic con un cenno del capo Judith Turnhouse, ancora seduta
sotto la tenda, adesso intenta a parlare pacatamente con
una poliziotta.
Una delle molte specializzazioni di Bramante era l'Archeologia
dei materiali da costruzione. A quanto pare, la sapevano
lunga in proposito, perfino duemila anni fa. Erano in
grado di improvvisare la malta giusta per un ambiente umido.
Sapevano che tipo di materiale scegliere per far s che la
struttura non crollasse dopo un paio d'anni.  quanto fece lui
qui. Leg Sandro Vignola. Si assicur che non potesse emettere
suono. Poi lo mur e lo lasci morire l.
Peroni disse qualcosa di incomprensibile.
Immagino, aggiunse che scopriremo che la causa del decesso
fu la fame. Anche se questo non  di grande aiuto. Non
sono riuscita a scorgere altre ferite evidenti oltre alle caviglie
spezzate. Ecco un'altra cosa che ho saputo dall'americana...
Per un attimo, parve soddisfatta di s. Murare le persone
e lasciarle morire era un modo in cui in certi culti romani punivano
quelli che ritenevano traditori.
Falcone non sembrava minimamente interessato. Costa
fu sorpreso.
Intendi dire che Bramante si sta facendo beffe di loro con
i loro stessi rituali o cosa? chiese.
Teresa indic Di Capua con un pollice.
Non so cosa intendo dire. So solo che il secchione laggi ha
eseguito delle ricerche in rete prima che comparisse questo tipo.
In tutto ci che ha a che fare con Mitra  presente il numero
sette. C'erano sei ragazzi e Giorgio. C'erano sette diversi livelli
gerarchici nel tempio, che andavano dal neofita alla
divinit. Significa qualcosa? Non lo so. Ma ecco cos'ha scoperto:
a ogni livello c' un sacramento, il che, prima che saltiate alle
conclusioni, potrebbe solo significare un dono. Un'offerta.
Oppure potrebbe anche equivalere a un sacrificio. Un animale.
Allora ne uccidevano molti, e non necessariamente per fame.
Oppure potrebbe essere una specie di iniziazione. Una
prova della quale consisteva nell'essere lasciati soli in una
grotta buia e deserta a chiedersi se qualcuno sarebbe mai tornato
a farti uscire.
Assimilarono questa informazione, ancora stupiti.
Sette livelli, sette sacramenti aggiunse Teresa. In base
ai miei calcoli, gliene manca ancora uno.
Non mi interessa molto la storia antica, dottoressa disse
Falcone severamente.
A Giorgio s gli ricord Costa. Era la sua vita. Proprio
come essere padre. Forse i due aspetti non erano affatto separati.
Non le ha detto che era il numero sette?
Falcone lo fiss. Una volta, Costa si sarebbe sentito in soggezione
in sua presenza. Una volta, avrebbe avuto paura di pronunciare
un commento simile. Ma Falcone era cambiato. E anche
lui. E adesso l'ispettore lo stava osservando con un'espressione
curiosa, priva di malanimo e piena, invece, di qualcosa
non molto diverso dall'approvazione.
Un caso complesso non esige necessariamente soluzioni
complesse esclam Falcone. Quindi, questo omicidio si
verific, quando...
Undici anni fa. Teresa si strinse nelle spalle. Mi stupisce
che abbiamo cos tanto su cui lavorare, tra i ratti e l'acqua.
Falcone si accigli, assumendo la sua consueta espressione.
E non c' nulla qui che possa esserci utile oggi? Nessuna
prova scientifica? Sappiamo che  stata opera di Bramante.
Probabilmente, non lo negher quando lo troveremo.
I tre uomini si guardarono l'un l'altro mestamente.
Teresa Lupo schiocc le dita verso Silvio Di Capua.
Se volete pormi una domanda, disse sarebbe gentile
da parte vostra attendere una risposta prima di immergervi
nei vostri abissi personali. Mostraglielo, Silvio.
Di Capua si chin. Aveva in mano una custodia di plastica
trasparente. All'interno si dimenava un grosso verme bianco,
di una specie che Costa non aveva mai visto in vita sua e che
sarebbe stato ben contento di non vedere mai pi.
 una planaria disse Di Capua con fermezza, come se significasse
qualcosa, e indic il canale di scolo.
Teresa picchiett un ditone sulla scatola sorridendo radiosamente
quando la creatura si mosse.
 un verme osserv Peroni.
No lo corresse lei. Silvio ha ragione. E una planaria. Anche
il nostro amico della Ca' d'Ossi ne aveva una. Non proveniva
da l. Non proveniva nemmeno dal macello. Proveniva
da un posto sotterraneo dove Giorgio l'aveva conservata prima
di trasferirla in mezzo a tutti gli altri morti.
 un verme disse Falcone.
La Lupo agit l'indice verso di loro, come un'insegnante
che dimenava un dito in segno di ammonimento prima di rivelare
un segreto.
Un verme molto speciale disse. Ho deciso di chiamarlo...
Bruno. Cosa ne pensate?
...
.
...
Capitolo 22.
...
.
...
L'ambulanza si fece largo nelle strade trafficate della citt,
sbatacchiando violentemente sui ciottoli del centro storico e
contrastando l'ingorgo per raggiungere l'ospedale di San
Giovanni. Il medico della polizia, Foglia, era seduto accanto
al paziente e ignorava i due paramedici, che sembravano affaccendarsi
intorno a Lucio Torchia pi per dovere che per
convinzione.
Falcone occupava il posto di fronte, reggendosi saldamente
durante il percorso senza sottrarsi allo sguardo severo
dell'uomo.
Non  stata opera mia, Patrizio disse alla fine. Risparmia
la tua ira per qualcun altro.
Intendi dire che queste cose capitano nella nostra questura
senza che nessuno se ne accorga? Cosa diavolo sta succedendo,
Leo?
 scomparso un bambino rispose Falcone, e si depresse
quando scopr di parlare come Arturo Messina. In casi simili,
la gente cambia. Giorgio Bramante  un docente universitario
molto rispettato. Chi poteva saperlo?
Allora adesso permettiamo ai genitori di condurre gli interrogatori,
eh? Se li si pu definire in questo modo.
Falcone si strinse nelle spalle.
Se sono genitori come Bramante, s. Cittadini rispettabili
di ceto medio che, immagino, potrebbero fare una telefonata
alla persona giusta se volessero. Non  stata una mia decisione.
Mi ci sono opposto con tutta la forza di cui disponevo. Ma
sono solo un sovrintendente. Non ho avuto l'ultima parola.
Lo rimpiango amaramente. Alla fine ho disobbedito a Messina
e ho posto fine al pestaggio quando ho potuto.
Torchia non si muoveva. Falcone non ne sapeva granch di
medicina. E non voleva nemmeno saperne. Vedeva soltanto i
soliti totem che assodava alla fine della vita: l'ossigeno e le siringhe,
le mascherine e i macchinari, puri e semplici aggeggi
che combattevano una battaglia inutile contro l'inevitabile.
Avresti potuto porvi fine subito disse Foglia accigliandosi.
Probabilmente, no. Messina mi avrebbe semplicemente
cacciato sostituendomi con qualcuno che non avrebbe fatto
nulla comunque.
Avresti potuto riferirlo ai piani alti!
Si sforz di sorridere.
Messina si trova ai piani alti. Ti prego. Siamo amici da cos
tanti anni. Non credere che queste idee non mi siano passate
per la testa.
Foglia sembrava aver gettato la spugna con il ferito, a giudicare
dal modo in cui permetteva ai paramedici di fare ogni
cosa. Ci sorprese Falcone. Era un bravo medico. Un brav'uomo.
Non puoi fare nulla?
A quel punto, il dottore borbott.
Come disse una volta uno dei miei illustri predecessori:
'Non posso sconfiggere la morte.'
Erano amici intimi da molti anni. Quando Falcone era ancora
sposato, di tanto in tanto uscivano in quattro con la moglie
di Foglia, un responsabile dell'amministrazione del teatro lirico.
Forse Messina e quelli come lui non hanno tutti i torti replic
pigramente Falcone, pensando ad alta voce a beneficio
suo e di chiunque altro. Adesso si trovavano nell'ampio rettilineo
di via Labicana, un'arteria medievale dei papi che conduceva
all'imponente chiesa di San Giovanni in Laterano in
cima al colle pi avanti. L'ospedale non distava molto da l.
Quella parte del viaggio di Lucio Torchia stava giungendo al termine.
Cosa? ribatt Foglia, la voce acuta per l'incredulit.
Picchiare un uomo a morte non  del tutto insensato?
Per me non ha senso, ma, come mi ricordano continuamente,
io non sono padre. Tu, Patrizio, s.
Aveva due gemelle incantevoli, che si stavano avvicinando
rapidamente all'et dell'universit. Sapeva che Foglia e sua
moglie sarebbero stati distrutti quando se ne fossero andate di casa.
Immagina che si tratti di Elena o Anna prosegu. Immagina
di saperla ancora viva da qualche parte, ma non per
molto. Si trova sottoterra. Intrappolata, forse di proposito.
Spaventata. Incapace di togliersi dai guai. E questo... individuo
pu dirti dove si trova. Forse.
Nell'ambulanza cal di nuovo il gelo. Falcone lo ignor.
Mettiti in quella situazione, Patrizio prosegu- Non
cerchi vendetta. Non ti importa di nulla se non della bambina.
Se quest'uomo parla, lei pu sopravvivere. Se resta in silenzio, lei morir sicuramente.
Foglia si dimen sulla sedia.
Cosa faresti in circostanze simili? domand Falcone.
Snoccioleresti una parte appropriata del giuramento di Ippocrate,
poi usciresti dalla stanza e inizieresti a fare telefonate
per il preventivo del funerale? Anche se, naturalmente, non
puoi essere certo che ce ne sar uno, perch  molto probabile
che non troveremo mai il corpo e che non saprai mai che ne
 stato del sangue del tuo sangue. Finirai nella tomba con
quel grosso buco nero che ti attanaglier fino alla fine...
Basta! grid Foglia. Basta!
L'ambulanza si ferm vacillando. Un assolo di clacson si
lev all'unisono e riemp l'aria, come una fanfara ironica e
impazzita per il moribondo sulla barella.
Il paramedico pi vecchio, un uomo sui quarant'anni che
fissava la macchina dell'ossigeno come un falco, afferr il tubo
collegato alla maschera di Torchia, attese che la fila all'esterno
si riducesse, poi disse: Gli estorcerei la verit a furia
di botte. Senza ripensamenti. Se pensassi che potesse
servire a qualcosa, soffocherei con l'ossigeno il bastardo pur
di farlo confessare. Cos'altro si pu fare?
E se fosse innocente? chiese Falcone.
Se fosse innocente, si affrett a rispondere il paramedico lo direbbe, no?
Non sempre, pens Falcone. A volte, nel corso di un'indagine,
il comportamento logico e razionale si smarriva. Nei casi
pi estremi, non era affatto insolito che un individuo mentalmente
disturbato si recasse in questura a confessare un
crimine che non aveva mai commesso. Di tanto in tanto, uno
strano senso di colpa spingeva le persone a compiere gesti
estremamente bizzarri e dannosi. Forse Torchia era responsabile
di reati efferati e sinistri che non voleva condividere con
un paio di poliziotti. Non c'erano garanzie che avessero a che
fare con la scomparsa di Alessio Bramante.
Possiamo fare quanto siamo pagati per fare replic Falcone.
Possiamo tentare di scoprire cos' successo, di far diradare
la nebbia. So che non  tanto, ma a volte non possiamo
fare altrimenti. Inoltre, qualcuno ha cercato di estorcergli la
verit picchiandolo e guardate il risultato. Da quanto ho potuto
capire non ha detto nulla di utile. Non sappiamo ancora
dove si trovi il bambino. E questo significa...
Cosa? Non ne era ancora sicuro.
Che forse  davvero innocente. Si trovava nel posto sbagliato
al momento sbagliato, anche se ne dubito. Oppure voleva
che Bramante facesse quello che ha fatto per un motivo.
Gli ha procurato una specie di soddisfazione.
Foglia scosse il capo.
Che motivo poteva avere per fare una cosa simile? chiese.
Falcone si vergogn. Aveva sbagliato a mettere il caso su
un piano cos personale, a inculcare nella testa di Foglia quell'immagine
crudele. Aveva turbato il suo vecchio amico, che
adesso era paonazzo, esasperato e insolitamente confuso.
Ascolta te stesso, Leo.
Non lo so. Davvero, Patrizio. Magari lo sapessi. Esit.
Ha qualche possibilit di sopravvivere?
Entrambi gli uomini, sia il medico che il paramedico pi
anziano, scossero il capo all'unisono.
Riprender conoscenza? chiese Falcone. Mi aggrappavo
alla debole speranza che potesse dire a un estraneo qualcosa
che non voleva rivelare a Giorgio Bramante. Se c'era un motivo
personale che noi non conosciamo, forse avrei una possibilit.
Non rinverr mormor il paramedico, poi apr la portiera
con circospezione e sbirci all'esterno. C'era l'autista, intento
ad accendersi una sigaretta. Ricambi lo sguardo, all'inizio
con aria colpevole, poi sorrise, rivolgendo loro il fugace ghigno
insolente dei romani quando venivano presi in castagna.
Falcone ascolt la breve spiegazione fornita dall'uomo e cap
subito cosa stava succedendo. Si era verificato un incidente
pi avanti sulla strada. Erano bloccati in un ingorgo che
ostruiva il traffico in entrambi i sensi. Ci sarebbe voluto del
tempo - forse pi di un quarto d'ora - prima che riuscissero a raggiungere l'ospedale.
Il paramedico imprec, chiuse la portiera e stratton il
braccio del collega. L'altro era un giovane esile e dall'aspetto
anonimo con una folta chioma di capelli lunghi e biondi. Stava
ancora fissando i quadranti e gli schermi, nervoso, come
se non avesse visto molti morti prima di allora.
Non perdere tempo disse l'uomo pi anziano. Sarei
pronto a scommettere che se ne sar gi andato quando arriveremo
a destinazione. Giusto?
Patrizio Foglia doveva aver visto morire molti uomini e
donne. Tuttavia, in quel momento, c'era qualcosa nel suo
sguardo che Leo Falcone non riconobbe.
Il dottore fiss i monitor collegati a Lucio Torchia, il cui respiro sembrava corto e debole.
Credo di s.
Saresti dovuto restare in questura disse Foglia con una
lieve nota di rimprovero a malapena nascosta nella voce.
Hai a disposizione alcuni studenti, vero?
S convenne Falcone. Ormai, probabilmente tutti. Come
si era aspettato, non erano bravi a nascondersi.
Allora possono dirtelo loro sugger il dottore.
Falcone scosse il capo e guard la figura immobile.
Non dopo quanto  successo. Sono circondati da avvocati.
Non hanno bisogno di dire nulla. Perch dovrebbero? Abbiamo
permesso che uno di loro venisse picchiato a morte nella
nostra stanza degli interrogatori. Possono restare zitti tutto il
tempo che vogliono. Non possiamo nemmeno avvalercene
contro di loro.
Ho bisogno di una sigaretta protest il paramedico pi
anziano. Non ci muoveremo per un po'.
In qualit di medico, mormor Foglia non dovrei dirlo.
Ma vada a fumarsene una. Andate entrambi.
Il paramedico pi giovane parve perplesso.
Non fumo.
Il suo collega scorse qualcosa nell'espressione di Foglia.
Te lo insegno io disse, conducendolo fuori dall'ambulanza.
Falcone rimase seduto l in silenzio.
Foglia diede un'altra occhiata ai monitor.
Sta morendo, Leo. Non c' pi nulla da fare.
Se lo dici tu.
Pensi davvero che avrebbe potuto parlare con te?
Non lo so, Patrizio. Questo caso mi ha fatto capire che, in
realt, so davvero poco.
Foglia si alz e si diresse verso l'armadietto dei medicinali
sulla parete dell'ambulanza, lo apr ed estrasse una siringa,
poi, dopo aver controllato attentamente, una fiala contenente
un farmaco.
Se sar fortunato, forse riuscir a fargli riprendere conoscenza
per un minuto o poco pi. Apprezzerei molto se il
medico legale non lo menzionasse nell'autopsia. Il mio lavoro
mi piace molto ed  di gran lunga meglio della prigione.
Riemp la siringa, prestando attenzione al livello del farmaco.
Allora? chiese Foglia. Non abbiamo tutta la notte. E
nemmeno il ragazzo.
Falcone si sent in imbarazzo.
Che gli succeder?
Probabilmente morir d'infarto nel giro di un quarto
d'ora.
No!
 morto comunque, Leo!
Ho detto no, Patrizio. Stasera ho gi arrestato un uomo
per omicidio. Non fare in modo di essere il secondo.
Rise senza convinzione.
Sono un dottore. Tutti commettiamo degli errori.
Falcone non riusc a credere che stesse succedendo davvero.
Non farlo. Ti prego. Per il tuo bene.
E il bambino?
Falcone cerc di controbattere, ma non trov le parole
adatte.
Appunto prosegu Foglia. In entrambi i casi, stanotte
non riuscir a dormire.
Trov un tratto di pelle chiara tra i lividi sul braccio destro
di Torchia, cerc la vena con la stessa cura professionale che
avrebbe riservato a un paziente nell'ambulatorio della questura,
poi affond l'ago ipodermico nella carne.
Ci volle meno di un minuto. Il petto dello studente sobbalz
quasi al ritmo dei clacson all'esterno. Improvvisamente
apr gli occhi sbattendo le palpebre per ripararsi dalla luce accecante sopra la barella.
Falcone gli si accovacci accanto.
Lucio mormor, scoprendo di avere la gola secca e la voce
distante e irriconoscibile. Dobbiamo trovare il bambino.
Le labbra gonfie e livide di Torchia si mossero, lucide di
sangue e saliva. Non disse nulla. In quel momento, us tutte
le sue energie per concentrarsi sulla luce sovrastante.
Singhiozz, soffoc un colpo di tosse liquida e gutturale e
riusc a voltare il capo di pochissimo nella loro direzione.
Falcone scorse una luce nei suoi occhi. In quel momento,
sembrava lui stesso un bambino: solo, spaventato, confuso, sofferente.
Poi gli sovvenne qualcosa e sul suo volto apparve una certezza
indecifrabile, al che Leo Falcone cap, a dispetto dei
suoi stessi desideri, di essersi sbagliato fin dall'inizio. Torchia
sapeva davvero qualcosa a proposito del bambino, e ancora adesso quel ricordo lo divertiva.
Di' qualcosa lo implor Falcone, pensando che fossero le parole pi fiacche che avesse mai pronunciato in vita sua.
...
.
...
Capitolo 23.
...
.
...
Inconsapevole che una grassa planaria bianca, da poco sezionata
nell'obitorio sottostante, portasse il suo nome, Bruno
Messina era seduto sulla grossa poltrona di pelle del suo ufficio
e sembrava stremato.
Allora, non ci sono novit? chiese, per met infuriato e
per met soddisfatto di poter rivolgere loro quell'accusa.
Costa dovette dare una gomitata al suo capo affinch rispondesse.
L'uomo stava guardando calare la sera fuori dalla
finestra, perso nei suoi pensieri, nei suoi ricordi. Dei vecchi
dettagli del caso Bramante avevano continuato a rientrare
nella conversazione che avevano avuto mentre si recavano in
questura, affiorando nella mente confusa di Falcone come relitti
emersi dalle profondit di un mare torbido. C'era stato un
momento in cui Costa si era chiesto se non sarebbe stato pi
saggio da parte sua abbandonare del tutto il caso per fare spazio
a un uomo pi giovane e sano fisicamente come Bavetti,
l'ispettore che Messina aveva cercato di presentargli quella
stessa mattina. Poi, poco prima che l'automobile venisse parcheggiata
nella tranquilla piazza dietro la stazione di polizia,
Falcone aveva ricevuto una telefonata dalla squadra dei servizi
segreti che aveva seguito i movimenti di Bramante in citt
e, nell'arco di un minuto, aveva sottoposto l'agente subalterno
a una raffica di domande serrate che nessuno sarebbe
riuscito a eguagliare in questura. Il vecchio Leo Falcone era
presente quando ce n'era bisogno. Era solo distratto, per motivi
che Costa non riusciva a capire del tutto.
La squadra era rimasta sulla scena del crimine vicino al
fiume per due ore in tutto. Quando il gruppo torn in questura,
Falcone indisse una riunione con tutti i superiori coinvolti
nel caso, compresi Teresa Lupo e Silvio Di Capua. Era
durata pi di novanta minuti. Adesso erano solo le otto passate,
un'ora in cui cambiavano i turni, quando le indagini in
fase di stallo rischiavano di piombare in una situazione di
stasi, indolenza e, alla fine, disperazione.
Inoltre, aggiunse Messina ha disobbedito ai miei ordini.
Ha lasciato la questura.
Pensavo di essere prigioniero solo di notte ribatt Falcone,
senza il minimo accenno di ironia. Mi scuso per l'equivoco.
Non ho mai...
Messina si arrese esasperato.
Cosa dobbiamo fare, Leo?  passato un altro giorno e tutto
ci che abbiamo  solo un altro cadavere.
Non  del tutto corretto, signore aggiunse Costa. Sappiamo
che Bramante ha cercato di recuperare le sue vecchie
cartine dei siti sotterranei.
Questo restringe il campo disse Messina seccamente.
Sappiamo da Bru... Sappiamo dal verme si corresse Peroni
che abbiamo trovato vicino al fiume che Bramante non
ha tenuto l l'ultima vittima.
Ripeto: restringe il campo.
No, invece obiett Costa. Il verme che Teresa ha estratto
da Toni LaMarca non  inserito in nessun database. Ci significa
che sappiamo dove Bramante non l'ha nascosto prima
di portare il corpo alla Ca' d'Ossi.
Ditemi qualcosa che sapete!
Naturalmente ribatt Falcone, assumendo il controllo
della conversazione e scoccando a Costa uno sguardo che diceva:
"Adesso tocca a me". Ci sono circa centocinquanta siti
archeologici sotterranei registrati nei quali, secondo La Sapienza,
non risultano esserci planarie. Il dipartimento di Archeologia
dell'universit ne ha altri quarantatre che non sono
registrati ufficialmente ma che sono stati visitati da
Bramante quando lavorava. Ci significa che potrebbe aver
usato uno qualsiasi di essi, oppure potrebbe essersi recato in
un posto completamente diverso.
Potrebbero volerci degli anni!
Falcone rise.
No. Un paio di giorni al massimo, penso. Potremmo iniziare
adesso, ma con il buio... scapperebbe non appena sentisse
qualcosa. Ovunque sia, lui conosce bene il posto e noi
no. Quando manderemo degli uomini, avremo bisogno di
appostare una squadra alle uscite. Inoltre, abbiamo altro lavoro
da sbrigare.
Bruno Messina sospir.
Quasi duecento siti...
Quella  la cifra totale, lo interruppe Costa ma si sta riducendo
di continuo. Possiamo escluderne alcuni perch
non si trovano in prossimit di un corso d'acqua, quindi  altamente
improbabile che ospitino una colonia di planarie.
Inoltre, dovremmo dare per scontato che si trovi ragionevolmente
vicino all'Aventino.  la zona che conosce meglio. Ha
portato il corpo di LaMarca fino alla Ca' d'Ossi usando
un'automobile rubata. L'abbiamo trovata oggi pomeriggio
nei pressi del Circo Massimo. Nel portabagagli c' il sangue
di LaMarca. In questo caso Bramante ha corso un rischio non
da poco. Un uomo intelligente preferirebbe ridurlo al minimo.
Non dovrebbe trovarsi lontano. Domani, dalle sette in
poi, inizieremo a cercarlo partendo dalla Ca' d'Ossi.
Messina era sul punto di esplodere.
 ridicolo. Quante ricerche riuscirete a compiere in un
giorno? Dieci? Quindici? Potreste mandare degli uomini l
fuori adesso.
Gliel'ho gi detto. Falcone scosse il capo. Al buio sarebbe
controproducente. Inoltre, sulla lista di Bramante non
 rimasto nessun altro oltre a me. Anch'io vorrei che tutto
questo finisse il pi presto possibile ma, se vogliamo essere
realistici, non c' fretta. Se non l'avr acciuffato prima che
scada il mio tempo, passer tutto a Bavetti. Potr prendersene
lui il merito. Non mi importa. E fece una pausa per fargli
recepire il messaggio, che gli sembrava importante non dovremmo
cadere nella trappola di agire prima di pensare. 
gi successo troppe volte nel caso Bramante. E quasi come se
se l'aspettasse da noi.
Se quella  una critica rivolta a mio padre, Falcone...
No, no, no.
L'ispettore parve scontento, pi di s stesso che di chiunque
altro. Quando Costa lo confront con Peroni, gli risult
difficile credere che quei due uomini avessero pi o meno la
stessa et. Gianni aveva trovato qualcosa negli ultimi diciotto
mesi: una nuova vita e un nuovo amore con Teresa, che lo
avevano rinvigorito, dando colore ai suoi lineamenti sciupati
da contadino e slancio ai suoi passi. Falcone era rimasto
gravemente ferito in servizio, trauma dal quale non si era
ancora ripreso completamente, sia dal punto di vista fisico che
mentale.
In quel momento, un pensiero fortuito sfior la mente di
Costa: e se non fosse mai pi tornato del tutto quello di prima?
Come avrebbe fatto Falcone, un uomo dalla schietta e spietata
consapevolezza di s, ad affrontare quella circostanza?
Non riguarda suo padre insistette l'ispettore. O me. O
nessuno dei presenti. Riguarda Giorgio Bramante e suo figlio.
Suo figlio pi di qualsiasi altra cosa. La situazione  la
stessa di quattordici anni fa. Se riuscissimo a scoprire cos'
successo al bambino, tutto questo finirebbe. Se oggi ci fosse
stato Alessio in quel posto orribile vicino al fiume, stasera
Bramante sarebbe entrato in questura per costituirsi. Ne sono
convinto.
Il caso si sarebbe chiuso con un lieto fine disse Messina,
e annu, in segno di assenso. Potrebbe aver ragione.
La prego di non usare quel luogo comune con me si affrett
a dire Falcone, facendo avvampare il volto collerico di
Messina. Forse non sar padre, ma sicuramente capisco
una cosa. Quando si perde un figlio non ci pu essere nessun
lieto fine. E una leggenda, un'invenzione dei mezzi di informazione
che ci fa comodo sfruttare per dormire la notte. La
prossima volta mi chieder di "voltare pagina"...
Pu darsi sbott Messina. Bavetti le sta alle calcagna,
Leo.
Bene. Mi piace la competizione. Se troviamo il bambino
e scopriamo cosa gli  accaduto, Giorgio Bramante si costituir
perch avr perso il suo attuale sprone. A questo punto
la sua rabbia sembrerebbe diretta unicamente contro di me,
anche se non riesco ancora a capire perch. Se scoprissimo
che sorte ha subito il bambino, lo priveremmo del motivo di
quella rabbia, soppiantandolo con ci che avrebbe dovuto
esserci fin dall'inizio ma che, per qualche motivo, non c' mai
stato: la reazione naturale di un padre. Dolore. Cordoglio. Il
tipo di accettazione rassegnata e amara di cui siamo gi stati
testimoni in altri casi.
Messina sbuff.
Non mi ero reso conto che si intendesse di psicologia.
Nemmeno io fino a poco tempo fa ribatt Falcone. Magari
l'avessi scoperto prima. Ma che ci vuole fare. Allora, si
appoggi allo schienale della sedia, distese le gambe lunghe e
chiuse gli occhi stamattina ha detto che avevamo ancora
quarantott'ore.
Stamattina mi ha messo con le spalle al muro replic
Messina offeso.
Mi dispiace, commissario. Sul serio. Il nostro rapporto
non  partito con il piede giusto, vero? Immagino che, date le
circostanze, sia inevitabile. Lei mi incolpa di quanto accadde
quattordici anni fa. A dire il vero, anche Giorgio Bramante.
Non voglio altre sorprese sottoline Messina, reagendo
con irritazione a quell'idea. N altre gite fuori dalla questura.
N imprese inutili.
Falcone spalanc le braccia in segno di protesta.
Le ho detto che  stato un equivoco.
Bruno Messina trasse un respiro profondo e angosciato.
Molto bene concesse. Non andrete da nessuna parte.
Nessuno di voi. Non fino all'alba. Se entro gioved non scoprirete
nulla, il caso passer a Bavetti. Per un po' voi tre potete
scomparire dalla mia vista. Tutto va cos liscio senza voi intorno.
Chiss perch...
Falcone si rialz a fatica, appoggiandosi per un attimo alla
scrivania, poi moll la presa, reggendosi in piedi da solo. Costa
soffoc l'impulso di aiutarlo. Stava dimostrando qualcosa.
Tenendo sollevata la testa calva dal profilo aquilino, fiss ciascuno di loro a turno con gli occhi vispi. Sembrava stanco. Ma,
d'altro canto, probabilmente lo sembravano tutti. Una parte
del vecchio Falcone era ancora presente. Una buona parte.
Forse non sta guardando abbastanza attentamente sugger l'ispettore.
Messina gli scocc un'occhiata furibonda.
Non sfidi la sorte disse in tono minaccioso. Non  poi cos propizia al momento, vero?
Un giorno ribad l'ispettore. Non chiedo altro. Le consegner Giorgio Bramante. schiocc le dita verso Costa e Peroni, poi indic la porta   una promessa.
I tre rimasero all'esterno, accanto alla finestra del corridoio a breve distanza dall'ufficio di Messina, felici di trovarsi lontano da lui.
Come faremo di preciso? chiese Peroni.
Non ricevette nessuna risposta. Falcone stava percorrendo il corridoio a passo pesante con un'andatura goffa, senza neanche voltarsi.
...
.
...
Capitolo 24.
...
.
...
Avevano svoltato rapidamente in via Galvani e parcheggiato
da qualche parte; forse, ipotizz lei, in uno dei vicoli
ciechi deserti sul lato opposto del Monte dei Cocci. Non c'era
via d'uscita. Bramante aveva girato intorno al furgone fino a
raggiungerne il retro, aveva sferrato un pugno sul volto del
macellaio quando aveva cercato di opporre resistenza, poi li
aveva legati insieme con una corda per alpinismo spessa e
resistente. Quindi era scomparso per ore. La donna aveva visto
spegnersi la luce del giorno nei finestrini anteriori del furgone
quando era scesa la notte e aveva cercato un modo per
comunicare con l'uomo sudato e terrorizzato al quale era
stata assicurata. Fu impossibile. Alla fine l'aveva convinto ad
aiutarla a prendere a calci le pareti del furgone senza interruzione,
tuttavia non arriv nessuno. Finch Bramante non torn, spalanc infuriato le portiere e prese di nuovo a pugni il macellaio.
Dopodich Bramante sal sul sedile anteriore e guid per
non pi di dieci minuti, su per il colle - l'Aventino, non poteva
trattarsi di nessun altro posto -, poi lungo una strada tortuosa,
senza traffico, avanzando cos rapidamente che i due
rotolarono sul retro, urtando l'uno contro l'altra, abbastanza
vicini perch lei potesse vedere il terrore devastante negli occhi
del suo compagno prigioniero. Il veicolo si ferm di colpo.
Le portiere si spalancarono. Per un attimo - non vide nient'altro
che le luci lontane di un tram, il numero 3, non poteva essere
nessun altro - si ritrovarono all'esterno, prima di venire
trascinati lungo un sentiero di pietra, cadendo, inciampando
sui sassi duri e sull'erba fredda e umida, e di imboccare un
passaggio fetido che puzzava di vecchio e di fogne lontane.
Quando andava a scuola, aveva partecipato a una gita storica:
avevano visitato le catacombe da qualche parte sulla via
Appia. Avevano quell'odore, un fetore forte e penetrante, biologico
e terroso, probabilmente vecchio di secoli.
Rosa Prabakaran odiava le catacombe, anche se non lo dava
a vedere. Le sembrava di essere intrappolata in una tomba.
Alla fine, incalzati dai piedi e dai pugni di Bramante, si ritrovarono
in una stanza sotterranea. Non vasta. E nemmeno
del tutto coperta, perch in parte era esposta all'aria notturna
e lasciava entrare una pioggerellina lieve che scendeva
da un cielo scuro e vellutato in cui le stelle erano a malapena visibili.
C'erano stanze che si dipartivano da questo vestibolo principale,
protette da cancelli di ferro moderni, progettati per tener lontani gli intrusi.
Bramante gir la chiave della cella a destra, apr la porta ed estrasse un grosso coltello a serramanico.
Il macellaio piagnucol e fiss l'arma con orrore. Bramante
tagli la corda di netto, poi spinse l'uomo all'interno con un
calcio violento alla schiena. Quello cadde a terra come un fagotto
dolorante. La porta gli si chiuse dietro sferragliando.
Rosa chiuse gli occhi e si ritrov a chiedersi cosa significasse
tutto ci, poi cerc subito di bloccare sul nascere i suoi stessi pensieri.
Bramante la spinse nella stanza adiacente, chiuse la porta
dietro di s e gir la chiave. Not che ne aveva un intero mazzo.
Diverse, appese a una catena, del tipo usato dai secondini.
O da un archeologo, che tornava nei suoi vecchi rifugi.
La sospinse di nuovo in avanti finch non si ritrovarono all'altra
estremit della stanza, poi prese da terra una grossa
lanterna elettrica e accese la luce. Un ampio raggio giallo illumin
quella che sembrava una grotta, con pareti di mattoni
che aderivano alla roccia e alla terra circostanti. Un angolo era
esposto al luminoso cielo notturno. Un chiarore fioco prodotto
da una lampadina artificiale si univa alla luce delle stelle e
di una luna invisibile l fuori. Un uomo o una donna in
superficie avrebbero potuto vederli dalla giusta posizione, pensiero
che non le diede alcun conforto, dal momento che doveva
essersene reso conto anche Bramante.
Dovevano trovarsi in una zona centrale, tuttavia sufficientemente
isolata perch lui non potesse essere scovato. Rosa si
lambicc il cervello per localizzare un posto simile nel cuore
di Roma. Adesso che ci pensava, ce n'erano decine, forse centinaia.
Scavi abbandonati, vecchi siti archeologia che non
avevano mai avuto la capacit di attrarre abbastanza turisti
da rimanere aperti. La citt era un alveare di aree antiche, alcune
in superficie, molte altre sotto la terra umida e buia.
Senza dubbio, Giorgio Bramante le conosceva tutte.
Le si avvicin e si ferm subito dietro di lei, posandole il palmo
di una grossa mano forte sullo stomaco. Il suo volto le si accost
furtivamente e il suo respiro, caldo e impaziente, le palpit
nell'orecchio.
Poi con l'altra mano sollev la lama, gliela fece balenare davanti
agli occhi e gliela premette sulla guancia. Era gelida e
umida, e Rosa percep il bordo affilato del metallo sulla pelle.
La punta si imbatt nell'angolo del bavaglio, lo sollev e tagli
il tessuto. Il laccio cadde e la donna si sent soffocare,
troppo spaventata per dire qualcosa, conscia che Bramante
aveva ancora in mano la corda e che era un uomo intelligente,
che non le avrebbe mai restituito il dono della parola se
avesse potuto esserle in qualche modo utile.
Sai che posto  questo, Rosa? sussurr.
Non mi chiami in quel modo disse quando non si sent
pi soffocare, sforzandosi di assumere un tono di voce fermo
e pacato, che non lasciasse trasparire la paura che provava.
Sei una donna piena di amor proprio mormor.  importante.
Allora, di nuovo, sai che posto  questo, agente Prabakaran?
Un...
Si ritrasse, infreddolita negli stupidi indumenti leggeri
che aveva scelto.
Ce l'aveva duro. Rosa ne sent la pressione smaniosa mentre
la teneva stretta.
...tempio.
Bravissima disse e, fortunatamente, allent appena la
presa.
Giorgio Bramante estrasse dalla giacca una torcia tascabile
e proiett la luce sull'oggetto davanti a loro, colmando le lacune
lasciate dalla luce gialla della lanterna. Era un altare, lungo
forse cinque metri e largo due, con una superficie di pietra ancora
liscia e piatta.
Come un tavolo. O un duro letto di pietra. C'era qualcosa
inciso sopra. Bramante not che ci aveva attirato l'attenzione
della donna. La spinse in avanti.
Lo vedi? le chiese, con un'imperscrutabile nota aspra,
permeata di tristezza, nelle sue parole.
Incisa sul davanti dell'altare c'era la sagoma muscolosa e
allungata di una creatura atterrata da una figura corpulenta
che portava un elmetto alato e teneva stretta nella mano destra
una spada corta. Il muso dell'animale era distorto: aveva
gli occhi sporgenti e le narici dilatate, come un essere vivente
che si batteva per non morire. Le sovvenne qualcosa. Era
simile alle statue del vecchio mattatoio del Testaccio. Solo
che qui l'immagine era pi complessa. Un cane stava leccando
il sangue che fluiva dalla gola dell'animale. Uno scorpione
suggeva avidamente il suo pene eretto. Era una scena bizzarra
uscita da un incubo realistico.
 assurdo mormor, e chiuse gli occhi perch l'uomo
stava respirando di nuovo rumorosamente, come una bestia
lui stesso, attirandola a s e avvicinando la sua testa al proprio
corpo fino ad affondarle la bocca tra i capelli, il torace avvinghiato contro le curve della sua schiena.
L'uomo guard l'altare e le figure che vi erano rappresentate sopra.
Un uomo  Mitra o  il toro sussurr Giorgio Bramante.
Il donatore o il dono. Al di fuori di ci non  nulla.
La donna scorse per un attimo il suo viso e se ne pent subito.
I suoi occhi non erano del tutto umani. Erano spenti. O
privi di umanit. Non sapeva quale delle due ipotesi.
Le si premette ancor pi contro, adesso spingendo cos
forte da farle male e soffi con desiderio: Ho trascorso cos
tanto tempo in prigione. Senza donne. Senza piacere. Senza conforto...
Rosa chiuse gli occhi e cerc di ricordare quanto dicevano
a tutte le donne dell'arma a proposito di situazioni simili. Solo una parola le era rimasta impressa. Sopravvivere.
...
.
...
Capitolo 25.
...
.
...
Qualsiasi farmaco Foglia avesse somministrato a Lucio
Torchia parve scorrere velocemente nel sistema circolatorio
del giovane studente, come un'iniezione mortale di adrenalina.
Era sdraiato l, teso, rigido, con gli occhi spalancati, acutamente
vigile, e percepiva i loro volti e il frastuono del traffico
all'esterno: i clacson e le voci arrabbiate tipici di una normale
serata in via Labicana. Che rumori prosaici per accompagnare
la fine di una vita umana!
Falcone rimase sbalordito quando scopr che quei suoni
erano ancora l, quattordici anni dopo il fatto, vividi nella sua
mente, cos reali da sentirli. E anche il volto di Lucio Torchia:
lo shock misto a qualcosa di non dissimile dal divertimento.
Il volto di un uomo colpevole, Falcone l'aveva capito subito.
Un uomo colpevole che, per giunta, non era dell'umore di essere
d'aiuto in punto di morte.
Di' qualcosa.
Adesso Falcone pronunciava quelle stesse parole muovendo
solo le labbra senza emettere suoni, da solo nel suo ufficio,
mentre cercava di riordinare i pensieri com'era solito fare con
estrema facilit. Tutto stava diventando pi difficile e non era
solo per le sue ferite. Stava iniziando a sentirsi vecchio. Prima
ancora che gli sparassero a Venezia, aveva superato un punto
invisibile della sua vita, un momento di profondo cambiamento,
quando tutte le sue capacit del passato si erano limitate
a sedimentare dentro di lui e a restare l, aggrappate, nella
speranza di resistere al passare degli anni. Se avessero trovato
Bramante il giorno seguente, Messina lo avrebbe tenuto
ancora sotto tiro. Adesso sapeva che non ci sarebbero stati n
nuovi talenti n ulteriori sfide. Si stava avvicinando il momento
in cui avrebbe dovuto passare le redini a una nuova
generazione. Un giorno, a Nic Costa, o cos sperava. Escludendo
una specie di miracolo, solo le attivit secondarie attendevano
Leo Falcone: l'amministrazione o un altro ramo
della burocrazia prima dell'inevitabile pensionamento. Questa
parte della sua vita stava per finire, e lui non aveva idea di
cosa avrebbe potuto sostituirla.
O come avrebbe potuto affrontare quel compito senza
mettere il caso attuale in una specie di scompartimento che
avrebbe potuto etichettare come "risolto". Aveva aggredito
verbalmente Messina perch aveva usato l'espressione sgradevole
"lieto fine", forse ingiustamente, perch una parte di
Falcone voleva davvero chiudere quell'indagine una volta
per tutte. Non voleva solo che Bramante tornasse in prigione,
ma anche che venisse scoperto il destino del bambino. Credeva,
con tutto l'istinto sviluppato in trent'anni di lavoro in polizia,
che le due cose fossero inseparabili.
La sua mente torn di nuovo all'ambulanza. Tutto in quegli
ultimi momenti era estremamente confuso. Era stato difficile
cogliere le ultime parole mormorate da Torchia.
Con riluttanza, poich sapeva che ci gli avrebbe causato
dolore, prese la rubrica e trov il numero di Foglia. Il dottore
aveva lasciato il lavoro in questura sei mesi dopo il caso Bramante.
Entrambi gli uomini sapevano perch, anche se non
ne avevano mai parlato. Falcone sapeva che Foglia non sarebbe
mai riuscito a sopportare le conseguenze di quanto aveva
fatto, tanto pi perch non erano mai state portate alla luce. Il
predecessore di Teresa Lupo all'obitorio aveva tranquillamente
trascurato qualsiasi sostanza avesse trovato nel sangue
di Torchia: un atto di negligenza intenzionale che Falcone sapeva
di non potersi mai aspettare da lei. Quindi, il miglior
medico della questura con cui Falcone avesse mai lavorato
and anticipatamente in pensione e, quando le figlie lasciarono
il nido per frequentare l'universit, abbandon per sempre
Roma, la sua citt natale, per trasferirsi a Sant'Antioco,
un'isoletta poco frequentata al largo della costa occidentale
della Sardegna, un posto che, a Falcone, sembrava dire: "Non venire a trovarmi."
Tuttavia ci era andato, circa cinque o sei anni prima, e aveva
trascorso qualche giorno tranquillo a osservare il mare dalla
grande villa della coppia al di sopra di un modesto villaggio
turistico, scambiando convenevoli senza mai parlare di lavoro.
Era ora di dire basta.
Falcone compose il numero, attese, poi ud la voce familiare
di Foglia. Sembrava invecchiato. Un po' pi posato di quanto
ricordasse Falcone. Dopo le scuse e i brevi scambi di novit,
il medico in pensione trasse un profondo respiro ed esclam:
So perch mi hai telefonato, Leo. Non hai bisogno di menare il can per l'aia.
Quattordici anni prima, il caso Bramante era in prima pagina
su tutti i giornali. Adesso ci era tornato di nuovo, con pi clamore che mai.
Se avessi un'alternativa, Patrizio...
Mio dio, devi essere disperato se hai bisogno di uno come me.
Sono solo...
Foglia ci aveva visto giusto. Era disperato.
Cosa vuoi? domand la voce all'altro capo del telefono.
Se cerchi una vacanza gratis, ci piacerebbe molto vederti.
Vieni pure. A maggio o giugno quando ci sono i tonni nuovi.
Ti insegner a pescare. A rilassarti.
Ti prendo in parola promise Falcone.
No, non lo farai. Ti fa sentire bene sapere che avevi ragione
a proposito di Giorgio Bramante? Che  sempre stato una
specie di animale?
Nient'affatto rispose sinceramente. Avrei preferito con
tutta l'anima essermi sbagliato. Avrei preferito che, appena
uscito di prigione, fosse tornato a svolgere un tranquillo incarico
accademico da qualche parte gettandosi il passato alle
spalle.
Ma non ha potuto, vero? Non senza sapere la verit.
No.
Falcone si ricord con precisione le parole di Torchia in
punto di morte sul retro dell'ambulanza, nella cacofonia dei
clacson e delle voci arrabbiate all'esterno. Allora non avevano
senso. E nemmeno adesso.
Devi aver visto morire parecchie persone, Patrizio. Ha
importanza ci che dicono?
Di rado. Ho sentito un vecchio meschino con i pugni serrati
dire alla moglie di spegnere la luce dopo. Quelle s che
erano parole memorabili!
E Lucio Torchia?
Ci fu una pausa.
Meglio una bella bugia che una brutta verit.
Erano proprio le parole che ricordava Falcone, scandite
dal moribondo Torchia, enfatizzate da una specie di risata
ironica e strozzata.
Nella migliore delle ipotesi,  un vecchio proverbio
esclam Foglia. Mi sembrano le parole di un attore in punto
di morte, di qualcuno che continua a fare un gioco mentale
fino all'ultimo. Hai idea di cosa volesse dire?
La bella bugia riguardava sicuramente Giorgio Bramante.
L'idea che lo considerassimo una specie di figura paterna
amorevole.
E la brutta verit?
Mi prendi in castagna.
Ci fu una pausa imbarazzante. Falcone non aveva idea di
cosa significasse.
Un giorno verrai a trovarci di nuovo, Leo, vero? Qui  meraviglioso
in primavera. Gradiremmo entrambi la tua compagnia.
Certo. Non ricordi nient'altro? Ci fu un momento...
Quando Torchia aveva chiuso di nuovo gli occhi, mentre
l'effetto della medicina sembrava sul punto di esaurirsi, Falcone,
infuriato e disperato, aveva spalancato i portelloni dell'ambulanza
e aveva gridato ai due paramedici che si trovavano l
fuori di farsi largo in qualche modo, in qualsiasi modo, tra la
marea di automobili, autobus e furgoni che ostruivano via Labicana.
Era una debole speranza, ma forse gli erano sfuggite
alcune parole.
Non disse nient'altro. Mi dispiace.
No. Sono io quello che dovrebbe scusarsi. Non avrei mai
dovuto tirare di nuovo in ballo questa storia con te. Non 
giusto.
Cal di nuovo il silenzio. Un pensiero tormentava Leo Falcone.
Patrizio Foglia aveva sicuramente un segreto che gli
pesava sulla coscienza.
C' qualcosa che non ho mai saputo, vero? chiese.
Foglia sospir.
Oddio. Perch questa storia deve continuare a saltar fuori?
Perch quell'uomo non si limita a piangere suo figlio e a rifarsi
una vita? O a puntarsi una pistola alla tempia tanto per
cambiare?
Dimmi ci che sai. Ti prego.
Non avrebbe mai potuto prevedere, nemmeno tra un milione
di anni, quanto ud in seguito.
Mi interessai personalmente all'autopsia disse piano
Foglia. Ne avevo un buon motivo, come sai.
E...?
C'erano prove evidenti che quel giorno Torchia avesse
avuto un rapporto anale. Violento. C'erano tracce di sangue e
lividi. Si tratt di... un rapporto completo. Forse di uno stupro.
O una pratica sadomaso. Non sono un esperto in materia.
La mente di Falcone si annebbi. Senza pensarci, disse:
Quei ragazzi si trovavano laggi in quelle grotte per una
specie di rito. Facevano uso di droghe. Immagino che non dovremmo
esserne sorpresi.
Ud Foglia trarre un lungo respiro doloroso all'altro capo
del telefono.
Non accadde nelle grotte, Leo. Le prove erano evidenti,
recenti e incontrovertibili. Avvenne appena prima che morisse.
In questura. Nella cella in cui lo interrogaste tu, Messina
e Giorgio Bramante.
La vista di Falcone si vel. Trattenne il respiro.
E non lo dicesti a nessuno? chiese incredulo.
Chiesi al medico legale di ometterlo dal referto. Fu... compiacente.
La questura era gi abbastanza nei guai. Volevi davvero
che scoppiasse un altro scandalo a tuo carico? Sia che
fosse stato Bramante, o Messina... O che fossi stato tu... In
qualsiasi caso, la faccenda ci si sarebbe ritorta contro. Inoltre,
a cosa sarebbe potuto servire? Torchia era morto. Bramante
era in stato d'arresto. Avevate il vostro colpevole.
Il bambino! esclam Falcone, conscio di aver gridato al
telefono e incapace di trattenersi. Che mi dici del bambino?
Se l'avessi saputo...
Quelli erano gli albori del DNA. Sicuramente avrebbero anche
potuto identificare Bramante come il violentatore, e ci
avrebbe cambiato completamente il corso delle indagini.
E poi? chiese Foglia bruscamente. Dimmelo, Leo. Mi
piacerebbe saperlo.
Poi, forse...
Non riusc a improvvisare una risposta. L'unica cosa che
contava era che l'avevano privato di un'informazione che sarebbe
stata sicuramente utile se solo avesse potuto comprenderne
il significato.
Mi dispiace disse Foglia. Volevo mettere fine alla faccenda.
Lo volevamo tutti. Magari...
Buonanotte grid Falcone, poi riagganci sbattendo la
cornetta.
Rimase seduto da solo, con la testa tra le mani, senza badare
a cos'avrebbe pensato in quel momento chiunque
l'avesse visto in quello stato passando davanti al suo ufficio.
Era quella la brutta verit? Il fatto che Giorgio Bramante
non fosse solo un padre distratto, ma anche un uomo attanagliato
da un lato oscuro e segreto della sua natura? Se era cos,
la moglie, con i suoi comportamenti autolesionistici e il bisogno
compulsivo di dipingere in continuazione il figlio
scomparso, doveva saperlo sicuramente.
Imprec quando gli sovvenne un'altra cosa. Non aveva ancora
cercato il rapporto della poliziotta indiana che aveva incaricato
di seguire Beatrice Bramante per tutto il giorno.
Falcone digit sul computer il nome "Prabakaran".
Non apparve nulla al di fuori delle ricerche della sera prima.
I novellini...
Ormai doveva essere a casa. Si lasci sfuggire di bocca
un'imprecazione, poi cerc il suo numero di cellulare, prese il
telefono e lo compose, preparandosi per la conversazione che
sarebbe seguita, nel corso della quale avrebbe ricordato alla
sottoposta che nessun membro della sua squadra smontava
mai dal servizio senza inviare un rapporto.
Il telefono squill tre volte. Rispose una voce maschile.
Vorrei parlare con l'agente Prabakaran disse con impazienza.
Poi aggiunse: Sono l'ispettore Falcone.
Ci fu una pausa.
Leo, rispose una voce fredda e divertita cosa l'ha trattenuta?
...
.
...
Capitolo 26.
...
.
...
In una stanza piena di cartine Peroni stava cercando di individuare
i possibili nascondigli sotterranei di Bramante in
compagnia del fanatico dei vermi e di due studenti di archeologia
scovati dalla squadra dei servizi speciali. Quindi, Costa
trov un angolo tranquillo nell'ufficio e telefon a Orvieto. La
voce di Emily sembrava distante, priva del timbro caldo e sicuro
di s che aveva imparato ad aspettarsi. Si trovava solo a
poche ore di automobile ma sembrava fosse dall'altro lato del
pianeta. Gli altri stavano cenando mentre Emily era sola nella
sua stanza a riposare. Non era da lei.
Cosa c' che non va? chiese.
Nulla.  solo che non avevo voglia di compagnia. Inoltre,
mi fa soffrire vedere gli altri godersi del buon vino quando io
non posso unirmi a loro.
Come stai?
Ci fu una pausa. Era una cosa nuova per entrambi. I medici
le avevano detto che avrebbe dovuto aspettarsi di sentirsi
stanca, forse depressa di tanto in tanto. Tuttavia, non aveva
nessuno con cui condividere quelle sensazioni. Raffaela non
sapeva nulla di maternit. Arturo Messina, che era stato per
lei una straordinaria fonte di sostegno in assenza di Costa,
faceva quel che poteva, ma era comunque un estraneo.
Forse domani andr da un medico ammise alla fine. Si
tratta di una cosa da nulla.
Puoi andarci stasera si affrett a ribattere lui. Perch
aspettare?
Perch so cosa dir. Sospirer e penser: ecco un'altra madre
alla prima esperienza in preda al panico. Solo perch per
lei  una novit. Nient'altro. I bambini vengono al mondo in
continuazione.
Non gli dar alcun fastidio.  a questo che servono i dottori.
No disse Emily con fermezza. Servono a curare i malati.
Andr da un medico domani mattina, solo per rassicurare
entrambi. Non ho davvero motivo di pensare che ci sia qualcosa
che non va. Mi sento solo un po' abbattuta. Tutto qui.
Costa non insistette. Ormai la conosceva abbastanza bene
da non controbattere.
Quando ci vedremo? gli chiese.
Messina ci ha concesso un altro giorno. Dopodich, se Bramante
sar ancora a piede libero, Falcone passer il caso a Bavetti.
Ce ne andremo tutti e tre dalla questura. Non abbiamo
l'approvazione di Messina. Non assomiglia molto al padre.
No replic lei, e Costa avvert una nota di tristezza nella
sua voce. C' una certa freddezza tra quei due e non riesco
proprio a capire perch. I padri e i figli. Pensavo che tra
loro ci fosse un tipo di legame speciale che le donne dovrebbero
invidiare. Loro non sembrano avere nessun rapporto.
Costa pens alla sua stessa famiglia, alle difficolt costanti
e insormontabili che aveva avuto con il padre, quasi fino
alla fine, quando si trovava su una sedia a rotelle, ferito a sua
volta, e la loro fragilit aveva portato a una riconciliazione
dolorosa e liberatoria che continuava a pungolarlo come un
ago fastidioso quando veniva assalito dai ricordi. Avevano
sprecato entrambi tantissimo tempo in liti stupide. Marco
Costa non aveva mai reso la vita semplice a nessuno, n a s
stesso n tantomeno al sangue del suo sangue.
 solo l'ennesima leggenda mormor.
Emily aspett un attimo, poi disse: Non  vero. Non ho
mai conosciuto tuo padre. Mi sarebbe piaciuto davvero molto.
In ogni caso, di tanto in tanto vedo qualcun altro nei tuoi
occhi e so che deve essere lui. Voi due avevate un legame che
non  mai esistito tra me e mio padre. N tra me e mia madre.
E non riguarda solo te. L'ho gi notato in precedenza.  una
faccenda da uomini. Penso...
Ci fu un'altra pausa, pi lunga, che gli lasci intendere che
Emily non sapeva se fosse il caso di proseguire.
Cosa pensi?
In un certo senso, una volta che si diventa padri, ci si sente
in colpa se si ha l'impressione di vivere solo nel presente.
Quando un uomo ha un figlio, sviluppa un senso del dovere
che gli dice che verr un giorno in cui passer il testimone.
Da una generazione all'altra. Ed  questo ci che vi fa impazzire
a proposito del caso. Non il bambino scomparso, o piuttosto
non solo il bambino scomparso. Vedete un mondo in
cui tutto ci  stato spazzato via. Una specie di legame sacro
che  stato infranto. Perfino Leo...
Leo non ha figli!
Nemmeno tu. Ma avevate entrambi dei padri. L'hai mai
sentito nominare il suo?
No.
Lo sguardo di Costa si spost sull'ufficio con le pareti di
vetro dal lato opposto della stanza, dove Falcone stava ancora
lavorando, pallido in volto. Erano le undici passate. Sembrava
che sarebbe potuto andare avanti per ore.
Se vuoi discutere del caso, prosegu Emily non mi disturba.
Davvero. Fa' pure.
Non ho nient'altro da dirti. Domani pensiamo di poter
iniziare a ridurre i possibili nascondigli di Bramante.  solo
un'operazione di routine: vaglieremo le alternative ed elimineremo
ci che potremo finch non troveremo qualcosa. Per
quanto riguarda Alessio...
L'ombra del bambino scomparso incombeva su tutto come
un fantasma. Senza dirlo a nessuno, nelle prime ore della
sera, durante la pausa, Costa si era spinto in automobile fino
alla chiesetta del Sacro Cuore a Prati e aveva parlato con
il custode, un brav'uomo spaventato e sconcertato dall'accaduto.
Aveva parlato con l'agente in borghese addetto alla vigilanza
che si trovava all'esterno per ordine di Falcone e si
era convinto che probabilmente Bramante non si era mai avvicinato
a quel posto per tutto il giorno. Poi era tornato in
chiesa, era entrato nella stanzetta dallo strano nome ultraterreno,
il Piccolo museo del purgatorio, aveva guardato gli oggetti
alla parete, in particolare la maglietta macchiata di sangue,
e aveva cercato di immaginare cosa significasse tutto ci
per Giorgio Bramante.
Delle semplici viti assicuravano il vetro alla teca sulla parete.
Sarebbe stato semplice toglierle. Ci che gli sfuggiva era
la logica: era un gesto pubblico con un significato privato.
Bramante attribuiva a Lucio Torchia e agli altri studenti la
colpa della scomparsa di Alessio. Questo era chiaro. Ma un
uomo intelligente non poteva nemmeno illudersi. Era suo
padre. Era responsabile del figlio piccolo. Era stato lui a portarlo
in quel posto. Anche lui aveva la sua parte di colpa, che
in qualche modo, nella testa della moglie, si era trasformata
in un atto di automutilazione: tagliava la sua stessa carne per
macchiare un indumento che apparteneva al figlio scomparso
e poi lo appendeva alla parete di quel posto polveroso che
puzzava di vuoto e di pietre fredde e umide. Questo gesto -
Bramante che lasciava un segno delle sue vittime sulla maglietta
del bambino scomparso - era un modo in cui sperava
di fare ammenda?
Forse hai ragione, Nic. Ho cercato di trascurare ci che
avevi detto perch mi sembrava tipico da parte tua.
Ragione a proposito di cosa?
Il ricordo del Sacro Cuore lo tormentava per un motivo
che non riusciva a comprendere.
A proposito del fatto che non mor in quel colle. Di certo
qualcuno avrebbe trovato qualcosa.
Ma quell'idea, che aveva finito per accantonare lui stesso,
adesso sollevava tantissime domande senza risposta.
Qualcuno l'avrebbe saputo. Si sarebbe fatto avanti, Emily.
Sicuramente.
C'era un campo di pacifisti al Circo Massimo. L'hai scoperto
tu.
 vero... Ma accadde quattordici anni fa. Non ho idea di
come potremmo metterci a seguire quella pista oggi.
Certo... Costa sent un respiro profondo all'altro capo
del telefono. Ne hai parlato con Teresa?
No rispose, perplesso. Perch avrei dovuto?
Le donne sostengono conversazioni che gli uomini evitano.
Voi vedete solo il presente. Teresa ha anche un passato interessante.
Cosa intendi dire?
Quando era giovane, era in prima linea nel movimento
studentesco. Ne sei sorpreso?
Neanche un po', pens. E non gli era mai passato per la
mente. Emily aveva ragione: vedeva soltanto la donna che
aveva imparato a conoscere e ad ammirare nel corso degli
ultimi anni. Non aveva idea del percorso che l'aveva portata
l.
Posso immaginarmelo. Credi che sia al corrente di questa
azione dimostrativa?
Guarda tu stesso i ritagli di giornale.  difficile ipotizzare
che una giovane attivista che viveva a Roma in quel periodo
avesse potuto evitarlo. Avrebbe dovuto avere pi o meno
la stessa et del tizio che mor. Torchia, giusto?
S convenne Costa, anche se quell'idea gli sembrava
strana e improbabile.
Ecco un'altra cosa che mi ha colpito.  del tutto chiaro che
quegli studenti stavano facendo qualcosa di strano laggi.
Trovarono il galletto. L'avevano sacrificato, vero?
C'era un uccello morto. Stavano combinando qualcosa.
Sto solo tirando a indovinare. Nessuno di loro rilasci delle
dichiarazioni a causa di quanto accadde a Torchia.
Non si trovavano l per una lezione, questo  certo. Allora,
diciamo che si trattava di una specie di rito.
Diciamo.
Da dove credi che avessero preso quello spunto? gli chiese.
Avevano appreso tutto ci che sapevano del mitraismo da
Giorgio Bramante.
Quella conversazione stava iniziando a deprimerlo. Sent
della tensione e dell'eccitazione nella sua voce, la stessa emozione
che aveva scorto in lei quando avevano lavorato insieme
ufficialmente, una sola volta, allo stesso caso.
Quale spunto?
Chiunque pu documentarsi, Nic. Nessuno sa molto a
proposito del mitraismo, ma ci di cui siamo al corrente suggerisce
che si trattava di un culto organizzato e altamente codificato
che esigeva un dono da parte dei suoi seguaci
se volevano avanzare di grado.
Sette ordini, sette sacramenti afferm Costa, rammentando
quanto aveva detto loro Teresa.
Esattamente. E non  irragionevole pensare che pi si
avanzava, pi bisognava offrire in cambio. Non  poi cos diverso
dal genere di struttura gerarchica che vige nella massoneria
o in certi culti moderni. O nell'FBI.
No. Costa non aveva intenzione di tollerarlo. Ne abbiamo
gi parlato e continuo a non accettarlo. Non riesco a
credere che un padre possa sottoporre un figlio a prove dolorose
o anche peggio solo per un antico rito. Avrebbe potuto
farlo uno studente stupido, Torchia forse. Ma non un uomo
come Bramante.
Te l'ho detto! Emily alz la voce, sia di volume che di tono.
Ci lo preoccup. Magari la situazione precipit. Probabilmente,
non pens mai, nemmeno per un attimo, che Alessio
si sarebbe fatto male. Voleva solo iniziare il bambino ai
misteri o qualcosa del genere. O renderlo partecipe del suo sacramento.
Non lo so. Chi pu dire se Torchia non facesse parte
del gioco, magari involontariamente? Chi pu dire perch
Giorgio Bramante lo picchi a morte? Per vendetta. E per accertarsi
che nessuno di noi potesse mai sapere davvero cosa
fosse accaduto laggi?
Costa tacque. Era una tesi valida anche se sentiva nelle ossa
di doverla mettere in discussione.
Forse il motivo per cui non trovarono mai Alessio, prosegu
Emily  che non voleva affrontare il padre dopo quanto
era accaduto. Non poteva sopportare la sua vista un minuto di
pi.
Quindi un bambino di sette anni se ne va in giro per Roma
e scompare?
 gi successo. Lo sai bene quanto me. Potrebbe essere
vivo. Potrebbe essere stato vittima di un autentico pazzo l
fuori, da qualche altra parte, diciamo nel campo dei pacifisti.
Nic... La sent di nuovo inspirare faticosamente mentre si
preparava a dire qualcosa che lui non voleva sentire. A un
certo punto della vita, bisogna accettare il fatto che l fuori ci
sono delle persone folli e cattive e che in realt non importa
perch siano cos. Quel che conta  impedire loro di fare del
male al resto dell'umanit.
Altri dicevano in continuazione questo genere di cose a
Falcone. Poteva immaginare quelle stesse parole uscire dalla
bocca di Bruno Messina.
Vogliamo impedirlo tutti, Emily disse, sforzandosi di
non sembrare ipercritico. Comprenderli lo rende pi facile.
Non sempre. Quando le cose ti riguardano da vicino,
comprenderli ti induce a metterti nei loro panni. Cerchi di
pensare come un padre che ha perso il figlio e non credo che
sia cos facile, non trovi?
No ammise lui. Qualcosa nell'intero caso continuava a
sfuggire a tutti loro, pens, e non era una semplice questione
di movente o azione o possibilit. Era situato nella zona grigia
che esisteva tra le persone che un tempo si conoscevano e si
volevano bene. Non dovremmo parlare cos. Riposati. Concedimi
un paio di giorni e poi torneremo alla normalit.
Costa percep una nota di amaro divertimento all'altro capo
del telefono.
Se avessi cercato la "normalit", non sarei sul punto di
sposare un poliziotto. E solo che non voglio che ti facciano
del male. E voglio tornare a casa.
Casa.
Era stupefacente come una semplice parolina potesse
contenere cos tanto calore, speranza e trepidazione. La casa
era il posto che alla fine cercavano tutti. Perfino le anime perse
che si presumeva avessero toccato tutti quegli oggetti che
finivano per essere esposti sulle pareti del Piccolo museo di
Prati. Forse era quanto in definitiva voleva anche Giorgio
Bramante: aiutare il bambino che viveva nella sua testa a trovare
una specie di pace eliminando coloro i quali riteneva responsabili
della sua sorte. Che adesso erano tutti morti, tranne
un unico poliziotto il cui solo crimine era stato intervenire
durante un violento pestaggio nel cuore della questura, per
compiere il suo dovere.
C'era qualcosa che non quadrava.
Costa guard l'ora e, quasi senza pensarci o sapere perch,
le pose un'ultima domanda.
Perch una donna, madre e moglie, una persona dalla vita
familiare apparentemente idilliaca, dovrebbe farsi del male?
Intenzionalmente e con regolarit? Perch ovviamente la
sua vita non era idilliaca. Ma perch, oltre a quello? E perch
ancora oggi?
Attese e, quando Emily parl, us di nuovo un tono pi
pacato. Forse anche sconvolto.
Ha fatto davvero una cosa simile? chiese Emily.
Il sangue sulla maglietta in quella chiesa. La prima macchia
di sangue, quando la port l, era sua. Lo ha ammesso
con Leo. Mi ha detto che sui polsi aveva anche dei tagli recenti
quando  andato a trovarla.
Oh...
Emily stava riflettendo sulla sua domanda, in quel modo
misurato e razionale che era uno degli ultimi tratti della sua
personalit a non essere diventato italiano.
L'autolesionismo  una questione complicata, Nic. Di solito
 una forma di autodisprezzo. Per qualche motivo, quella
donna non attribuisce alcun valore alla sua stessa esistenza.
Forse, sotto il profilo clinico,  depressa, oppure esprime
un senso di colpa. Forse ci sono altre ragioni. Magari il marito
aveva una relazione... Non lo so. Nel Farma non ci sono
psicologi in grado di spiegartelo?
Naturalmente confess.  molto pi facile sviscerare
l'argomento con te. Tanto per cominciare, capisco cosa dici.
Tra poco, dichiar lei in tono severo ti far pagare le
mie consulenze.
Qualcosa attir l'attenzione di Costa. Era Leo Falcone che
stava attraversando l'ufficio semivuoto nella sua direzione,
con quell'espressione seria e preoccupata che lasciava intendere
che stava succedendo qualcosa.
Sei fuori dalla nostra portata si affrett a dirle. Non potremmo
mai permetterci di pagarti. Adesso promettimi che
domani andrai da un dottore. Poi, gioved, arriver. Che sia
qui, a Orvieto o sulla luna, non mi importa. Ci sar.
 una promessa disse Emily.
Falcone lo osserv mentre posava la cornetta. Sembrava ci
fosse qualcosa che non andava.
Signore?
Voglio che trovi Peroni. Voglio che cerchi tutto ci che
puoi scovare su Giorgio Bramante negli archivi. Qualsiasi
cosa, per quanto possa sembrarti banale.
Costa era perplesso.
Non  tutto nei rapporti relativi al caso originario?
No! ribatt Falcone esasperato. Bramante era gi in arresto,
pronto a dichiararsi colpevole. Venne considerato uno
sforzo inutile.
Costa lo guard negli occhi. Falcone sembrava preoccupato.
Capisco... Me ne occuper subito.
Domani mattina, per prima cosa, parla di nuovo con la
madre. Scopri con precisione in che rapporti fosse con Bramante.
Non usare mezzi termini. Forse mi sono trattenuto.
L'agente Prabakaran...
Lascia perdere l'agente Prabakaran! sbott Falcone.
Fallo e basta, Nic!
Costa aveva gi programmato la giornata seguente. Avrebbe
dovuto spuntare i potenziali nascondigli di Bramante finch
non avessero trovato lui o qualche prova che dimostrasse
che si trovavano sulle sue tracce.
Rimase in silenzio. C'era qualcosa nel tono di Falcone, una
nota tesa e distante che gli ricord il vecchio Leo, quello che
non era mai piaciuto a nessuno. Le guance del vecchio ispettore
erano esangui.
Poi, accadde una cosa a cui Costa non aveva mai assistito.
Falcone si protese appena in avanti e gli diede delicatamente
una pacca sulla schiena, un gesto familiare, quasi paterno.
Mi dispiace disse in tono di scusa.  stata una lunga
giornata. A volte ho delle difficolt. In realt gli occhi di Falcone
si concentrarono su un punto al lato opposto dell'ufficio,
forse su nulla ho sempre avuto delle difficolt, se devo
essere sincero con te. Ma ho sempre cercato di non darlo a vedere.
Parve imbarazzato da quell'improvviso sfoggio di emozioni.
Ti ho iscritto a quell'esame per diventare sovrintendente
prosegu. Voglio che tu lo sostenga. Quest'estate. Prima
del matrimonio. Lo supererai senza difficolt, sai.  ora che
inizi a fare carriera qui dentro.
Costa annu, senza parole, incapace di protestare.
E Gianni, chiese Falcone dov'?
In compagnia delle cartine e degli esperti di vermi.
Digli che gli sono grato per tutto il lavoro che ha svolto
negli ultimi due giorni. Non era tenuto a farlo. In realt, non
lo era nessuno di voi.
Leo...?
Si tratta di lavoro, agente lo interruppe Falcone. Non
dimenticartelo mai. Si tratta anche di amicizia. Naturalmente
lo capisco. Ma questa professione ha la precedenza. Sempre.
Il lavoro. Il dovere. Non ti abbandonano mai.
C' qualcosa che non va?
Sorrise, poi protese la mano ossuta e gli diede un'altra pacca
sulla spalla. Stavolta ci non richiese alcuna premeditazione.
Sono stanco, tutto qui. Giorgio Bramante  un maestro di
tempismo, ma immagino che tu te ne sia accorto. Adesso...
Si guard intorno con gli occhi piccoli e luccicanti, uno
sguardo che aveva lo scopo di irrigidire la spina dorsale a
chiunque pensasse di rallentare i ritmi di lavoro.
Far un rapido discorsetto alle truppe, poi, per stasera,
avr finito. Possiamo parlare domani mattina.
Buonanotte mormor Costa, poi torn alle sue incombenze.
...
.
...
Capitolo 27.
...
.
...
Belle bugie. Brutte verit.
Nelle parole del moribondo Lucio Torchia si annidava un
universo di possibilit, un milione di modi per scoprire cosa
avesse reso Giorgio Bramante l'uomo che era diventato, e per
riesumare la sorte del figlio dalla terra rossa dell'Aventino
sotto la quale, se la logica significava qualcosa, sicuramente si
nascondevano ancora i suoi resti.
Ma queste, riflett Falcone mentre raggiungeva le scale,
erano ipotesi. Quello a cui doveva far fronte adesso era un
fatto concreto. Rosa Prabakaran era nelle mani di Bramante.
L'aveva sentita urlare al telefono quando aveva chiesto una
prova. Quel suono aveva fatto correre un brivido, di paura,
rabbia e vergogna, lungo la spina dorsale di Falcone. Dopodich,
si era reso conto anche di qualcos'altro: una nota nella
voce di Bramante che non aveva scorto nemmeno quattordici
anni prima. La prigione aveva reso rozzo quell'uomo, aveva
peggiorato qualcosa che era gi cattivo in partenza. Un
tempo aveva avuto un briciolo di umanit. Falcone era convinto
che la sua preoccupazione per il figlio fosse sempre stata
reale. Adesso tutto ci era scomparso, gli era stato strappato,
per sempre.
Quando Bramante aveva detto che avrebbe ucciso la giovane
poliziotta se Falcone non avesse preso il suo posto, stava
semplicemente esponendo un fatto. Quando gli aveva comunicato
le condizioni - dove, quando, all'una del mattino,
di l a un'ora, tassativamente in assenza di altri agenti altrimenti
Prabakaran sarebbe morta -, la voce di Bramante aveva
la sicurezza ferma e incrollabile di un docente universitario
che assegnava un compito. Nulla di tutto ci avrebbe
dovuto essere messo in discussione. Falcone doveva fare
quanto gli era stato ordinato, altrimenti la donna sarebbe
morta. Era estremamente semplice e ci che Falcone trov
piuttosto sconcertante fu la facilit con cui accett le richieste
dell'uomo.
Non c'erano alternative. N tempo per radunare una squadra.
N bisogno di far correre rischi ancora una volta a Costa
e Peroni, due uomini su cui in ogni caso sentiva di aver fatto
troppo affidamento negli ultimi tempi.
Stavolta toccava a lui e soltanto a lui.
Si volt a guardare l'ufficio solo per assicurarsi che nessuno
l'avesse visto. Poi, con circospezione, ignorando il dolore
agli arti, scese lentamente le scale fino al pianterreno e si avvi
direttamente verso il bancone all'ingresso.
Prinzivalli, il sovrintendente di Milano, un uomo con cui
aveva lavorato per una trentina d'anni, era l da solo a
spulciare documenti. Falcone si perse d'animo. Non aveva il coraggio
o la capacit di maltrattare quell'uomo. Si conoscevano
da troppo tempo.
Posso aiutarla, signore? gli chiese il sovrintendente sollevando
con perplessit un sopracciglio grigio. Giocava a rugby
nel tempo libero e una volta aveva amministrato la stessa
squadra in cui aveva giocato un Nic Costa giovane e molto diverso.
Prinzivalli era uno degli agenti pi seri e affidabili con
cui Falcone avesse mai lavorato.
Ha ricevuto l'ordine di non lasciarmi uscire, vero?
Il sovrintendente annu.
In quel momento, si intromisero le campane della vecchia
chiesa dietro l'angolo: dodici rintocchi. Falcone ascolt il suono
profondo del metallo, una collisione di note dissonanti
che, se ne rendeva conto in quel momento, aveva accompagnato
la sua vita in questura per pi di trent'anni, da quando
era un semplice agente fino a quando era diventato un vecchio
ispettore stanco.
Adesso era mezzanotte nel centro storico, un'ora che gli
era sempre piaciuta, in cui la modernit di Roma scompariva
quasi e le strade sembravano fatte per le persone, non per
le macchine. In cui, negli anni pi fantasiosi della sua giovent,
riusciva quasi a immaginare le antiche divinit levarsi
dalle tombe lontane per animare la citt con la loro presenza
e trasformarla in un luogo magico, dove tutto era possibile.
Prinzivalli toss, interrompendo il suo sogno a occhi aperti.
Il commissario Messina ha messo bene in chiaro che non
vuole che lei lasci l'edificio. Non desidera discutere con lui,
vero?
Non  suo padre, giusto?
No. L'uomo in uniforme ci pens su. Ma  il commissario.
Falcone diede un'occhiata alla telecamera di sorveglianza.
Aveva una zona d'ombra. Se ti trovavi tra il bancone e la scrivania
sul retro, nessuno poteva vederti. Lo sapevano tutti, e
a volte poteva tornare utile.
Chiam l Prinzivalli con un cenno.
Le ho mai chiesto di disobbedire agli ordini prima d'ora,
Michele?
S rispose l'uomo seccamente.
Allora abbiamo dei precedenti. La situazione  questa.
Gliela esporr una volta, poi lei mi aprir la porta. Intesi?
L'uomo non disse nulla.
Bramante ha rapito la giovane agente Rosa Prabakaran. Se
non lo incontrer diede un'occhiata all'orologio con un piccolo gesto teatrale da solo e nel giro di un'ora, la uccider.
Buon dio, Leo!
Per piacere. Ho pochissimo tempo. Sappiamo che tipo
d'uomo sia Bramante. Sappiamo che far quello che ha detto.
Nel tempo che ho a disposizione non riesco assolutamente a
mettere insieme una squadra che mi accompagni e che possa
garantirmi di passare inosservata. Devo farlo da solo...
Vuole ucciderla, amico!
Falcone annu.
Cos dice. Ma  irrilevante. Se andr, Prabakaran potr
sopravvivere. Se non andr, morir quasi sicuramente.
Quella ragazza  giovane, piuttosto ingenua ed  una mia
sottoposta. Ne sono responsabile.
Prinzivalli rimase in silenzio.
Vorrei che facesse questo: aspetti fino all'una. Se per quell'ora
nessuno si sar accorto che sono uscito, glielo faccia notare
lei. Sollevi un pandemonio. Faccia tutto ci che ritiene
opportuno.
Dove lo incontrer?
Falcone lo guard.
Non ho intenzione di rivelarglielo.
Leo...?
Gliel'ho detto. Tutto deve avvenire alle sue condizioni, altrimenti
lei morir. Adesso, vuole aprire quella porta o no?
 un vecchio cocciuto e irascibile. Ci sono persone che
possono aiutarla.
S esclam Falcone con enfasi. Lei.
Il sovrintendente guard Falcone con addosso la sua divisa,
poi afferr un soprabito, senza dubbio il suo, dall'attaccapanni
vicino alla porta e glielo lanci.
Fuori fa freddo soggiunse e premette il pulsante sul
bancone. Il cancello di sicurezza si apr di scatto.
Grazie disse Falcone e, senza voltarsi, se ne and.
La notte era gelida, attanagliata da quel tipo di freddo paralizzante
in cui a volte ci si poteva imbattere a Roma, un freddo
che sembrava in contrasto con il caldo rovente e soffocante
dell'estate, lontana solo pochi mesi. Strascic i piedi avvolto
nel gigantesco soprabito, zoppic lungo la strada verso la stazione
dei taxi e attese cogitabondo.
C'era sempre tempo per le belle bugie e le brutte verit.
Falcone non voleva svegliarla. Inoltre, sapeva che ascoltava
religiosamente i messaggi al cellulare, non volendo mai
lasciarsi sfuggire nessun contatto umano. Raffaela Arcangelo
aveva vissuto pochissime esperienze nella sua esistenza. Da
quel punto di vista, erano molto simili.
Quindi digit il numero, attese che la voce registrata gli
chiedesse di lasciare un messaggio e poi parl, conscio che
avrebbe detto cose - non sapeva se vere o false - che non sarebbe
mai riuscito ad affrontare di persona.
Raffaela attacc, impacciato, perfino in quella via buia e
deserta di Roma, in attesa vicino al posteggio dei taxi, in una
fredda notte invernale, vergognandosi all'idea che, privato del
rapporto umano molto concreto che li legava, gli risultasse cos
facile dire ci che voleva. C' una cosa che devo dirti. Mi dispiace
che tu debba saperla in questo modo. Ma non ho scelta.
I ciottoli vennero illuminati da una luce. Si trattava di un
taxi, forse proveniente da piazza Venezia.
Non possiamo andare avanti cos, con questo gioco, in
cui nessuno dei due vuole dire cosa prova davvero. Ti sono
grato per quanto hai fatto per me, ma questo  tutto. Non ti
amo, e non voglio rovinare le nostre vite fingendo tristemente
di farlo. Non  colpa tua. Se fossi capace di amare, allora,
forse, amerei te. Non ne ho idea.
L'automobile si avvicin. Stava cercando clienti. Falcone
fece un cenno con la mano.
Non so di preciso perch tu abbia scelto me. Forse per piet.
O senso di colpa. O curiosit. Non importa. Ci che dovresti
capire  che un uomo arriva a un momento della vita in cui
si rende conto di dover guardare in faccia ci che resta, la parte
pi breve della sua esistenza. Quel che ho davanti...
Era una vecchia Mercedes nera e lucida. Senza smettere di
parlare, Falcone sal a bordo e indic all'autista di aspettare
un attimo.
Ci che rimane non comprende te, non pu. Mi dispiace.
Vorrei...
Qualcosa lo interruppe. Il segnale acustico brusco e freddo
di una segreteria telefonica gli riecheggi nell'orecchio.
Poi un messaggio. Il telefono non avrebbe ascoltato altro.
Quei sentimenti, come tutto il resto, erano circoscritti. Falcone
si chiese per un attimo cosa avesse tralasciato. Nulla. Tutto.
C'era una porta da chiudere ed era inutile chiedersi cosa
vi si trovasse dietro una volta che era stata chiusa.
Il tassista si volt a guardarlo. Era un uomo all'incirca della
sua et, ipotizz, con un volto stanco e solcato da rughe e
baffi cascanti.
Andiamo da qualche parte? chiese.
Sull'Aventino. In piazza dei Cavalieri di Malta.
L'uomo rise.
Non vedr nulla attraverso quel buco della serratura a
quest'ora della notte, amico. Ne  sicuro?
Si limiti a guidare disse Falcone acidamente, poi guard
di nuovo il telefono prima di ficcarselo nella tasca del soprabito
pesante e capiente di Prinzivalli.
...
.
...
PARTE TERZA.
...
.
...
IL SETTIMO SACRAMENTO.
...
.
...
Capitolo 1.
...
.
...
Dopo essersi persi, avevano camminato a passo di marcia
nel labirinto per quelli che ad Alessio Bramante erano sembrati
quasi venti minuti, senza mai vedere nemmeno una volta
un raggio di luce, senza udire nemmeno per un attimo
nient'altro che l'eco delle loro stesse voci e un lontano gocciolio.
Quanto tempo avrebbe atteso suo padre prima di tornare
a prenderlo? Quando sarebbe finito quel gioco?
Cerc di ricordare cos'era accaduto nella casa di Livia sul
Palatino, quando suo padre l'aveva inspiegabilmente abbandonato.
L, Giorgio si era allontanato per un bel po' di tempo,
un tempo cos lungo che Alessio si era divertito a chiudere
gli occhi e a immaginare di udire la voce dell'imperatrice
morta da tempo, le cui dure frasi in latino esigevano obbedienza
immediata, come piaceva agli adulti potenti.
Una prova non doveva essere facile, altrimenti non sarebbe
stata affatto una prova. Ma anche questo rito comportava
obbedienza, e su quello Alessio Bramante era smarrito, incerto
sul da farsi. Forse, ben presto si sarebbe sentito un ruggito
alle loro spalle: Giorgio Bramante, come il Minotauro che
sbraitava in cerca della sua preda nel labirinto di Creta, li
avrebbe seguiti lentamente, metodicamente, attraverso i passaggi
sotterranei dell'Aventino.
Non ne aveva idea, e nemmeno loro. Tenendo la mano
della figura alta con la tuta rossa e i capelli ricci e scompigliati
quasi intonati, Alessio Bramante avanz sempre pi in
profondit nel dedalo sotto l'Aventino, conscio che erano
tutti ugualmente intrappolati, ugualmente legati l'uno all'altro,
in gerarchie di dipendenza e controllo sotto il potere e il
giudizio del padre.
Dino - gli aveva rivelato il suo nome in un momento tranquillo,
mentre arrancavano nell'oscurit - sperava di interpretare
il ruolo del salvatore. Quello che strappava al pericolo l'iniziato che sarebbe diventato Corax. Alcuni minuti dopo
la lite, aveva trascinato Alessio davanti a s e poi lo aveva condotto
in un angolo buio.
Alessio, aveva detto, molto seriamente non permetter
loro di farti del male. Non preoccuparti. Resta vicino a me.
Fa' quanto ti dico, per piacere. Lucio  solo... un po' matto.
Il bambino si era messo quasi a ridere. Dino non aveva
capito.
Ha paura di mio padre aveva ribattuto, e sapeva che era
vero. Cosa pu farmi?
Abbiamo tutti un po' paura di tuo padre aveva risposto
Dino mestamente. Tu no?
Non ho paura di niente. N di te. N aveva indicato con
un cenno del capo i passi degli altri, che si stavano avvicinando
rapidamente alle loro spalle di lui.
Bene, buon per te aveva detto Dino, scompigliandogli i
lunghi capelli, fatto che aveva indotto Alessio a sottrarsi alla
sua stretta, disgustato da quella prospettiva di debolezza.
Alessio non era davvero spaventato. Non ce n'era motivo,
nemmeno mentre si inoltravano sempre pi nella rete di gallerie
che si dipartivano davanti a loro in tutte le direzioni,
guidati, a quanto pareva, dal terrore di Lucio per l'ombra
invisibile che si frammetteva tra loro e l'uscita. Era un'avventura,
una serie di mosse su una scacchiera gigantesca e tridimensionale,
manovre dettate da uno scopo che solo lui sembrava
riconoscere pienamente.
Anche la morte faceva parte del rito. Tutti i vecchi libri, tutte
le storie che suo padre gli aveva raccontato, lo dicevano.
Questa curiosit bramosa e complessa era il motivo per cui
Alessio aveva assistito a ogni istante del sacrificio dell'uccello che Lucio Torchia aveva ucciso con il coltello, determinato
a essere testimone e parte attiva, curioso anche di vedere che
aspetto avrebbe avuto il fantasma grigio quando fosse emerso
dalle tenebre.
Voleva parlarne con ognuno di loro, porre delle domande
e valutare le diverse reazioni: il folle Lucio, quello basso e studioso
di nome Sandro, il grosso e stupido Andrea e il tranquillo
e spaventato Raul che non parlava mai. Perfino Toni
LaMarca, dallo sguardo cattivo e losco, che faceva riflettere
Alessio. E anche Dino, che si considerava un amico di Alessio.
Voleva chiedere loro come si sarebbe sentita la creatura. Per
quanto tempo sarebbe rimasta cosciente. Se, in seguito, si erano
sentiti diversi (come lui quando si era proteso furtivamente
verso il basso, mentre non lo stava guardando nessuno, per
immergere le dita della mano sinistra pi in profondit nella
pozza di sangue umido e appiccicoso a terra, deciso ad averne
pi degli altri).
Non aveva occasione di parlare, tranne che con Dino, che
era - Alessio lo cap senza pensarci - diverso dagli altri, una
persona virtuosa, la cui immaginazione era limitata dalla
innata bont. Dino non voleva trovarsi l, impelagato in quel
gioco. Non credeva negli di, nei riti e nel potere che potevano
esercitare sugli uomini normali.
Gli altri superarono il vano della porta e si ritrovarono in una
nuova grotta, bassa e pi stretta, dove lui e Dino si erano fermati.
Sembravano tutti e cinque senza fiato, stanchi e spaventati.
Fu Toni, forse l'unico tra loro che Alessio riteneva saggio
temere, a parlare per primo.
Dove stiamo andando? chiese. Questa  davvero una
via di uscita?
Chiudi il becco disse Lucio, con scarsa convinzione.
La luce delle lanterne si stava smorzando. L'illuminazione
aveva assunto quella tonalit gialla e flebile che Alessio ricordava
di aver visto quando, a casa, strisciava sotto le lenzuola
e giocava con la sua lanterna finta per appurare quanto potesse
restare accesa al buio.
Non possiamo continuare a girare a vuoto in questo modo
disse Dino. Stiamo scendendo. Non conosco molto bene questo
colle. Non sono in grado di giudicare in quale direzione siamo
diretti.
Punt il debole raggio della piccola torcia tascabile nella
fitta oscurit vellutata davanti a loro. Non lasci intravedere
nient'altro che rocce e un tratto continuo di galleria vuota.
Ci imbatteremo in un vicolo cieco disse. O peggio. E se
allora queste torce si saranno spente...
Lucio non disse nulla. Alessio lo guard in volto. Era interessante.
Assorto. Non mostrava i vincoli che limitavano il
modo di pensare di uno come Dino.
Se rimarremo quaggi senza luce, prosegu Dino ci
troveremo in guai seri. Non c'entra nulla con l'essere espulsi
dall'universit. Questo posto  pericoloso.
 questo a farti sentire vivo replic Lucio, e Alessio si
rese conto di approvare quella risposta.
Gli occhi di Lucio andarono in cerca di ciascuno di loro, a
caccia di un bersaglio. Alla fine, si posarono su Alessio.
Cosa ne pensi, ragazzino? chiese.
Alessio non disse nulla. Da qualche parte dentro di s sent
una piccola bestia sollevarsi su un paio di ali rosse.
Marmocchio viziato prosegu Lucio, chinandosi in un
modo che lasciava trasparire condiscendenza da ogni curva
del suo corpo smilzo. Cos'ha da dire un bambino ricco il cui
padre pensa di sapere tutto, eh?
Alessio si avvent contro di lui poi, graffiandolo con le
unghie e prendendolo a schiaffi, sfog la rabbia repressa e
violenta che aspettava di emergere da cos tanto tempo.
A quel punto anche lui fece una scoperta. Quando si sentiva
in questo modo, quando il mondo non era nient'altro che
una parete rossa sanguinante di carne e dolore che cercava di
graffiare con le sue piccole dita forti, nulla sembrava sbagliato,
non esisteva niente che potesse essere etichettato come
"buono" o "cattivo", "giusto" o "sbagliato". Nel luogo selvaggio e
chiassoso in cui lo port la collera c'era una specie di conforto
intenso e inequivocabile mai provato prima.
Lo esalt. Lucio aveva ragione. Lo fece sentire vivo.
Le sue dita lacerarono le mani del suo nemico. Le sue
unghie graffiarono e trovarono un appiglio sulla pelle. Lucio
stava gridando, pronunciando parole piene di paura, dolore
ed eccitazione.
Merda! strill Lucio. Merda! Merda! Merda! Toglietemi
di dosso questo piccolo bastardo. Togliete...
Alessio si ferm e poi gli sorrise. I segni delle sue unghie
scendevano in linee parallele irregolari lungo i dorsi delle
mani di Lucio.
Ci non gli imped di estrarre il coltello. Alessio fiss la lama.
Era ancora sporca del sangue del galletto, l'uccello che era morto
soffocato, goccia dopo goccia, da qualche parte in quelle
grotte non lontano da l, pens. In un posto in cui ormai sarebbe
potuto passare suo padre, se avesse iniziato a cercarlo.
Lucio... mormor Dino.
Alessio lo guard. Dino era un debole. Era un tratto del suo
carattere. Non avrebbe ostacolato Lucio. Nessuno l'avrebbe
fatto. Cap che erano creature inferiori, su un gradino pi basso
della gerarchia.
Sollev una manina, ancora dolorante per aver graffiato
Torchia un attimo prima, un gesto calmo, senza fretta, che sembrava
dire: "Tranquilli."
Osserv il coltello alzarsi davanti a lui.
Sarebbe cos semplice... borbott Lucio.
Gli altri li circondavano come idioti spaventati. Alessio si
chiese cos'avrebbe detto suo padre in una situazione simile.
E se questo facesse parte della prova.
Alessio Bramante guard Lucio Torchia negli occhi, vi
riconobbe qualcosa e attese che lo scorgesse lui stesso.
Allora, e solo allora, sorrise e disse: Io conosco la strada.
...
.
...
Capitolo 2.
...
.
...
Avevano cercato per tutta la notte, pi di cento agenti. In
ogni angolo dell'Aventino. In ogni parcheggio. In ogni vicolocieco. Avevano fatto un giro frettoloso in tutti i siti che figuravano
sulle liste di Falcone, anche se al buio non c'era un
granch da vedere n un granch da fare oltre a controllare
eventuali tracce recenti di pneumatici.
Adesso erano impegnati in una riunione confusa e disorganizzata
di capisquadra nell'ampia sala affollata accanto all'ufficio
vuoto di Falcone, a cui Costa e Peroni si erano aggregati
perch non era chiaro a chi dovessero obbedire esattamente in
quel momento.
Si capiva ben poco in generale, perfino dopo nove ore di
lavoro ininterrotto, a volte frenetico.
L'unica pista concreta che Messina e il nuovo ispettore
Bavetti avevano da offrire era un dettaglio che, secondo Costa,
Falcone avrebbe sfruttato nel giro di pochi minuti. Nelle prime
ore del pomeriggio precedente, Calvi, il macellaio di carne
equina, aveva denunciato il furto di uno dei suoi tre furgoni. Il
veicolo possedeva uno scomparto per il carico che, per ovvie
ragioni, era impossibile vedere dall'esterno e altamente inaccessibile.
Non se ne avevano ancora notizie anche se adesso
tutte le automobili della polizia della citt, con e senza contrassegni,
erano in possesso del suo numero di targa. Era scomparso
anche Enzo Uccello, il compagno di cella di Bramante e
suo collega al mattatoio equino, che non era tornato al lavoro
alle sedici come previsto. Forse avevano avuto ragione a
ritenere che Uccello stesse aiutando Bramante dall'esterno.
Sicuramente Bavetti lo considerava assai probabile. A Costa
sovvenne che, se era vero, ci rivelava solo una parte della storia.
Enzo Uccello era finito in prigione tre anni dopo Bramante.
Era dentro, senza diritto alla condizionale, quando erano avvenuti
i primi omicidi, e non poteva essergli stato utile in nessun
modo. L'aiuto che aveva potuto offrire a Bramante era sicuramente
limitato agli ultimi mesi.
Dettagli simili non sembravano preoccupare Bavetti, un uomo
un po' pi giovane di Bruno Messina, alto, anonimo, incline
a parlare poco, se non con frasi brevi e secche, che sembrava
restio ad approfondire. Entrambi gli uomini parevano
insicuri, tormentati dalla prudenza, perch temevano le conseguenze
del fallimento. In quel momento la questura mancava
di esperienza, che avrebbe reso doppiamente difficile la
ricerca di Leo Falcone e Rosa Prabakaran.
Non che Costa si aspettasse di rimanere impegnato ancora
per molto. La pazienza di Messina si stava esaurendo. Aveva
a malapena rivolto loro la parola durante la notte. E adesso,
davanti a diversi altri superiori, li aveva pressoch accusati di
essere complici della scomparsa di Falcone.
Costa aveva riso, incapace di fare altro. L'accusa era assurda.
Perch avrebbero dovuto aiutare Leo a fare una cosa simile?
E perch avrebbero dovuto aspettare che Prinzivalli desse
l'allarme? Era ridicolo e lo disse in faccia a Messina.
Peroni la prese male. Rimase immobile, con il faccione deturpato
a pochi centimetri dai lineamenti rubicondi di Messina,
continuando a esigere delle scuse e una ritrattazione,
cosa che anche gli altri uomini presenti avrebbero desiderato
sentire dalle labbra di quel commissario inesperto, e questo
era un buon motivo per cui non sarebbe mai successo.
L'omone ci prov per la terza volta.
Voglio che ritratti, signore.
Messina stava ancora cercando di trarsi d'impiccio facendo
l'arrogante. Peroni stava ottenendo l'approvazione degli
uomini pi anziani presenti, il che contribu poco alla loro
causa. Costa sapeva che, quando quella faccenda fosse finita,
ci sarebbe stata una resa dei conti, e scopr che non gli importava
molto a chi sarebbe stata attribuita la colpa. Leo era
scomparso insieme a Rosa Prabakaran, che, presumeva, era
stata presa prigioniera in cambio della resa di Falcone, come
Bramante aveva fatto con le vittime precedenti. Adesso non
avevano idea di cosa ne fosse di entrambi. Ancora una volta,
il gioco era completamente nelle mani di Bramante. N
Messina n Bavetti erano dotati della lungimiranza e della
capacit di prevedere le intenzioni di quell'uomo. Forse
nemmeno Leo Falcone, anche se la situazione era sembrata
un po' pi equilibrata quando lui era nei paraggi.
Vuole che ci occupiamo di questo caso o no? chiese Costa,
quando Messina eluse di nuovo le richieste di Peroni.
Il commissario abbocc, proprio come aveva previsto
Costa.
No rispose lui d'istinto. Fuori dai piedi. Tutti e due.
Quando questo caso sar chiuso, allora prender delle decisioni
sul vostro futuro.
Conosciamo Leo! sbrait Peroni. Non pu cacciarci
fuori a calci solo perch questo le semplifica la vita.
Messina guard l'ora.
Il vostro turno  finito. Non tornate finch non sar io a
chiamarvi.
Costa afferr il gomito di Peroni e lo strinse. Non sapeva
proprio cosa altro dire a Messina una volta che se ne fossero
andati. Lui e Bavetti sembravano smarriti sul da farsi.
Vermi si limit a dire.
Bavetti storse il volto tirato. Non aveva nemmeno dato
un'occhiata esauriente ai documenti di Falcone prima di occuparsi
del caso. Aveva semplicemente mandato degli uomini
nella notte romana a cercare dappertutto, disperdendo degli
agenti nelle tenebre.
Cosa?
Ricordate cosa stava facendo Leo prima che iniziasse tutto
questo! Stava seguendo una pista. Oggi, avevamo intenzione
di circoscrivere tutti i possibili nascondigli in cui avrebbe
potuto rintanarsi Bramante. Al piano di sotto ce n' una
cartina intera. L'ispettore Falcone aveva in programma di
ispezionarli. Uno dopo l'altro...
Proprio in quel momento inizi a squillare un telefono l
accanto. Costa si avvi per rispondere, trascinandosi dietro
Peroni.
La riunione prosegu alle loro spalle: un ronzio scomposto
e monotono di voci confuse. Ma, perlomeno, sembrava che
Bavetti stesse proponendo di indagare sulla lista dei possibili siti di Falcone.
Pronto disse Costa stancamente.
Era un agente che telefonava da un'automobile sul campo.
Si stava sforzando di mantenere la calma. Costa ascolt e
avvert una gelida fitta di terrore corrergli lungo la spina dorsale.
Gli pose le domande fondamentali e annot le risposte.
Peroni lo guard in silenzio e cap, in quel modo tacito e
condiviso che ormai conoscevano entrambi, che si trattava di una
faccenda importante.
Dopo un minuto pos la cornetta e interruppe il tentativo
sconclusionato di Messina di riassumere il caso fino a quel
momento.
Sto parlando sbott Messina, senza ascoltarlo nemmeno.
L'ho notato replic Costa senza pensare. Mi sa che
abbiamo trovato l'agente Prabakaran.
Fece una pausa. Si sforz di trovare le parole giuste.
 al Testaccio prosegu, mentre Peroni si avviava verso
le loro scrivanie per prendere le chiavi della macchina e i cellulari.
La macelleria equina ha aperto tardi perch Uccello
non si  presentato al lavoro. Nella cella frigorifera...
Si strinse nelle spalle.
 viva? chiese Messina.
Pi o meno rispose Costa. C' anche il corpo di un
uomo. Era legata a lui. Pare non sia... un bello spettacolo.
L'agente con cui aveva parlato era quasi uscito di testa
quando Costa l'aveva incalzato sui dettagli.
Voglio sapere tutto pretese Bavetti, ritrovando improvvisamente
la voce. I particolari.
I particolari? chiese Costa, stupito. Bavetti sembrava
confuso e smarrito sul da farsi come Messina.
Cosa? Dove di preciso? Come...?
Peroni torn. Costa lo guard e annu.
Mi pareva, commissario, replic l'omone, facendo dondolare
le chiavi della macchina avesse detto che non eravamo
in servizio.
Il volto rubicondo di Messina si accese di rabbia.
Non faccia giochetti con me, Peroni! Vada al diavolo!
Costa si volt e sbatt con decisione il blocco sulle mani grasse
del commissario, con una forza improvvisa e impetuosa.
Qualcuno ha trovato un cadavere e una donna mezza
morta che sembra essere stata stuprata. Al di l di questo...
Non aggiunse altro. Peroni si stava dirigendo verso la porta
con la velocit di un uomo che aveva la met dei suoi anni.
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
Io conosco la strada ripet Alessio, accertandosi di non
balbettare.
Lucio si ferm per un attimo. Il coltello luccic, immobile.
I bambini non dovrebbero raccontare bugie disse in
tono minaccioso.
I bambini non lo fanno.
Tir l'estremit della corda dal nodo allentato intorno alla
sua cintura, la parte pi corta, che si era spezzata quando aveva
cercato di assicurarla la prima volta. Il gomitolo principale
si era srotolato per diversi minuti, strattonandogli i pantaloni.
Nessuno di loro se n'era accorto, nella stanza del tempio
quando si era fermato per un attimo, aveva slegato questo
secondo nodo e lasciato cadere la corda sul pavimento, facendosela
scivolare sulle gambe.
Teneva il pezzo di corda davanti a s fissando quegli occhi
folli e spaventati, pensando agli scacchi e al fatto che ci aveva
giocato con il padre, per ore e ore, nella veranda assolata di
una casa che distava pochi passi da l. Anche questo dipendeva
dalla fine della partita.
Alessio si era sforzato di memorizzare ogni svolta che
avevano fatto da quel momento: sinistra e destra, su e gi.
Era sicuro di riuscire a ripercorrere i loro passi, di trovare la
via del ritorno verso lo spago caduto e il corridoio che riconduceva
in superficie, uno dei sette, che sicuramente non era
stato imboccato da Giorgio Bramante nel momento in cui era
scomparso.
Avrebbe potuto portarli fuori dalle grotte, senza farsi
vedere. Oppure...
I giochi comportavano sempre una vittoria. Vincitori e
vinti. Forse aveva anche un dono, un sacramento da offrire: sei
stupidi studenti che si erano spinti dove non erano desiderati.
Una corda disse Torchia dileggiandolo dovrebbe fare
la differenza?
Ascoltalo, lo mise in guardia Dino Abati non ci sono
rimaste molte alternative, Lucio. Prima o poi ci imbatteremo
in una voragine. O in Giorgio. Cosa preferisci?
Lucio... piagnucol Toni LaMarca.
So dove si trova l'uscita ripet Alessio, e avrebbe voluto
ridere. Posso portarvi al di l del posto in cui si trova mio
padre. Non vi vedr nemmeno. Non sapr nemmeno che
eravate qui. Non glielo dir. Sorrise e sollev la mano sinistra,
ancora appiccicosa del sangue del galletto. Ve lo prometto.
Torchia gli fiss le dita, pensieroso.
Il coltello scese sotto la visuale del bambino.
Se ti seguiamo, lo minacci Torchia non dirai nemmeno
una parola. N a lui. N a nessun altro. Noi non parleremo
di te. Tu non parlerai di noi. Gli accordi sono questi.
Intesi, bambino viziato?
Non sono viziato obiett Alessio.
Intesi?
Guard il coltello, allung una mano e se lo scost delicatamente
dal volto.
Non lo dir ad anima viva, disse Alessio lo giuro.
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
Per una volta, il traffico era scorrevole. Raggiunsero Testaccio
in poco pi di sette minuti. Quattro autocivette blu erano
appostate fuori dal mercato, con i lampeggianti accesi. Peroni
conosceva l'agente in uniforme pi anziano in servizio.
L'uomo fece loro cenno di raggiungerlo in un angolo dell'edificio
adesso deserto fatta eccezione per la polizia. La notizia si
era diffusa. Il mercato stava chiudendo per quella giornata.
Rosa Prabakaran era seduta rannicchiata accanto a un banco
del pane, scortata da due agenti, con una coperta sulle
spalle ingobbite e in mano una tazza di caff fumante nella
gelida aria mattutina.
Peroni le si avvicin e, senza pensarci, le pos una mano
sulla spalla.
La donna grid. Peroni si ritrasse, mormorando imprecazioni
rivolte alla sua stupidit e ricevendo in risposta un torrente
di insulti da parte delle donne.
Costa si era gi trovato in situazioni simili. A un certo punto,
quando se la fosse sentita, Rosa Prabakaran avrebbe rivelato
a bassa voce quanto le era accaduto alle psicologhe della
polizia. Non dovette fare altro che guardarla per capire, almeno
in parte, cosa avesse passato.
Agente, sussurr Costa il commissario Messina arriver
qui tra poco. Le consiglio vivamente di insistere affinch
la riportino in questura e di parlare quando se la sentir.
La coperta era scivolata. Sotto di essa, aveva scorto qualcosa
d'inaspettato: il lembo di un vestito sottile e provocante.
Strappato e sporco di fango. Rosa si accorse che l'aveva notato.
Dopodich, non sollev lo sguardo da terra.
Costa si spost sul retro del banco della macelleria equina,
i cui scaffali erano vuoti e bianchi, e attese che l'agente in uniforme
dal volto pallido appostato davanti alla porta della
cella frigorifera se ne andasse fuori dai piedi.
Poi entr, avvertendo immediatamente il fetore di carne e
sangue.
Peroni lo segu. I due guardarono la sagoma appesa a un
gancio nell'angolo.
Non  Leo disse infine Costa.
Grazie a dio.
 troppo basso. Presumo sia Enzo Uccello.
Peroni, un uomo schizzinoso nel migliore dei casi, si sforz
di guardare il cadavere.
Hai un'immaginazione pi fervida della mia, Nic ammise
Peroni. Non ti invidio.
Usc. Costa lo raggiunse quasi subito. Adesso erano arrivati
Messina e Bavetti, sgarbati e spavaldi, voci invadenti in una
marea di uniformi. Era arrivata anche Teresa Lupo con i suoi
uomini al seguito. Era seduta accanto a Rosa Prabakaran e
parlava con lei.
Peroni si avvicin a grandi passi alla giovane agente, stavolta
tenendosi a distanza, piegandosi su un ginocchio dalla
parte opposta rispetto a Teresa.
Rosa, disse piano so che  un momento terribile per
chiedertelo. Ma hai visto Leo? Sai cosa gli  successo?
La ragazza chiuse gli occhi. Quando li riapr, erano velati
di lacrime, cos lucidi che non riusciva a vedere nulla, tranne,
pens Costa, dei fotogrammi indesiderati di quanto era accaduto.
No disse a bassa voce.
Peroni guard Teresa con aria supplichevole.
Leo  un brav'uomo disse il medico legale con insistenza.
So che non andavate d'accordo, Rosa, ma dobbiamo proprio
trovarlo.
Qualcosa, qualche ricordo, la fece agitare, inducendola a
portarsi una mano alla bocca. Teresa Lupo le strinse le spalle,
come nessun uomo avrebbe potuto fare, forse per parecchio
tempo.
Non lo so. Le si mozz il respiro per la rabbia. Ha fatto
quel che ha fatto, poi ci ha portati qui. Non ero nemmeno al
corrente dell'ispettore Falcone finch non sono arrivati questi
uomini. Cosa stava facendo?
Si  consegnato per liberarti disse Teresa. Perlomeno, 
quello che pensiamo.
Abbass di nuovo il capo.
Adesso dovresti tornare in questura con queste agenti
disse Peroni, indicando con un cenno del capo le donne in
uniforme. Prenditela comoda. Di' loro ci che vuoi. Basta
che...
Rosa Prabakaran sollev il volto angosciato e rigato di lacrime
per guardarli.
Non gli ho chiesto io di farlo! grid. Non lo sapevo.
Ehi, ehi, ehi! esclam Peroni. Leo l'avrebbe fatto per
chiunque di noi. ... Scocc un'occhiataccia a Messina e
Bavetti, che appena usciti dalla cella frigorifera, immobili, pallidi
in volto e sconvolti, parlavano a bassa voce tra loro. Per alcune
persone  naturale.
La ragazza si copr il volto con un braccio, come una bambina
arrabbiata e imbarazzata.
Poi i due superiori si avvicinarono speditamente a passo
di marcia, nel tentativo di sembrare impassibili.
D'ora in poi, annunci il commissario a tutti quelli che si
trovavano a portata d'orecchio voglio che tutti gli sforzi siano
concentrati sul ritrovamento di questo bastardo di Bramante.
Presumiamo che Falcone sia vivo. Quando Bramante
ha ucciso in passato, di solito ha messo ben in mostra la sua
opera. Finch ci non accadr - e speriamo vivamente non
accada - ipotizziamo che Falcone sia un ostaggio, non una
vittima. Voglio degli agenti sempre armati. Voglio un elicottero
di sorveglianza. E anche l'unit per la liberazione degli
ostaggi. Quella con le teste di cuoio.
Costa sbatt le palpebre.
Le teste di cuoio?
Esatto convenne Messina.
In citt c'erano due squadre della polizia di Stato specializzate
nella liberazione degli ostaggi, una concentrata sulle
trattative, l'altra addestrata appositamente per affrontare i
casi urgenti in cui erano coinvolti degli ostaggi. Messina stava
mettendo in chiaro che voleva la seconda. La squadra esisteva
pi per orgoglio che per necessit. Di solito spettava ai
carabinieri e ai servizi segreti occuparsi delle questioni di sicurezza.
Ma anche la polizia di Stato voleva ci che avevano
loro.
Se Leo  in ostaggio, osserv Peroni l'ultima cosa di cui
abbiamo bisogno  un gruppo di persone che puntano fucili
contro l'uomo che lo tiene prigioniero.
Adesso  anche un esperto in materia di ostaggi? sbrait
Messina. C' qualcosa su cui voi due non abbiate un'opinione?
Stiamo solo cercando di riferirle ci che riteniamo l'ispettore
Falcone avrebbe detto in simili circostanze soggiunse
Costa.
Leo Falcone se n' andato dalla questura contravvenendo
ai miei ordini! Ha soltanto peggiorato dieci volte le cose.
Messina abbass lo sguardo su Rosa Prabakaran. Fu un
gesto inopportuno. Sembrava che, in realt, non volesse affatto
vederla.
Cos' successo qui, Prabakaran? domand. Devo saperlo.
Subito.
Teresa Lupo si alz in piedi e gli conficc un dito tozzo nel
cappotto scuro di serge.
No, commissario, non ora. Ci sono protocolli e procedure
in situazioni simili. E verranno seguiti.
Messina agit una manona vicino al suo viso. Lei  qui in
veste di medico legale le url. Faccia il suo lavoro e io far il
mio. Voglio sapere.
Sapere cosa? domand Teresa, senza cedere terreno.
Costa si intromise.
L'agente Prabakaran non ha nulla da dirci sull'ispettore
Falcone. Non sapeva nemmeno che fosse stato rapito finch
qualcuno non gliel'ha detto stamattina.
Sono l'ufficiale in comando ed esigo un rapporto esauriente...
Oh, per piacere lo interruppe Teresa. Non ha gli occhi,
amico? Non vede cos' successo?
Si ricordi di stare al suo posto sibil Messina, allungando
un braccio robusto per toglierla di mezzo.
Costa osserv stupito quanto accadde in seguito.
Teresa Lupo sollev il braccio in quella che gli parve l'imitazione
passabile del gancio destro assestato con rapidit da
un pugile, colp Messina al mento, poi lo mand a gambe all'aria
tra le braccia di Bavetti, che riusc a malapena ad attutire
la caduta mentre l'uomo precipitava sul pavimento di pietra
del mercato.
Un malcelato mormorio divertito serpeggi tra gli agenti,
in uniforme e in borghese, che assistettero alla scena. Nessuno,
tranne Bavetti, mosse un dito per aiutare Messina. Teresa
si rivolse a Costa e Peroni: Pensate che Leo potrebbe essere
ancora vivo?
Prima Bramante non aveva fretta di ucciderlo insistette
Costa. Poi aggiunse, mentre lanciava un'occhiata a Messina,
mezzo stordito sul pavimento: Potremmo essere fortunati,
se avessimo qualcosa da offrirgli...
Tipo? chiese Teresa.
La verit su cos'accadde a suo figlio sugger Costa.
 ridicolo sbott Messina fuori di s, sbrigandosi a rialzarsi,
non ancora pronto a guardare in volto Teresa Lupo.
Se non trovammo la soluzione del caso quattordici anni fa,
che possibilit ci sono adesso?
Teresa scosse il capo delusa.
Per lei, commissario, sospetto che la risposta sia proprio
nessuna. Silvio?
Di Capua, che se la stava spassando, le rivolse un saluto
militare. Teresa gli lanci la cartella portadocumenti con un
movimento disinvolto.
Conosci la procedura. Cerca qualsiasi cosa sulla scena
del crimine che possa restringere la lista dei siti potenziali
lasciataci da Leo. Una volta che i signori qui presenti avranno
smesso i musi lunghi, sono sicura che ottimizzeranno i tempi
cercando di trovare i vivi invece di fissare a bocca aperta i morti.
Sar fatto rispose Silvio. E tu?
Teresa si pass sulla fronte il dorso della manona, poi emise
un lungo sospiro teatrale.
Se qualcuno vuole saperlo, ho un terribile mal di testa. Signore?
Le due poliziotte stavano aiutando Rosa Prabakaran ad
alzarsi. Teresa Lupo si avvicin loro a grandi passi, inducendo Bruno Messina a svignarsela.
Penso sia ora di lasciare questo posto al sesso debole disse
Teresa. Fatta eccezione per voi due aggiunse, indicando Peroni e Costa.
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
A quanto pareva, l'ospedale era gestito dalle suore, figure
silenziose e austere che vagavano indaffarate, accompagnando
i pazienti e trasportando le attrezzature e i raccoglitori
chiari di carta di manila nel labirinto di corridoi infiniti
che si dipartivano in tutte le direzioni. Si trattava di un bell'edificio
rinascimentale non lontano dal duomo, un solido
colosso decorato che, dall'esterno, sembrava pi un palazzo
che un luogo pensato per ospitare i malati o quelli che desideravano
unirsi a loro. Arturo aveva insistito per accompagnarla.
Erano seduti vicini su dure sedie di metallo in una
piccola sala d'attesa con l'intonaco scrostato e le finestre arrugginite
che davano su un cortile grigio e umido, i cui ciottoli
luccicavano a causa della pioggia incessante. C'erano altre
quattro donne in coda davanti a lei, che aspettavano
pazientemente con i loro pancioni, nascosti solo in parte dalle
riviste che leggevano attentamente.
Emily Deacon, che era ancora snella, ancora - nella sua
mente - solo in parte legata all'essere che cresceva dentro di
lei, le guard e prov un'indesiderata emozione violenta.
Anch'io sono cos, pens.  cos che diventer tra qualche mese.
Arturo, sempre attento, osserv: Scomparir tutto, sa. Il
peso. Di solito, perlomeno. So che le donne pensano che gli
uomini siano bestie interessate unicamente al loro aspetto.
Non  cos. Non riuscivo a staccare gli occhi da mia moglie
quando era incinta, e non nel senso che pensa lei. Era radiosa.
E l'unico modo in cui sono in grado di descriverla.
Non ci si sente particolarmente radiosi quando si vomita
alle sette del mattino. Agli uomini vengono risparmiate le parti peggiori.
Per un attimo, parve ferito. Gli aveva riferito la conversazione
che aveva avuto con Nic. Dopodich, Arturo aveva fatto
le sue indagini. Il modo in cui procedeva il caso depresse anche lui.
Non proprio comment Arturo.  solo che ci colpiscono
dopo, in modi pi sottili. A proposito, non voglio che si
preoccupi per Falcone. So che  una cosa stupida da dire e
che lo far comunque. Quando torneremo a casa, non voglio
che rimanga attaccata al computer tutto il giorno. O al telefono.
Staccher entrambi se si dimostrer ostinata.
Poi prosegu: Visto che  il momento di parlare a sproposito,
direi che la reazione di Raffaela non  stata esattamente
quella che mi aspettavo. Prima le cose andavano... bene tra
lei e Leo? Naturalmente, mi sto impicciando, quindi si senta
pure autorizzata a dirmi di andare al diavolo.
Non andavano d'accordo, affatto, pens. Leo e Raffaela
erano tornati da Venezia legati da un rapporto di dipendenza
in una certa misura inspiegabile. Leo aveva bisogno di
qualcuno che lo accudisse a causa della sua fragilit fisica. E
che era comprensibile. Ma la necessit di Raffaela di rivestire
quel ruolo - che, secondo Emily, non coincideva esattamente
con l'amore e l'affetto, che le erano stati negati per anni
- continuava a sconcertarla.
Non lo so, Arturo. Non sono mai stata una grande esperta
di relazioni prima di conoscere Nic.
Ne basta una sola. Quella giusta, la qual cosa pu essere
difficile da trovare, lo so. Ma lei ci  gi riuscita. I vecchi stupidi
vedono cose che erano sfuggite loro quando erano giovani
stupidi. Lo capisco. Non vedo l'ora di conoscere il suo Nic.
Sono sicura che le piacer.
Ne sono sicuro anch'io. E tuttavia va d'accordo con Leo!
Non mi dica che quell'uomo  cambiato. So che  impossibile.
Esce di notte per cercare di salvare questa giovane poliziotta
per la quale si sente responsabile, anche se non lo .
Cos'altro fa? Chiama la sua amante per dirle che  tutto finito.
E come?
Raffaela aveva raccontato tutto a colazione, con il volto
stravolto per la rabbia e le lacrime. Poi aveva insistito per
prendere un'automobile che la riportasse al suo appartamento
a Roma ad attendere gli sviluppi della vicenda.
Lasciandole un messaggio! esclam Arturo, facendo un
gesto ampio e incredulo con le mani.  questo il concetto di
gentilezza di Falcone? Chiamare a casa e lasciare un breve
messaggio nella segreteria telefonica per dire a una donna
che ti ama che  tutto finito, prima di andare incontro a un assassino
che spera di ucciderti?
Emily ci aveva gi pensato. Parecchio.
Credo che la considerasse una forma di gentilezza. Leo 
a disagio quando si tratta di questioni personali.
 vero. Ma capisce cosa intendo dire? E esattamente ci
con cui ebbi a che fare quattordici anni fa.  testardo come un
mulo, completamente indifferente ai sentimenti altrui e -
questo  l'aspetto di gran lunga peggiore - del tutto insensibile
anche verso s stesso. Essere distaccati non  necessariamente
una virt. A volte  assolutamente esasperante, un
modo per dire agli altri: "Potete preoccuparvi voi per me,
perch io non ne ho la minima intenzione."
Emily sorrise. Quell'uomo aveva imitato Leo alla perfezione.
Apprezzava moltissimo Arturo Messina.
E la cosa peggiore  ribatt Emily che ci si preoccupa
davvero per lui. Io lo faccio. E penso che lo faccia anche lei.
Perfino dopo tutti questi anni.
Certo! Chi vuole vedere un brav'uomo uscire nel cuore
della notte per andare incontro a dio solo sa cosa? Anche se discutemmo
parecchio. Per, aveva ragione lui. Comprendeva
Giorgio Bramante molto meglio di me. Se solo l'avessi ascoltato...
Con tutta probabilit, non sarebbe cambiato nulla. Leo
non era pi vicino alla risoluzione del caso del bambino scomparso
di quanto non lo fosse lei, vero?
Meglio una bella bugia che una brutta verit.
Come? chiese Emily.
Furono le ultime parole di Lucio Torchia. Anni fa, le
estorsi con le minacce al dottore che si trovava con lui. Ero
bravo a minacciare. Mi creda. Naturalmente, Leo ne era gi
al corrente, anche se non ne sapeva pi di prima.
Ormai le quattro donne davanti a loro se n'erano andate.
Di certo sarebbe arrivato ben presto il suo turno.
Ero un poliziotto prosegu. Ero abituato all'idea che l
fuori ci fossero delle brutte verit. Ma qualcosa in quel caso
mi trasse in inganno. Mi ritrovai a cercare delle belle bugie.
L'illusione che l'amore paterno fosse sempre perfetto, sempre
innocente, soprattutto quando proveniva da un uomo
intelligente del ceto medio apparentemente buono come
lui.
Non abbiamo la certezza che non lo fosse.
Pu darsi. Ma c'era qualcosa che non andava in Giorgio
Bramante e, nella fretta, mi rifiutai di ammetterlo. Perch?
Perch non volevo. Perch non potevo sopportare l'idea, non
potevo tollerare il pensiero che, in qualche modo, il responsabile
sarebbe potuto anche essere lui.
Nervosamente, stropicci l'impermeabile sulle ginocchia.
Leo non ha mai fatto questi giochetti. Non ha mai dovuto
imparare che facevano parte della crescita, per un padre e
per un figlio. Che entrambi avevano bisogno di belle bugie
tra loro, perch senza quelle menzogne c'erano solo l'oscurit
e il buio a colmare le loro vite quando le cose andavano
male. Allora provavo compassione per Leo per questo motivo.
Ne provo ancora adesso. Di tanto in tanto, abbiamo bisogno
di ingannarci.
La porta dell'ambulatorio si apr. Un'infermiera fece loro
cenno di entrare.
Prego dio che riescano a trovare Leo prima che venga
commesso altro male si affrett ad aggiungere Arturo. E
questa sar la nostra ultima parola sull'argomento finch il
suo Nic non sar qui.
Emily entr, consapevole che, in qualche modo, sedersi su
quella sedia dura aveva acuito il suo dolore. Il medico era
una donna: magra, sui cinquantacinque anni, con addosso
un maglione scuro e un paio di calzoni neri. Sembrava seccata,
troppo impegnata per rispondere a domande stupide che
le avrebbero fatto perdere tempo.
Dopo che Emily ebbe esposto brevemente il suo caso, la
dottoressa chiese in modo perentorio: Quale pensa sia il
problema?
Ho avuto una piccola perdita di sangue. Tre giorni fa. E
poi di nuovo stamattina.
Sono cose che capitano disse stringendosi nelle spalle.
Il suo medico di Roma non gliel'ha detto?
Si  premurato di farlo.
Allora si tratta di un uomo. Si sente a suo agio con lui?
Non del tutto ammise.
La dottoressa sorrise.
Naturalmente no.  la sua prima esperienza. Dovrebbe
avere una donna con cui parlare. Ci rende tutto molto pi
semplice. Signora, deve esserci un motivo se  venuta qui. Per
piacere.
Ho un leggero crampo al fianco.
L'espressione della dottoressa cambi.
Persistente?
Negli ultimi giorni non mi ha quasi mai dato tregua.
Di quante settimane  incinta?
Sette, forse otto.
Dove sente di preciso il dolore?
Emily indic il punto. Qui. Mi tolsero l'appendice quando
ero adolescente.  quasi nello stesso posto. Forse...
L'appendice  una sola.
Le pose altre domande, quelle personali a cui adesso Emily
stava iniziando a rispondere abilmente quasi senza pensarci.
Con una donna era pi facile.
Poi la dottoressa fece una smorfia.
Che mi dice della spalla?  rigida? E forse slogata?
S rispose, spaventata dal collegamento stabilito dalla
donna. Non le era mai passato per la mente di correlare le
due sensazioni. Pensavo di essermela distorta.
Ha mai sofferto di infiammazioni pelviche?
Era una domanda troppo intima.
Ho avuto la clamidia quando avevo vent'anni. Non era
nulla di serio. Dissero di averla curata con gli antibiotici.
La donna prese degli appunti.
Il suo medico romano le ha posto queste domande?
No.
La donna annu, si alz e infil una mano nell'armadietto
dei medicinali vicino alla scrivania, estraendo una siringa.
Naturalmente, dovremo fare un esame del sangue. E gli
ultrasuoni. Di un tipo speciale, credo. Qui disponiamo di tutte
le attrezzature. E suo marito?
Il mio compagno lavora.
Che cosa conta il lavoro? Dovrebbe venire. E una faccenda
importante.
Avevano parlato solo un'ora prima. Nic sembrava cos preso
dalla ricerca di Leo Falcone che era impossibile distrarlo.
Ho un amico con me. Mi aspetta fuori.
La donna si avvicin. Aveva un forte odore di sapone antiquato.
L'ago affond nel suo braccio. Come sempre, Emily rimase
stupita da quanto fosse scuro il sangue nella vita reale.
Cosa c' che non va?
Tra poco spero lo sapremo. Il suo amico pu portarle alcune
cose?
Spalanc gli occhi.
Devo essere ricoverata?
La donna sospir e guard le carte sulla scrivania.
Emily, avere bambini  un gioco d'azzardo. Sotto certi
punti di vista adesso le probabilit sono pi alte, perch ne
sappiamo di pi. Sotto altri, sono pi basse, a causa delle nostre
abitudini e di piccoli demoni come la clamidia. A volte,
gli eventi hanno delle conseguenze anche molto tempo dopo
che li abbiamo dimenticati.
La dottoressa fece una pausa, chiedendosi, parve a Emily,
se proseguire o meno.
Mi ascolti, disse lei  una donna intelligente. Non credo
che questo pensiero non le sia mai passato per la mente.
Nel nostro meraviglioso mondo civilizzato una gravidanza
su cento  extrauterina. Sono pi comuni tra le donne che
hanno sofferto di infiammazioni pelviche. I sintomi sono... i
suoi sintomi. Vuole la verit?
No, pens. Una bella bugia. La donna era al telefono e parlava
rapidamente e con autorevolezza.
Voglio la verit disse quando la telefonata fin.
Vedremo cosa diranno gli ultrasuoni. Se nel suo utero c'
un bambino, bene. Rester qui, io bader a lei e possibilmente
non ci sar nulla di cui preoccuparsi, anche se non se ne
andr finch io non sar d'accordo. Se l'utero  vuoto, si tratta
di una gravidanza extrauterina. Il suo bambino si trova nel
posto sbagliato, dove non pu sopravvivere. In questo caso,
cercher di assicurarmi che possa concepire di nuovo. Spesso
diventare genitori  una questione di costanza, e lo dico in
quanto madre io stessa.
Emily si sent infreddolita e debole.
Il mio nome  Anna. La prego di chiamarmi cos.
La dottoressa protese una mano affusolata e abbronzata.
Emily la strinse e scopr che le sue dita erano calde ed energiche.
Anna disse.
 proprio sicura di non voler chiamare il suo compagno
a Roma?
C'era gi una suora alla porta. Teneva in mano un camice
grigio dell'ospedale e una cartelletta chiara di carta di manila.
Dietro di lei c'era Arturo Messina, che si sporgeva per guardare
all'interno della stanza. Sembrava curioso, apprensivo e,
per una volta, smarrito.
Emily comunque non riusciva a pensare ad altro che a
Nic, intento a far fronte a un'indagine che stava andando a
rotoli, preoccupato a morte per la scomparsa di Leo Falcone,
un uomo che, come aveva capito da tempo, era diventato
una specie di padre putativo per lui.
Sicura rispose.
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
Erano seduti in un grande bar vuoto dietro l'angolo del
mercato del Testaccio a rimescolare tre ottimi caff. Teresa
aveva gi fatto cenno al cameriere di portarne un altro e stava
finendo rapidamente di sgranocchiare un dolce al miele e
alle nocciole grosso come il suo pugno.
Allora, adesso che ti sei giocata il posto, le chiese Peroni
che tipo di carriera stavi pensando di intraprendere? Quella
di capo dei negoziati per riconciliare le parti o cosa? Hai presente
quel genere di faccende? Due persone che non si possono
soffrire entrano in una stanza e tu affermi che, se non promettono
di amarsi alla follia quando se ne andranno, le
riempirai di botte.
Messina, Messina protest Teresa, facendo una pausa
per mangiare un grosso boccone. Te l'ho detto. Quell'uomo
 gi condannato. Non credo sia giusto prendere a calci le
persone quando sono a terra, ma non c' nulla di male nel dar
loro una piccola gomitata, vero? Questa donna  imbattibile
nelle pubbliche relazioni, ragazzi. Stamattina ho fatto pubbliche
relazioni alla grande, con persone con cui non osereste
nemmeno parlare. A Messina sono rimasti tre giorni, forse
quattro, non di pi. Una volta che questo pasticcio sar finito,
qualsiasi sar l'esito, lo manderanno a Ostia a prendere appunti
per il comitato incaricato di progettare la nuova generazione
di multe per divieto di sosta. Secondo me, sopravvalutano
le sue capacit ma, per il momento, lascer correre.
Nell'arco di dieci minuti, avevano fatto parecchi progressi.
Essere liberi dai vincoli della questura, senza dover rispondere
a nessuno, rese pi semplice agire in fretta. Mentre
erano usciti dal mercato, Teresa aveva dato voce all'insoddisfazione
crescente nei confronti di Messina che serpeggiava
nei piani alti della questura. Poi, dopo aver brevemente convenuto
sulle opzioni che gli rimanevano, avevano fatto tre
telefonate per ingraziarsi i giornalisti che conoscevano: della
radio, della televisione e di un quotidiano. Era importante
che la notizia uscisse subito. C'era un unico punto su cui loro
e Bruno Messina erano d'accordo: finch non fosse saltato
fuori un cadavere, avrebbero dato per scontato che Leo Falcone
era vivo. Prabakaran e Uccello erano rimasti nelle mani
di Bramante per pi di dodici ore. Non era un uomo a cui
mettere fretta.
Pensate davvero che questa ipotesi fantasiosa su una
nuova pista che riguarda il figlio impedir a Bramante di fare
del male a Leo? chiese Teresa.
La storia, una pura invenzione, sarebbe stata diffusa dalla
radio e dai sommari dei telegiornali nel giro di un'ora, e dalle
edizioni del primo pomeriggio dei giornali.
Costa si strinse nelle spalle.
Forse per un po'. Non pu nuocere in nessun modo. Bramante
deve essere curioso, vero? Leo pensava che quell'uomo
si sarebbe arreso se solo avesse saputo la verit. Inoltre,
deve capire che, se uccider un ispettore di polizia, non dedicheremo
molto tempo a indagare su quanto accadde ad
Alessio.
Leo non  pi lui sottoline Peroni.
Non ne sono poi cos sicuro disse Costa.
Nic, esclam Teresa sconvolta  uscito nel cuore della
notte per far liberare quella povera ragazza. Chi poteva sapere
se quel bastardo non avrebbe ucciso entrambi?
Fu Peroni a parlare.
No. Bramante non l'avrebbe fatto.  cattivo, ma entro le
sue regole. Che, sospetto, siano incise nella pietra.
Ha rapito la povera Rosa! obiett Teresa. E tutto il resto!
Ecco che tipo di uomo .
Costa ramment le parole di Falcone mentre se ne andava
la notte precedente. Gli aveva detto di eseguire delle verifiche
su Bramante prima che iniziasse l'incubo. Aveva armeggiato
con i database per alcuni minuti prima che Prinzivalli
desse l'allarme.
 quel tipo d'uomo convenne Costa. O, perlomeno,
potrebbe esserlo. Leo mi ha chiesto di eseguire delle ricerche
per appurare se avessimo qualcosa a suo carico prima della
scomparsa di Alessio.
Allora? chiese Peroni.
Costa fece una smorfia.
Non si tratta di niente di rilevante. Un paio di anni prima
vennero presentate delle denunce per molestie sessuali da
parte di due studentesse.
Si tratta di qualcuno di nostra conoscenza? domand
Teresa.
No. E non vollero nemmeno spingersi oltre. Qualcuno
aveva parlato con l'universit e si era sentito propinare la solita
storia: le studentesse si inventavano in continuazione
quel genere di bugie. Fu impossibile dimostrare la verit in
un senso o nell'altro.
Questo non ci aiuta, Nic osserv Peroni, deluso. Probabilmente,
succede davvero in continuazione.
Con che frequenza? ribatt Costa. L'agente che and
all'universit aveva scoperto che erano state presentate anche
altre denunce per molestie sessuali. Affrontarono la questione
internamente. Dissero che non potevano rivelare i
dettagli. Per motivi legali. Le due studentesse che si rivolsero
a noi non vollero portare avanti la denuncia. Avrebbe avuto
effetti negativi sulla loro laurea. Quindi la faccenda si
chiuse l.
Costa rimescol i fondi del caff e trattenne l'impulso di ordinarne
un altro. Anche se Bramante era un predatore sessuale,
era difficile immaginare come quell'informazione avrebbe
potuto aiutarli in quel momento critico: dovevano scoprire cos'era
accaduto al figlio. Per, avrebbe potuto spiegare le abitudini
della moglie con i coltelli.
Quanto tempo ci metteranno a vagliare la lista dei siti di
Leo? chiese Teresa.
Un giorno, forse due rispose Peroni. Sar un'impresa
lunga e faticosa.
Non vorrei restare rinchiusa per due giorni sottoterra in
un luogo infernale con Leo mormor. Mi farebbe impazzire,
anche se ho imparato ad apprezzarlo. Posso convincere
Silvio a restringere l'elenco. Forse a Rosa verr in mente qualche
dettaglio. Ma non abbiamo molto tempo, signori.
Tuttavia... Costa era ancora alle prese con un aspetto nascosto
del caso.
E se non fosse Leo ci che vuole davvero? ipotizz. Se
fosse solo il mezzo per ottenerlo?
Alludi ad Alessio? chiese Teresa, arricciando il nasone nel
modo che Costa aveva imparato a conoscere, con un'espressione
di intensa incredulit.
Pu darsi. Ho solo la sensazione che, se il suo unico scopo
fosse stato uccidere Leo, ormai l'avrebbe gi fatto. Ieri o l'altroieri.
E inoltre di questo era sicuro credo che anche Leo la
pensi allo stesso modo. Era curioso: ecco il vero motivo che
spingeva Bramante ad agire. Lo  sempre stato, ma non ha
voluto farcelo sapere.
Troppe chiacchiere intervenne Peroni. Ci siamo liberati
di Messina. Possiamo fare tutto quello che vogliamo, maledizione.
Allora, cosa proponete? Torniamo sul colle?
Alessio non si trova sul colle replic Costa. Non credo
che sia mai stato l, non quando lo stavano cercando. Altrimenti
l'avrebbero trovato.
E allora dov'? voleva sapere Teresa.
E se, per qualche motivo, Alessio fosse stato troppo spaventato
per tornare a casa?
Lo guardarono dubbiosi.
Abbiate un attimo di pazienza disse e sottoline il concetto.
La maggior parte delle vie che partivano dalla cima dell'Aventino
non avrebbero attirato Alessio Bramante. Il Clivo
di Rocca Savella era sicuramente troppo ripido e angusto per
allettare un bambino spaventato in fuga dal suo stesso padre.
Le strade che conducevano a via Marmorata sarebbero
passate troppo vicino a casa sua.
C'era un'unica direzione possibile: quella che portava al
Circo Massimo e alla vasta folla radunata l in quel periodo,
una marea di persone tra le quali un bambino spaventato
avrebbe potuto sicuramente smarrirsi.
Sarebbe finito nel campo dei pacifisti. Non avrebbe potuto
recarsi in nessun altro posto. Costa guard Teresa. Emily
mi ha detto che quando eri giovane partecipavi a eventi simili.
Ha pensato che magari potessi essere stata l.
Teresa Lupo arross sotto lo sguardo stupito di Peroni. Costa
si rese subito conto che si trattava di una parte del suo
passato di cui non avevano mai parlato.
Allora ero una ribelle confess. Lo sono ancora. Solo
che lo nascondo bene.
Davvero? chiese Peroni con un sospiro rassegnato. Tu
eri l quando accadde tutto questo?
Teresa trasal.
No. Mi dispiace. Mi chiesero di andare. Ma in quel periodo
mi trovavo al lido di Jesolo e condividevo una tenda piccolissima
con un irsuto studente di medicina ligure che si riteneva
- erroneamente, vorrei sottolineare - un dono di dio
per le donne.
Peroni si schiar la voce e ordin un altro caff.
Perfino Lenin andava in vacanza, Gianni prosegu Teresa
sulla difensiva.
Non in tenda con degli irsuti studenti di medicina borbott
Peroni.
Oh, per amor del cielo sbott Teresa. Ti chiedo scusa.
Ho avuto una vita prima di incontrarti. Mi dispiace. Eravamo
tutti gi nati prima. Ricordi? Cosa diavolo facevate voi due
quattordici anni fa? D'accordo, Nic. Nel tuo caso, posso rispondere
io. Andavi a scuola. E tu?
Peroni fissava il barista intento a preparare il suo caff
macchiato con la macchina argentata.
Avevamo appena avuto il nostro secondo figlio. Come
Leo, ero un sovrintendente in attesa di sostenere gli esami
per diventare ispettore. Avevo ottenuto un congedo di paternit
di tre settimane, pi di quanto mi spettasse, ma delle
persone ai piani alti erano in debito con me. Il tempo era stato
bello, da maggio fino a settembre. Me lo ricordo molto
chiaramente. Pensavo... Fece una smorfia. Pensavo che la
vita non fosse mai stata cos bella e che tutto sarebbe proseguito
cos per sempre.
Anche Costa ricordava quell'anno. Fu allora che suo padre
inizi a prendere i primi misteriosi appuntamenti con i
dottori, dando il via a una tragedia personale lenta e inesorabile
che sarebbe andata avanti per pi di un decennio.
Fu una bella estate convenne Teresa. A meno che non
si avesse la sfortuna di abitare sull'altra sponda dell'Adriatico.
Rimasi per due settimane in quella stupida canadese con
un idiota che non mi piaceva nemmeno. Sapete perch? Non
potevo sopportarlo. Non riuscivo pi a pensare a tutti gli orrori
che avvenivano allora. Non era passato molto tempo
dalla caduta del muro di Berlino e ci eravamo tutti adagiati
sugli allori per un paio d'anni in attesa che il paradiso globale
della felicit e del benessere si rivelasse. Cosa abbiamo ottenuto?
Guerre e massacri. Sempre pi follia con il passare
dei giorni. Il conflitto balcanico, un piccolo promemoria del
fatto che il mondo non era il luogo sicuro e confortevole che
tutti sognavamo. Passammo da un estremo all'altro in un
batter d'occhio e, per quanto ci provi, non ricordo un granch
di quanto accadde nel frattempo.
Teresa scosse il capo.
Ci andai perch stavo scappando. Mi dispiace.
Non  un problema. Era una vana speranza.
Puoi dirlo forte. Dovevano esserci migliaia di persone
laggi!
Costa aveva controllato anche quello.
Le autorit dissero duemila. I manifestanti dissero diecimila.
Le autorit mentono. Lo fanno sempre.
Divor l'ultimo boccone del dolce.
Bada bene, diecimila sono parecchi. Pensavi davvero che
mi sarei ricordata di un bambino che vagava con aria smarrita?
Non hai partecipato a molte manifestazioni, vero? Sono
piene di bambini smarriti, di tutte le et. Sono uno specchio
della realt, ma amplificata. C' confusione dall'inizio alla
fine.
Immagino... disse lui, sovrappensiero.
Peroni fissava il nuovo caff. Allora, cosa diavolo facciamo
adesso?
Falcone avrebbe ottenuto pi risultati di loro. Non si sarebbe
limitato a immaginare dove avrebbe potuto vagare
Alessio. Avrebbe guardato avanti, nel tentativo di capire come
quell'informazione avrebbe potuto essere estrapolata
dal mondo perduto e nebuloso di quattordici anni prima.
I giornali devono aver scattato delle foto disse Costa
quasi senza pensarci. Potremmo provare nei loro archivi.
Nic, protest Peroni quanto ci vorrebbe? E quanto
pensi sarebbero disposti ad aiutare due agenti fuori servizio
e un'impicciona di medico legale?
Abbiamo appena fornito a tre giornalisti delle grandi
storie! obiett Teresa.
Per il nostro tornaconto prosegu Peroni. Non sono
stupidi. Non pensano che lo stiamo facendo per altruismo.
Avvoltoi esclam Teresa con violenza, cos ad alta voce
che il cameriere scocc loro un'occhiata preoccupata.
Gli avvoltoi svolgono una funzione sociale le ricord
Peroni, ma ormai Teresa stava saltellando su e gi sulla sedia
con eccitazione incontenibile, sparpagliando briciole dappertutto.
Voi due avete proprio vissuto nella bambagia. I mezzi di
informazione non sono costituiti solo da un branco di amici
dei politici con addosso completi alla moda. Ora che ne dite della
stampa radicale? Loro si trovavano sicuramente l.
Peroni le rivolse la sua occhiata pi condiscendente.
Intendi dire capelloni come quello con cui condividesti
la tenda? Teresa, ascoltami, tesoro mio. La stampa radicale ci
odia ancora pi degli altri.
Non quando siete con una di loro disse maliziosamente.
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
La sede del giornale si trovava in un piccolo ufficio al primo
piano sopra un negozio di animali in vicolo delle Grotte,
a mezzo minuto a piedi da Campo de' Fiori, in una zona di
Roma in cui stavano rapidamente prendendo il sopravvento
gli extracomunitari e i turisti. Sulla ripida scala interna,
Costa, che aveva vissuto l vicino qualche anno prima e aveva
avuto difficolt a pagare l'affitto perfino allora, mormor
qualcosa a proposito del fatto che si trattava di una sede costosa
per una pubblicazione settimanale dedita alla causa
delle masse oppresse.
Fraintendi la natura patrizia dei socialisti italiani afferm
Teresa, facendo due gradini alla volta, apparentemente
ansiosa di familiarizzare di nuovo con una parte perduta del
suo passato. Qui si tratta di elevare il proletariato a un livello
che soddisfi i loro criteri, non di degradarlo a quello della
plebe.
In cima alle scale c'era un uomo anziano, alto e sparuto, con
un viso lungo e aristocratico e capelli grigi e ribelli che si
stavano diradando. Nelle mani ossute reggeva un vassoio con
sopra quattro bicchieri pieni di vino. Non erano ancora le undici
del mattino.
Se fossero carabinieri, non permetterei loro di entrare qui
dentro, sai proclam con un tono di voce acuto e flautato di
origine chiaramente alto borghese. Ho ancora i miei princpi.
Sono Lorenzo Lotto. S, lo so a cosa state pensando. 
quello di cui si legge in continuazione sui giornali? Il ricco
rampollo di quella famiglia di crudeli oppressori che inquinano
il Veneto con le loro fabbriche? E proprio lui. Dovrebbero
trovare qualcosa di meglio da scrivere. Una persona
non pu scegliersi i genitori.
Porse loro il vassoio.
Pensavo al pittore disse Costa.
Gli occhi piccoli e luccicanti di Lotto lo guardarono dall'alto
in basso.
 straordinario, Teresa esclam l'uomo. Dovevo immaginare
che saresti riuscita a trovare l'unico poliziotto di
Roma con un briciolo di cervello. Quel Lorenzo mor in povert,
scarabocchiando numeri sui letti di un ospedale per
mantenersi, anche se era un uomo e un artista migliore di Tiziano.
Sono un semplice rivoluzionario, un piccolo ma importante
ingranaggio della macchina del proletariato. Bevi,
ragazzo. Tieni a bada la tua intelligenza altrimenti conterai
graffette in questura per tutta la vita.
 un po' presto per noi, Lorenzo osserv Teresa.
Via, via. Questo proviene dalla tenuta privata della famiglia
crudele. Non potete nemmeno acquistarlo nei negozi.
Inoltre, bisognerebbe sempre bere quando si incontra un ex
amante. Ottunde i sensi e dio solo sa se ne abbiamo bisogno
entrambi.
Teresa arross.
Questa giornata non fa altro che andare di bene in meglio
protest Peroni entrando davanti a loro.
Prima avevano telefonato per appurare di che materiale risalente
agli anni Novanta fosse in possesso il giornale. Teresa
era sembrata speranzosa. Nonostante il suo nome, La crociata
popolare non era popolare, sebbene costituisse una crociata
per il suo ricco proprietario. Tuttavia aveva un archivio meticoloso
della sua storia quarantennale e, a differenza di quasi
tutti i piccoli settimanali di sinistra, non riempiva le sue pagine
esclusivamente di colonne di testi fitti e illeggibili. Diversi
fotografi famosi avevano iniziato la loro carriera lavorando
per Lorenzo Lotto in cambio di un salario da fame, lo stretto
necessario garantito dai sindacati. Perfino Pasolini aveva inviato
del materiale di quando in quando durante il breve periodo
di gloria della testata agli inizi degli anni Settanta.
Mentre Lotto li conduceva attraverso quella che passava
per la direzione - una stanza in cattivo stato con quattro scrivanie,
tre delle quali vuote - le speranze di Costa iniziarono
a scemare. Di tanto in tanto aveva letto lui stesso La crociata.
Le foto erano belle. E numerose. Ci sarebbe voluta sicuramente
un'intera biblioteca per catalogare tutti i negativi, le
copie a contatto e le stampe accumulati nel corso degli anni.
Lotto li condusse nell'angolo in cui l'unico membro visibile
del personale - una giovane minuta e dall'aria timida - era
seduto davanti al gigantesco schermo di un computer, intento
a lavorare a quello che sembrava il prossimo numero. Un
titolo che metteva in risalto una notizia sulla corruzione del
governo spiccava sulla prima pagina a caratteri cubitali di
un rosso acceso.
Katrina, disse l'uomo a bassa voce  ora che tu vada a
comprarti dei vestiti.
La ragazza gli scocc un'occhiata perplessa, come intimorita.
Tieni.
Lotto si infil una mano in tasca ed estrasse un rotolo di
banconote. La ragazza le prese, sorrise e sgattaiol verso la
porta.
La ridistribuzione della ricchezza sussurr Lotto. Pago
loro ci che impongono i sindacati. Ma, in realt, sono come
figli per me. Gli unici che abbia.
Le foto, Lorenzo gli ricord Teresa.
Lo so.
L'uomo pigi alcuni tasti del computer, poi fece loro cenno
di raggiungerlo. Su invito di Lotto, Costa si sedette sulla
sedia di Katrina e guard lo schermo. C'era una cartella denominata
"Archivio". Quando ci clicc sopra, comparve un
modulo di iscrizione.
E adesso? chiese.
Lo Stato verr abbattuto dalla sua stessa ignoranza della
tecnologia moderna sottoline Lotto. Potrei trascinare qui
un ragazzino di tredici anni dalla strada e ne saprebbe pi di
lei.
Parole chiave, pens Costa. Indizi. Bisognava digitarle.
Quello stupido computer cercava di indovinare ci che intendevi
dire.
Tutte le foto passate per le nostre mani sono salvate qui
dentro da qualche parte si vant Lotto. Non solo quelle
che abbiamo pubblicato. Tutte. Per quarantatre anni. Mie costato
una fortuna, senza dubito perfino che riuscirei a tenere
in piedi questo posto.
Adesso siete un'agenzia fotografica? chiese Teresa.
E anche... Perch no? Engels faceva l'impiegato a Manchester
quando si dava da fare per impedire a Marx e alla sua
famiglia di morire di fame a Londra. Laboriosit e investimenti,
Teresa. So che di questi tempi non vanno di moda...
Costa digit "campo dei pacifisti".
Apparvero sullo schermo quelle che sembravano un milione
di foto minuscole.
Tipico del liberalismo debole esclam Lotto. Materialismo
dialettico, ragazzo. Le idee verranno solo da condizioni
materiali precise. Non da oscuri concetti generici.
Mi sembra mio padre sbott Costa.
Ah, replic Lotto, per la prima volta cordialmente pensavo
fosse lei.
Si sporse in avanti e gli sussurr nell'orecchio.
Sa in che anno cercare?
Naturalmente.
E dispone di una data precisa?
Certo.
Bene. Perch non ci prova?
Costa digit il giorno esatto.
Lo schermo si riemp di nuovo di altrettante foto.
Lotto si protese in avanti e guard lo schermo.
Allora disponevamo di cinque fotografi diversi che ci
fornivano il materiale. Tutti vogliono le loro foto sui giornali,
vero?
Quante sono? chiese Costa.
Guardi lo schermo! Quattrocentosessantotto. Tredici rullini
da trentasei scatti ciascuno, naturalmente compresi quelli venuti male e vuoti. Costa di pi cancellarli che tenerli. Dovrebbe
ritenersi fortunato. Adesso siamo tutti digitalizzati.
Non badi alla qualit, apprezzi la grandezza. E moltiplicata
per dieci, se si guardano le foto al giorno d'oggi.
Costa clicc l'anteprima della prima immagine, che si allarg
fino a riempire lo schermo. Avrebbero potuto trovarsi
davanti a qualsiasi cosa. Un concerto rock. Una manifestazione.
Un campeggio del fine settimana. Solo centinaia e
centinaia di persone tranquille, apparentemente felici sotto il
sole.
Che mi dice dell'ora? chiese Costa.
Mi dispiace. Non rimaneva impressa sulla pellicola.
E se gli chiedessimo: "Trovami un bambino con una maglietta
particolare"? gli domand Teresa.
 una macchina rispose Lotto severamente. Avete intenzione
di bere il mio prosecco o no?
Pi tardi rispose Teresa.
L'uomo borbott qualcosa di impercettibile e si allontan.
Teresa e Peroni si sedettero entrambi a fianco di Costa e iniziarono
a scorrere le decine di anteprime delle foto davanti a
loro.
Se riusciamo a esaminarne cinque al minuto, avremo finito
tra meno di due ore disse Peroni come se fosse una
buona notizia.
Costa inizi a passare rapidamente in rassegna i rullini del
primo fotografo. Un terzo abbondante degli scatti digitalizzati
dalle macchine di Lotto erano inutili: sfocati e fortuiti. Gli
altri erano perlopi banali. Certi erano semplicemente belli:
foto nitide, acute e ironiche di persone che non sapevano di
essere inquadrate, scatti rubati all'insaputa dei soggetti con le
sfumature originarie dell'estate ancora vivide, immortalate.
Dopo mezz'ora, con la mano destra che iniziava a essere
stanca, Costa premette un tasto e apr un altro rullino. La pellicola
era cambiata. La luce era diversa, pi datata, pi dorata,
del tipo che illuminava Roma quando il giorno stava per
finire.
Clicc su altre cinque immagini, poi si ferm. Per un attimo,
nessuno di loro parl.
Il bambino si trovava al centro dell'inquadratura e, per
una volta, era un soggetto che guardava l'obiettivo. Portava
ancora la maglietta che tutti avevano finito per associare al
caso, quella con la stella a sette punte della scuola elementare
di Santa Cecilia. Era Alessio Bramante nelle prime ore della
sera di quel giorno fatale, quando tutti gli agenti di Roma,
della Polizia di Stato e dei carabinieri, lo stavano cercando.
Teneva per mano una donna di mezza et, sciatta e sovrappeso,
con un'espressione vacua e piuttosto perplessa sul
volto scialbo. Indossava quel tipo di camicione rosa lungo di
cotone che Costa si aspettava e dei sandali. Accanto a lei c'era
un uomo scheletrico e dall'aria malaticcia, forse sui cinquantanni,
forse pi vecchio, con un viso abbronzato ed emaciato
e una barba grigia e incolta che faceva il paio con gli sparuti
ciuffetti di capelli che gli spuntavano sulla testa.
Nessuno dei due pareva somigliare neanche lontanamente
a qualcuno dei testimoni o degli individui connessi al caso
di cui Costa aveva visto e cercato di ricordare le foto.
Ma l'aspetto peggiore Peroni lo espresse a parole.
Santo cielo! esclam con un sospiro. Abbiamo frainteso
tutto fin dall'inizio, vero?
Fissarono lo schermo, lieti che fosse stato lui ad aver avuto
il coraggio di dirlo.
Pensavo che stessimo cercando un bambino indifeso
disse Peroni, completando il corso dei loro pensieri.
 solo una foto gli ricord Teresa.
Lo era davvero. La foto di un bambino di non pi di sette
anni, in posa, con i lineamenti alterati da un'espressione di
puro odio, di una violenza inimmaginabile e inespressa diretta
contro l'obiettivo.
Era il figlio di Giorgio osserv Peroni.
Forse lo  ancora soggiunse Costa.
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
Tornato in questura, Bruno Messina stava iniziando ad
avere l'impressione di tenere la situazione un po' pi sotto
controllo. Adesso era seduto a capotavola nella sua sala riunioni,
un luogo pi piccolo e intimo rispetto ai locali ampi e
disordinati preferiti da Falcone quando parlava con la sua
squadra. Messina era un fautore della delega: faceva ai suoi
immediati subalterni esami minuziosi, dopodich loro - nel
gergo comune - "riversavano" le sue richieste, e la pressione,
sui sottoposti.
Bavetti era l con due uomini di sua scelta, insieme a Peccia,
il capo di una squadra di teste di cuoio, e il suo vice. Con
sommo dispiacere di Messina, la scientifica aveva deciso di
essere rappresentata da Silvio Di Capua del laboratorio di
medicina legale, al posto dell'assente Teresa Lupo. Pens che
si sarebbe occupato di lei successivamente. In quel settore
della questura aleggiava un'atmosfera di ammutinamento, e
sicuramente la donna ne era la diretta responsabile. Per,
tecnicamente, erano dipartimenti separati, che rendevano
conto a funzionari civili. Gli ci sarebbe voluto un po' di tempo
e una discreta opera di persuasione per ottenere un risultato.
Di Capua aveva portato alla riunione un individuo calvo,
allampanato e dall'aria bizzarra, che lavorava per l'universit
e si present come "dottor Cristiano". La strana coppia era
arrivata con un computer portatile, una serie di cartine della
citt e un rapporto stilato principalmente da Peroni la sera prima.
Lasciatemi mettere bene in chiaro disse Messina aprendo
la riunione che le mie priorit in questa indagine sono la
liberazione tempestiva e l'incolumit dell'ispettore Falcone.
Non bisogna lesinare su nulla per raggiungere quello scopo.
N sulle spese n sulle risorse. Intesi?
Gli agenti annuirono seriamente.
Silvio Di Capua, che chiaramente aveva imparato dal suo
capo, rote gli occhi e afferm: Be'... s! Mi avete trascinato
via dal mio lavoro per dirmi questo?
Voglio che le nostre priorit siano chiare insistette Messina.
I vivi - ammesso che Leo sia davvero ancora vivo - vengono
prima dei morti. Devo cercare di ricordarmelo in futuro.
Che novit ci sono, Bavetti? lo interruppe Messina.
L'ispettore si schiar la voce e assunse un tono formale.
Due agenti specializzate stanno interrogando a fondo
Prabakaran. Si tratta di un processo lento e paziente, come da procedura.
Non voglio che sia troppo lento e paziente si intromise Messina.
Naturalmente.
Ha detto qualcosa?
Sta dicendo parecchio, signore. L'agente si sta
dimostrando estremamente disponibile date le circostanze.
Prabakaran  una poliziotta coraggiosa e scrupolosa...
Mi dispiace interrompere questa agiografia, intervenne
Di Capua ma per caso Prabakaran ha qualche idea di dove
sia stata tenuta prigioniera?
Non ci siamo spinti fino a quel punto disse Bavetti, sorpreso
per essere stato interrogato dal medico legale.
Be', cosa diavolo le state chiedendo? domand Di Capua.
Quella donna  stata violentata. Si trova con due agenti
specializzate, addestrate per occuparsi di casi simili. Stanno
ripercorrendo con prudenza quanto  accaduto...
Bene, prosegu il medico legale permettetemi di sottolineare
due cose. Primo, sappiamo che  stata violentata e da
chi. Secondo, Falcone  scomparso. Chiedere a questa donna
i dettagli del suo stupro non ci aiuter a trovarlo. Abbiamo
bisogno di un luogo. Abbiamo bisogno di fatti.
Bavetti si strinse nelle spalle.
Ci sono procedure...
Che vadano a farsi fottere le procedure!
Di Capua guard Bruno Messina con aria implorante.
Come pensate si sentir Prabakaran se alla fine di tutto
questo si scoprir che Leo  morto? Soprattutto se nella sua
mente si annidasse il dubbio che avrebbe potuto salvarlo.
Messina annu.
Non ha tutti i torti disse il commissario. Devo ammettere
che si  espresso con il solito garbo dei medici legali, per
non ha tutti i torti.
Grazie prosegu Di Capua, indicando con un cenno del
capo Peccia, in uniforme, e il suo collega. Adesso, per piacere,
ci spieghi perch quegli uomini armati si trovano qui.
Siamo qui rispose freddamente Peccia su richiesta del
commissario Messina.
Per quale motivo? Per le esercitazioni di tiro al bersaglio?
Non abbiamo idea di dove si trovi Giorgio Bramante. Perch
diamine giocare ai cowboy e agli indiani in un momento come
questo?
Il volto di Messina avvamp.
Se Leo Falcone  vivo, voglio che resti tale. A qualsiasi costo.
Quando lo rintracceremo, non voglio avere a che fare con quella
bestia. Se riusciranno ad averlo sotto tiro, sar la sua fine.
Peccia annu, e parve soddisfatto a quell'idea.
Non ci sono "procedure" quando si tratta di sparare alle
persone? chiese Di Capua con sarcasmo.
Che vadano a farsi fottere le... si accinse a dire Messina,
poi si trattenne. Lei  qui per fornirci dei contributi scientifici.
Nient'altro. Ha qualcosa da dire?
Di Capua prese i fogli davanti a s e li sbatt sulla scrivania.
Il rapporto di Peroni...
Il rapporto di Peroni non ci dice nulla disse Bavetti. 
una lista di possibili siti sotterranei in cui Bramante potrebbe
essersi recato o meno a un certo punto della scorsa settimana.
 uno sparo nel buio.
Quasi tutte le cose lo sono ribatt Di Capua. Diglielo,
Cristiano.
Il dottor Cristiano picchiett pigramente la tastiera del
computer e disse: In base ai campioni di planaria di cui disponiamo
gi, sappiamo che il sito usato per nascondere il cadavere
rinvenuto nella Ca' d'Ossi era un luogo in cui l'universit
non ha mai fatto ricerche genetiche. La scorsa notte, io e il
vostro agente ci siamo dati da fare per tentare di restringere il
campo dei siti elencati che potrebbero corrispondere a questa
descrizione. Dal punto di vista numerico ammontano a...
Giorni di lavoro disse Bavetti. Settimane. Per cosa?
Per verificare uno dei pochi fatti di cui siete a conoscenza
disse Di Capua. Il cadavere della Ca' d'Ossi era conservato
in un luogo noto a Bramante, vicino all'acqua, con una
colonia di planarie che non  stata registrata dalla Sapienza.
Allora, voi invece cosa avete intenzione di fare?
Fu Bavetti a levarsi in difesa dell'indagine.
Cercheremo casa per casa. Per tutto Testaccio e l'Aventino.
Qualcuno deve averlo visto. Abbiamo soltanto bisogno
di una pista.
Di Capua quasi balz sulla sedia.
Cosa? Avete bisogno soltanto di un miracolo! Credete che
vi stia aspettando in una casa a Testaccio? Pensate a quanto
sappiamo di quell'uomo. Fa tutto sottoterra. Vive. Uccide. E
direi che architetta anche i suoi piani. Quei posti gli appartengono.
Nascosti in una citt sotterranea che non conosciamo
nemmeno. E voi avete intenzione di andare di porta in porta
a mostrare foto alla gente? Non posso crederci.
L'uomo della Sapienza scosse il capo calvo. Signori, non
sono un esperto in materia, ma non mi sembra molto logico.
Cosa diavolo ci fa qui questo? chiese Peccia, infuriato.
Sta cercando di dirvi qualcosa s'intromise Di Capua.
Ascoltatemi e cercate di capire. Non sapete nulla. Non sappiamo
nulla. Ma il nulla che sappiamo noi  pi piccolo del
nulla che sapete voi, e penso che potremmo ridurlo ulteriormente.
A tal punto che, con un po' di aiuto e di fortuna, prima
o poi potrebbe diventare qualcosa.
Messina gli diede retta sul serio.
Cosa volete che facciamo?
Prabakaran sa dov' stata abbordata. Deve avere un'idea
di quanto tempo sia durato il tragitto retro del furgone. Chiedeteglielo.
 un inizio.
Il commissario tacque per un attimo, poi si rivolse a Bavetti
e borbott: Lo faccia.
Signore, l'idea  di consentire alla vittima di raccontare la
sua storia...
Lo faccia!
Messina trascorse i cinque minuti seguenti ad ascoltare una
spiegazione pi dettagliata di ci a cui Peroni aveva lavorato
la sera precedente. Mentre lo faceva, si rese fastidiosamente
conto di una cosa: aveva respinto le idee di Peroni perch facevano
parte delle indagini di Falcone; erano quel tipo di volo
pindarico inverosimile che considerava proprio dell'ispettore.
Era invidioso di quella capacit, e ci ne aveva influenzato il
comportamento. Era una cattiva condotta per un poliziotto. E,
peggio ancora, un pessimo metodo di comando.
Bavetti ricevette una telefonata. Attesero e ascoltarono.
L'uomo riattacc e disse: Bramante l'ha portata in un luogo
vicino, tanto per cominciare.
Vicino? chiese Di Capua incredulo. Non mi dia risposte
come "vicino". Quanti minuti? E secondi?
Un minuto. Forse due.
Allora si trovavano ancora a Testaccio? Vicino al mercato?
chiese Di Capua, e spieg sul tavolo una cartina della
citt.
S. Dopodich, molto pi tardi, in serata, si sono spostati
per non pi di otto o dieci minuti.
Procedevano velocemente oppure c'era traffico? domand
Di Capua.
Molto velocemente. Senza fermarsi. In salita e poi in discesa.
A quel punto il giovane medico legale sorrise.
Si  recato dal Testaccio all'Aventino. La qual cosa non mi
 nuova.
E poi? chiese Messina.
Presumiamo che abbia proseguito verso nord.
Di Capua estrasse un pennarello rosso e tracci un cerchio
sulla cartina intonsa. Partiva dalla base dell'Aventino vicino
al Circo Massimo, proseguiva oltre il Colosseo, dritto verso
nord fino a via Cavour, poi continuava per il Teatro di Marcello
a est e arrivava a San Giovanni a ovest.
Male borbott Cristiano. L sotto c' tanto quanto sopra.
Quanti siti della nostra lista si trovano l? domand Di
Capua.
Il ricercatore picchiett la tastiera.
Ventisette. Mi dispiace.
Messina scosse il capo e mormor: Impossibile.
L dentro hai anche dei dati archeologici? chiese Di Capua.
Cristiano annu vigorosamente.
Certo.
In quanti di quei ventisette siti c' un mitreo?
Le dita ossute svolazzarono.
Sette.
Di Capua lanci uno sguardo allo schermo del computer.
Uno di essi  San Clemente. Non penso che si sia nascosto
in una chiesa affollata vicino al Colosseo, con tutti quei preti
irlandesi a brulicare l intorno sopra di lui. Allora sono sei.
Scarabocchi delle croci sulla cartina e la spinse verso
Messina.
A meno che non abbia un'idea migliore aggiunse Di
Capua.
Bavetti s'infuri.
Ancora non abbiamo bussato nemmeno a un terzo delle
porte che ci eravamo prefissati!
Silvio Di Capua apr le mani in un gesto disperato.
 tutto ci di cui dispongo, commissario Messina disse
calmo. La sa una cosa?  tutto ci di cui dispone anche lei.
Messina odiava Teresa Lupo e i suoi tirapiedi. Erano invadenti
e irresponsabili. E non sapevano mai quando chiudere
il becco. C'era solo una cosa che li salvava. Avevano ragione
pi spesso di qualsiasi altra squadra di medici legali avesse
mai conosciuto, pi spesso perfino dei reparti strapagati dei
carabinieri che possedevano tutti i computer e i dispositivi
che lo Stato italiano poteva permettersi.
Abbiamo bisogno di qualcuno che conosca questi siti
osserv Messina.
Di Capua annu.
Abbiamo parlato con la sostituta di Bramante. L'americana.
Judith Turnhouse. Conosce questi scavi, probabilmente
bene come lui. Posso chiamarla.
Posso chiamarla io ribatt Messina. Mi procuri i suoi uomini
migliori, Peccia. Fiss Bavetti. Porta a porta. Cosa mi
era venuto in mente? Me ne occuper io stesso. Partiremo da
San Giovanni.
Silvio Di Capua si ringalluzz e si fece avanti tutto allegro.
Siamo invitati? chiese speranzoso.
No esclam Messina, poi indic la porta.
...
.
...
Capitolo 9.
...
.
...
Quando confrontarono la foto di Lotto con quella d'archivio
che Peroni aveva sottratto dalla questura, fu chiaro che i
lunghi capelli di Alessio erano stati tagliati alla bell'e meglio,
forse solo pochi minuti prima che venisse scattata quella foto.
Qualcuno stava cercando di camuffare la sua vera identit
con il suo assenso, o cos sembrava. Tuttavia, non c'era
molto su cui lavorare. Normalmente, Costa avrebbe chiamato
la questura e passato tutto ai servizi segreti. La televisione
e i giornali avrebbero potuto diffondere la foto nel giro di poche
ore. Se la coppia era italiana, qualcuno doveva pur conoscerla.
Se non lo era, era probabile che si potesse comunque
rintracciarla tramite i loro contatti europei e internazionali.
C'erano due problemi: il tempo e Bruno Messina. Precipitarsi
dai mezzi di informazione con dei nomi si dimostrava
sempre una faccenda troppo lunga. Bisognava vagliare le piste
possibili tra centinaia, forse migliaia, di chiamate in arrivo.
Bruno Messina non se ne sarebbe interessato. Non quel giorno,
quando era alle prese con una poliziotta aggredita brutalmente
e un ispettore rapito sotto il suo naso. Messina voleva
la pelle di Giorgio Bramante e, apparentemente, scoprire dove
si trovava il figlio di quell'uomo non sembrava poterlo aiutare
in alcun modo per quella particolare impresa.
Esaminarono le opzioni senza fare alcun progresso. Poi
passarono in rassegna gli scatti della pellicola pi vicini a
quello della prima comparsa di Alessio. Era ritratto in due di
essi, con la stessa coppia, nessun altro. Questi erano successivi
al primo.
Il bambino non guardava pi l'obiettivo in cagnesco e con
odio. Gli avevano tolto la maglietta rivelatrice e l'avevano sostituita
con una rossa con la falce e il martello. Non sembrava
felice. A Costa sembrava un bambino con i nervi a fior di pelle,
che in quel momento avrebbe fatto qualsiasi cosa - per
quanto pericolosa o stupida - solo per dimostrare di esserne
capace.
Teresa borbott qualcosa e and a chiamare Lorenzo Lotto.
L'uomo torn con la ragazza, che ora portava una camicia
nuova di cotone di un bianco accecante e pareva molto soddisfatta
di s.
Spiegatemi qual  il problema pretese Lotto.
Costa apr la prima foto.
Dobbiamo scoprire chi sono le due persone con il bambino.
Lotto lo guard con sospetto.
Perch?
Il bambino  scomparso da allora rispose Teresa, sull'orlo
dell'esasperazione. Ci piacerebbe sapere cosa gli  successo.
Non si tratta di una cospirazione capitalista, Lorenzo.
L'uomo si schiar la voce rumorosamente.
Aspettate che chiedo. Katrina?
La ragazza fece cenno a Costa di spostarsi e si avvent sulla
tastiera.
Alla fine, Katrina parl. Aveva un accento straniero. Sembrava
scandinavo.
Posso scoprirlo.
Armeggi con il computer, tracciando un rettangolo sul
tessuto del camicione della donna, poi premette altri tasti con
dita veloci, clicc qualcosa che Costa riconobbe, nel breve
istante in cui rimase sullo schermo, come la parola "analogia".
Decine di immagini in miniatura riempirono lo schermo,
la maggior parte delle quali ritraevano frangenti a cui non
erano ancora arrivati, su pellicole diverse, di fotografi diversi.
La donna era presente in tutti gli scatti. Katrina l'aveva
rintracciata grazie al colore e alla foggia particolare del suo abbigliamento.
E adesso? grid Teresa.
Io l'ho detto! protest Lotto.  una macchina. Se si pone
la domanda giusta, forse si pu ottenere una risposta.
Con chi erano? chiese Costa.
Mi piace quest'uomo afferm Lotto. Mi piaceva anche
suo padre, a proposito. Katrina...
La ragazza scorse velocemente le foto, cos in fretta che
Costa non riusc nemmeno a contarle. Dopo un minuto, si
sofferm su una sequenza di quattro. La coppia era ferma
davanti a una specie di bancarella che vendeva delle pubblicazioni,
e dietro di essa campeggiava un enorme striscione
con uno slogan antiamericano e il nome di un gruppo di sinistra
di cui Costa non aveva mai sentito parlare.
Oh. Il volto di Lorenzo Lotto s'incresp in un'espressione
di estremo disgusto. Mi ero completamente dimenticato
dell'esistenza di quelle persone.
Chi sono? chiese Costa.
Erano un gruppo di pazzi ambientalisti fanatici. Volevano
che tutti tornassimo a vivere nei boschi a mangiare le foglie.
Provate a dirlo a un operaio della Fiat di Torino che sta
per perdere il lavoro a causa di un'azienda che sfrutta i dipendenti
nelle Filippine.
Lorenzo! lo rimprover Teresa.
Ma l'uomo era gi al telefono e parlava con un tono di voce
basso e confidenziale che nessuno di loro riusciva a sentire.
La conversazione dur meno di un minuto. Poi riattacc,
scarabocchi qualcosa su un blocco e pass il foglio a Katrina.
Spedisci subito per email tutte e quattro le foto a questo
indirizzo, per piacere.
Peroni strascic i piedi sentendosi a disagio.
Possiamo sapere con chi sta condividendo le nostre prove?
Lotto aggrott le sopracciglia grigie, incredulo.
Si protese in avanti e indic un omone barbuto seduto dietro
il banco davanti allo striscione. In una foto parlava animatamente
con la coppia. La luce era pi intensa. Era un momento
della giornata che precedeva l'arrivo di Alessio.
Di questi tempi, quelli come noi vivono in un piccolo
mondo si limit a dire Lotto, scoccando a Teresa una rapida
occhiata di rimprovero. Lui.
Rimasero in silenzio. Poi squill il telefono. Lotto sollev
la cornetta, si allontan da loro finch la sua voce non divenne
di nuovo incomprensibile e parl per un minuto abbondante
o anche di pi, senza smettere di prendere appunti.
Quando la telefonata termin, torn e si concesse un sorriso
fugace.
L'uomo si chiamava Bernardo Giordano. Mor due anni
dopo che furono scattate quelle foto. Di cancro. Ecco a cosa
serve cibarsi di foglie. Datemi tutti i giorni tabacco e alcol.
Che mi dice della donna? Aveva figli? chiese Costa.
Avevano un nipote che venne a vivere con loro a Roma
qualche anno fa. A quanto pare, si trattenne molto a lungo.
Immagino che avesse dei problemi di famiglia. Lotto trasal.
Erano una strana coppia. Perfino per il Fronte Rivoluzionario
Vegetariano o in qualsiasi modo si chiamassero. Sembra
che non volessero lasciar entrare nelle loro vite nulla di
moderno. Nemmeno il telefono.
La donna  ancora qui? chiese Teresa.
S, ma potrebbe non trattarsi dello stesso bambino. Quello della foto li mise in guardia Lotto. Ci sono ancora diverse
centinaia di scatti che non avete nemmeno guardato. La
vostra compagnia iniziava a piacermi.
Le prender in esame gli promise Teresa.
L'uomo sospir e strapp una striscia di carta dal blocco.
Abita ancora allo stesso indirizzo. Al Flaminio. Si chiama
Elisabetta e non usate diminutivi altrimenti vi uccider. Si
trova a tre minuti d'automobile da qui, considerato il modo in
cui guidate voi. Non nutrite troppe speranze. Il "nipote" se ne
and di casa un po' di tempo fa. Inoltre, a quanto pare,  un
po' pazza. Una dieta a base di foglie...
Costa prese il biglietto con gratitudine e guard l'ora.
Magari potessimo lavorare cos in fretta borbott.
Sono lieto, replic Lorenzo Lotto che non possiate farlo.
...
.
...
Capitolo 10.
...
.
...
Sembrava moderna, ma la via Flaminia era una delle strade
pi antiche e importanti di Roma, un'arteria trafficata
della citt costruita due secoli prima di Cristo, che partiva
direttamente dal Campidoglio, attraversava gli Appennini
e arrivava fino alla moderna Rimini sull'Adriatico. Mezzo
chilometro pi avanti, attraversava il Tevere all'altezza di
Ponte Milvio, un punto di riferimento che - si ricord Costa
- aveva qualcosa a che fare con l'ossessione di Giorgio Bramante.
Era l che il cristianesimo era diventato onnipotente
a Roma, l, non lontano dai tram e dagli autobus moderni
che si scontravano con gli automobilisti frustrati, gran parte
della storia del mondo occidentale era stata plasmata in una
battaglia decisiva avvenuta circa milleottocento anni prima.
Il passato plasmava il presente, l'aveva sempre fatto e avrebbe
continuato a farlo, e quella consapevolezza pervadeva
sia il suo punto di vista professionale che quello umano. Le
due cose erano sempre collegate: parte del suo lavoro consisteva
nel cercare di distinguerne il corso nell'oscurit circostante.
La pioggia aveva smesso di scendere quando raggiunsero
l'indirizzo che Lorenzo Lotto aveva fornito loro: un vicolo
dietro la strada principale, vicino al punto in cui i tram cambiavano
direzione, riempiendo l'aria di sibili e cigolii metallici.
Era un quartiere vecchio e sudicio. La donna viveva in
quello che un agente immobiliare avrebbe definito "appartamento
con giardino privato". In realt era un seminterrato,
un luogo buio e dall'aria squallida in fondo a una rampa di
gradini scivolosi. Peroni apr il cancello di ferro arrugginito
che recava il nome GIORDANO, abbass lo sguardo sugli scalini
viscidi che conducevano alla porta rossa macchiata che si
ergeva dietro due bidoni della spazzatura e mormor: Non
so a te, Nic, ma a me non sono mai piaciuti molto i gatti.
Il tanfo di urina era dappertutto e si levava come una fetida
nuvola invisibile da dietro la scala, reso in qualche modo
pi forte dal recente acquazzone.
Elisabetta Giordano non si rifiutava solo di avere a che fare
con il telefono. Non rispondeva nemmeno al campanello.
Peroni tenne l'indice premuto sul pulsante in cima ai gradini
per un minuto abbondante senza sentire nulla. Forse non
funzionava.
E non c'era nemmeno in giro un vicino che potesse fornire
loro un indizio circa l'eventuale presenza in casa della
donna, almeno finch non scesero a met della rampa. In
quel momento, alle spalle di Costa e Peroni apparve un anziano
che agitava un pugno scheletrico verso di loro.
Voi due siete amici della vecchia strega? domand.
Non proprio rispose Peroni.  in casa?
Cosa sono io, l'assistente sociale? In ogni caso, perch 
compito mio badare a quei pazzi? Perch pago le tasse?
Costa stava diventando impaziente. Non si vedeva niente
all'interno. Le finestre erano opache per via della sporcizia e
della polvere. Riusc a scorgere solo delle tende sudice; era
impossibile stabilire se in casa ci fosse qualcuno.
Di recente ha pagato molte tasse, signore? chiese con
noncuranza pentendosene subito.
Nel corso della mia vita ho pagato una fortuna, figliolo!
E cos'ho ottenuto in cambio? Nulla. Ho telefonato a voi idioti
due giorni fa!
I due uomini si guardarono a vicenda.
Telefonato a chi? chiese Peroni. Per quale motivo?
Gli assistenti sociali!  questo che siete voi parassiti. Riconosco
il vostro aspetto. Avete tutti abiti da quattro soldi e facce
annoiate. Pensavo che quel ragazzo sarebbe tornato ad
aiutarla di tanto in tanto. Non che i giovani alzino un dito per
nessuno di questi tempi.
Costa sal tre gradini in direzione dell'uomo, che non arretr,
appoggiandosi a un bastone. Gli mostr il distintivo.
Non siamo assistenti sociali. Perch li ha chiamati?
L'uomo parve sorpreso quando si rese conto che stava
parlando con la polizia.
Per quale altro motivo se non quello per cui ci lamentiamo
da anni? Il rumore. Quella pazza ascolta musica notte e
giorno. Strilla come un'ossessa e lo definisce cantare. Non dovrebbe
essere lasciata da sola in quel modo. L'abbiamo ripetuto
loro un milione di volte.
Canta come un'ossessa? chiese Peroni.
S! Canta. E peggio dei suoi stupidi gatti. Le piacerebbe
vivere accanto a una persona simile?
No disse Costa riponendo il distintivo.
Inoltre, protese il bastone e lo agit pericolosamente vicino
al volto di Costa non si limitava a cantare. L'ultima volta
gridava e strillava peggio del solito. Perch crede che abbia
chiamato?
Costa lo guard.
In che modo gridava e strillava?
L'uomo cerc le parole giuste.
Come se fosse nei guai o qualcosa del genere disse il vecchio
a malincuore. Ma non si metta a fare il saccente con me.
Ne abbiamo sopportate di tutti i colori da quella donna nel
corso degli anni. Se avessi chiesto aiuto tutte le volte che dava
i numeri sareste venuti qui tre volte al giorno.
Da allora l'ha pi sentita? chiese Costa.
All'improvviso, l'uomo sembr sentirsi in colpa.
No...
Dove abita?
L'uomo fiss il volto di Costa e non parve pi cos sicuro di s.
Primo piano, interno cinque. Quasi sopra di lei. Vivo qui da ventidue anni.
Torni a casa disse Costa. Magari pi tardi avremo bisogno di parlare con lei.
Non attese per appurare se il vecchio facesse quanto gli era stato detto. Scese i gradini, arriv davanti a Peroni e fiss la porta.
L'odore era tremendo. Peroni lo avvert e storse il naso.
Spero di sbagliarmi, disse mestamente ma non credo che si tratti solo dei gatti.
...
.
...
Capitolo 11.
...
.
...
Lorenzo Lotto aveva ragione: la questura doveva avere
quegli strumenti. Probabilmente s, ma tutti i soliti ostacoli -
le procedure, la burocrazia, le liti tra un ufficio e l'altro - erano
un grosso intralcio. Gli archivi fotografici erano nelle mani
dei servizi segreti un gruppo di fanatici dell'informatica
scontrosi e reticenti, capaci di fare un ottimo lavoro, ma solo
alle loro condizioni, e se loro e soltanto loro si trovavano al
comando. Le grandi organizzazioni soffocavano a causa delle
lungaggini, sia che si trattasse della polizia o di aziende
importanti. Erano cose che succedevano. Teresa lo sapeva da
anni. Quello che non aveva mai capito era con quanta velocit
la tecnica e la perizia fossero progredite nel mondo reale,
dove le macchine e le procedure produttive venivano accettate
senza la necessit di commissioni o di lunghe riunioni.
Lorenzo e Katrina potevano ottenere in pochi minuti ci che
a lei avrebbe richiesto giorni. E quella era un'altra buona ragione
per non tornare in questura, scusarsi per aver picchiato
il commissario in servizio - per lei sarebbe stata la prima
volta, ma avrebbe potuto farcela - e poi per aver cercato di
dare il proprio contributo alla ricerca di Leo Falcone.
Le piacevano quegli aggeggi. La intrigavano. Si chiese che potenzialit avessero.
Dopo che Costa e Peroni se ne furono andati, Teresa trascorse
quaranta minuti con Katrina a passare in rassegna le
foto di Bernardo ed Elisabetta Giordano e trov altri scatti che
ritraevano Alessio Bramante, ma non scopr nulla di nuovo.
Non sembrava pi cos arrabbiato. Ma non aveva nemmeno
un'aria del tutto normale. Quel giorno al bambino era successo
qualcosa che l'aveva indotto a scappare lontano dall'Aventino,
fuggendo da qualcuno che poteva essere - se in un caso
simile esisteva una logica - solo suo padre. Le sembrava anche
un po' inverosimile. Naturalmente, i bambini scappavano.
Probabilmente avevano un'espressione scontrosa e risentita
come quella quando lo facevano. Era possibile che Alessio
fosse corso nella direzione sbagliata. Che una coppia di vegetariani
malaticci di sinistra come i Giordano fossero pedofili
o, peggio ancora, semplicemente in cerca della loro prossima vittima.
Ma le sembrava che qualcosa non quadrasse. Aveva incaricato
Lorenzo di telefonare a un paio di altre persone per
eseguire delle verifiche su di loro. Ricevette da tutti lo stesso
messaggio: erano persone solitarie, perbene, sebbene profondamente
strane, a cui non piaceva la modernit e mescolarsi
con i propri simili al di fuori dei raduni di ecologisti ma
che, se sollecitate, erano capaci di compiere gesti di straordinaria
generosit, perlomeno nei limiti consentiti dalla loro
umile posizione sociale.
Bernardo aveva fatto il tranviere per tutta la vita. Sua moglie
aveva lavorato part time in una panetteria. La parola
"normale" non faceva loro giustizia. Ma per anni avevano anche
tenuto con s un "nipote", un bambino che era diventato
adolescente e poi se n'era andato. Solo due fatti sembravano
accertati su di lui: non usciva spesso, nemmeno quando era
pi grande, ed Elisabetta, forse con l'aiuto di qualche altro
vegetariano, l'aveva fatto studiare a casa.
Doveva esserci dell'altro. Teresa aveva bevuto uno dei bicchieri
di prosecco di Lorenzo - era cos buono che dovette
farsi coraggio per non accettarne ancora - poi lo aveva mandato
a cercare altre informazioni. C'era una questione che la
tormentava. La solita: il denaro. Nemmeno le foglie erano
gratis. Uno degli informatori di Lotto disse che, alla morte di
Bernardo, Elisabetta aveva smesso di lavorare alla panetteria.
Ci le parve sospetto. La pensione di un tranviere non le
avrebbe fornito abbastanza denaro per smettere di lavorare.
La maggior parte delle donne in circostanze simili, soprattutto
quelle che avevano un figlio da crescere, avrebbe cercato
un altro impiego, non abbandonato quello che aveva.
Al suo ritorno, Lorenzo scosse il capo. Nessuno sapeva da
dove venissero le sue entrate, e anche questo suscitava parecchia
curiosit. Non sembrava mai in buone condizioni finanziarie.
Ma non sembrava mai nemmeno a corto di denaro.
Era uno dei misteri della vita.
Un altro da aggiungere alla lista borbott Teresa, poi fiss
Katrina che iniziava a sembrare annoiata. Non c'erano pi
immagini dell'orribile camicione di Elisabetta. Il computer
non poteva trovare nulla di attendibile basandosi su un volto.
Le persone cambiavano troppo quando venivano riprese
da angolazioni diverse. La mente era abituata a lavorare in
modo tridimensionale. Quegli stupidi pezzi di silicio no.
Teresa guard l'ultima foto di Alessio. Non parlava, era
piuttosto accigliato e teneva per mano Bernardo, o, pi precisamente,
veniva tenuto per mano da lui, dal momento che
la stretta dell'uomo aveva un non so che di possessivo che diceva: "Questo qui non scapper pi."
Partiamo dalla maglietta che portava, mormor Teresa quella con una stella a sette punte.
Guard Katrina, che apr quasi immediatamente una foto in cui campeggiava quell'indumento.
 troppo per un computer?
Non lo so rispose la ragazza. Posso provarci.
La tastiera ticchett. Un robot digitale invisibile procedette
al suo lavoro ronzante.
Sette  un numero magico disse Katrina, di punto in bianco.
Solo se ci si crede mormor Teresa.
Lo schermo si riemp. Comparvero quasi tutte foto che
avevano gi visto. Katrina fece qualcosa per sbarazzarsene.
Adesso ne rimanevano solo tre.
Teresa Lupo le fiss e, con sua grande sorpresa, si ritrov
a chiedersi esattamente che rapporto avesse con la magia.
Rispondi, rispondi sussurr, premendo con forza i tasti
del cellulare per la composizione rapida dei numeri.
Come risposta ricevette soltanto uno stupido segnale acustico:
il numero era irraggiungibile. Imprec. Gli uomini...
Quella faccenda non poteva attendere. Chiam il cellulare personale di Silvio Di Capua.
Salve, tirapiedi disse. Adesso prendi un pezzo di carta e scrivi.
Che ne dici di: "Come stai in questa bella giornata?"
Lo tengo in serbo per dopo. Porta questi nomi a Furillo
dei servizi segreti. Digli soltanto che mi sto facendo restituire
il favore che mi  dovuto e che, se si azzarder a rivelarlo
ad anima viva senza il mio permesso esplicito, luned il suo
piccolo ma molto imbarazzante segreto medico finir su tutte le bacheche della questura.
Che sottili tecniche di persuasione. Le apprezzo. A proposito,
Messina  in giro a spuntare i siti che Peroni si era annotato
per Leo. Ne sono personalmente responsabile.
Congratulazioni. Di' a Furillo di controllare dappertutto.
Riscossioni di debiti. Precedenti penali. Violazioni del codice
della strada. Rapporti con i servizi sociali. Tutto ci su cui
pu mettere le sue manine indiscrete. Voglio sapere cosa figura
agli atti. In particolare, voglio informarmi sulle loro conoscenze.
Sar fatto. Dimmi i nomi.
Gli forn le generalit di Bernardo ed Elisabetta Giordano
e il loro indirizzo, poi incroci le dita mentre parlava. Di tanto
in tanto, perfino i vegetariani dovevano sgarrare.
Altro?
Teresa guard le foto sullo schermo. Non erano un granch.
La sua era solo un'ipotesi, forse sbagliata. Tuttavia...
Ancora una cosa rispose.
...
.
...
Capitolo 12.
...
.
...
Il sito che visitarono per primo a San Giovanni sembrava
pi il cratere di una bomba che uno scavo archeologico. Si trovava
vicino all'ospedale affollato che si dipartiva dalla piazza
in una moltitudine di edifici, alcuni vecchi, alcuni nuovi, che,
in un modo o nell'altro, avevano fornito assistenza medica ai
cittadini romani per qualcosa come milleseicento anni. Peccia
e i suoi uomini si erano messi le loro divise da lavoro preferite:
tute nere che coprivano tutto il corpo e, per i pochi pronti a
entrare in azione, passamontagna. Portavano mitragliatrici
sottili dall'aria moderna. Messina, un uomo che aveva sempre
preferito tenersi alla larga dalle armi da fuoco, non aveva
idea di che tipo fossero o perch Peccia le avesse scelte. Avevano
solo un'aria micidiale. Pensava che fosse sufficiente.
Naturalmente, bisognava seguire una procedura. Stabilire
la configurazione interna dell'obiettivo. Convenire sul
modo di fare irruzione. Poi, un numero esiguo di uomini -
Peccia ne aveva dodici in tutto - avrebbe fatto il primo tentativo,
protetto dai rinforzi.
A disagio, Bruno Messina osserv la squadra entrare nelle
gallerie basse e viscide del sito vicino al pronto soccorso
dell'ospedale. Quegli uomini si muovevano lentamente e come
automi addestrati, facendosi largo nei corridoi aperti e
nelle stanze seminascoste di un antico tempio sotterraneo
come se fossero in un videogioco. Cap perch Bavetti preferiva
mandare agenti in uniforme, uomini e donne a volto
scoperto, in giro per la citt a porre domande. Sembrava un
comportamento pi umano, pi normale di quello spettacolo di marionette.
La donna non li aiutava nemmeno. Messina le aveva telefonato
di persona all'ufficio in piazza dei Cavalieri di Malta,
lo stesso posto, adesso lo sapevano, in cui Falcone era stato
condotto nelle prime ore di quella mattina, ad attendere il
suo destino. Tutto in quel caso sembrava girare intorno all'Aventino.
Lo seccava l'idea che Judith Turnhouse non fosse
stata in grado di trovare un luogo congruo in cui Bramante
avrebbe potuto nascondersi sul colle stesso, dal momento
che il sito sotto il Giardino degli aranci era stato escluso rapidamente.
Quindi aveva fatto in modo che le dessero un passaggio
fino alla questura per consentirle di ripercorrere la
breve lista della scientifica. La donna aveva annuito in segno
di assenso vedendo quell'elenco di siti, e ne aveva aggiunto
uno lei stessa come ipotesi.
Era una donna esile, insensibile, priva di emozioni, pens
Messina. Aveva anche posto una condizione.
Si trovavano al di sopra dello scavo abbandonato e guardavano
due figure vestite di nero farsi largo verso quella che
sembrava una grotta che si estendeva sotto la strada principale
trafficata. Uno degli uomini lanci nell'oscurit una cosa simile
a una bomba fumogena. Ci fu una piccola esplosione seguita
da una voluta di fumo bianco. Nient'altro. Nessuno usc
in modo teatrale, con le mani in alto.
Gliel'ho detto, commissario sbott l'americana. Lo faccio
a patto che questi siti non subiscano danni. Di nessun tipo.
 scomparso un uomo ribatte Messina, in tono quasi
supplichevole.
Non  un mio problema. Questi siti sono insostituibili.
Dio solo sa se non vengono gi abbastanza trascurati...
Peccia, che stava osservando la sua squadra con il distacco
di un generale dell'esercito, si sporse in avanti e disse: Sono
solo fuochi d'artificio. Un piccolo lampo per stordire chiunque
si trovi l dentro.
Non c' nessuno l dentro!
Come fa a saperlo? chiese Messina.
La donna scosse il capo.
Lo so e basta. Ho trascorso met della mia vita in questi
luoghi. Si impara a riconoscerli. Si capisce se qualcuno ci sta
lavorando. O se sono abbandonati da anni. Questo sito abbass
lo sguardo verso la fossa piena di macerie e spazzatura,
finita l dalla strada sembra morto. State perdendo tempo.
Bavetti estrasse la cartina e gliela stese davanti. Dove andrebbe
se fosse Bramante?
Dritto al primo manicomio. Quell'uomo  pazzo. Perch
cercate di capire cosa c' nella sua testa?
Non ci  d'aiuto disse Messina. Ci pensi, per piacere.
Non riesco a pensare come Giorgio. Nessuno pu farlo.
Se volete trovare il sito pi interessante dal punto di vista archeologico
allora darei un'occhiata in via Cavour. Se cercate
un posto che offra spazio e riservatezza, vi conviene puntare
al sito vicino a Santo Stefano Rotondo. Spuntateli. Mandate i
vostri uomini a vedere cosa riescono a trovare. Basta che non
roviniate nulla.
Tre degli agenti di Peccia, parte della squadra che era stata
tenuta di riserva, con i fucili in posizione di tiro, erano l ad
ascoltare. Maschere nere, armi nere, tute nere. Non sembravano
affatto poliziotti. Messina stava iniziando ad avere dei
brutti presentimenti.
Qual  il posto pi ovvio? chiese uno di loro. Il primo
in cui si recherebbe?
 semplice rispose. Il sito all'estremit orientale del
Circo Massimo, all'incrocio con viale Aventino. Tutti quelli
del settore lo conoscono.
Gli uomini si guardarono l'un l'altro.
Ma  troppo esposto li mise in guardia. Si trova nel
centro di Roma. Ci sono delle grosse arterie su entrambi i lati.
Lo si nota da chilometri di distanza, dal prato, da ogni direzione.
 tutto cos? chiese Messina.
La donna ci pens su un attimo, cercando di ricordare.
In realt, no. Non ci vado da anni. Se si sa cosa si sta cercando,
sotto certi aspetti  uno dei siti mitraici pi interessanti
di cui disponiamo, adesso che avete distrutto quello che si
trovava sull'Aventino. Ci sono diverse stanze sotterranee ancora
esistenti. C' un...
Si interruppe, percependo il loro interesse.
Cosa? domand Bavetti.
C' un bellissimo altare mitraico. Giorgio combatt una
lunga battaglia per mantenerlo l e impedire che finisse in un
museo. Voleva che restasse al suo posto.
Prendete subito la cartina disse Peccia.
Uno degli uomini della squadra rovist nella borsa dei
documenti che avevano portato ed estrasse una complessa
mappa del sito. Era enorme: due degli uomini vestiti di nero
la stesero in modo tale che tutti potessero vederla. Gli occhi
di Judith Turnhouse erano incollati al disegno complicato
davanti a loro.
Non ci ho mai lavorato molto confess lei.  parecchio
pi grande di quanto ricordi. Ha tre livelli. Tantissime stanze.
I corridoi sono stretti disse Peccia. Ci metteremmo pi
tempo a ispezionare un posto simile. Dovremmo fare attenzione.
Avrei bisogno di inviare prima una piccola squadra.
Messina strizz gli occhi e fiss il disegno nell'angolo della
cartina. Ipotizz che fosse l'altare: un uomo con un elmetto
era intento a sottomettere un toro che si dimenava, conficcando
un pugnale nel collo dell'animale morente.
Prabakaran ha parlato di una salita, poi di un breve tratto
in discesa comment. Ci concorderebbe con il fatto che
l'uomo abbia superato l'Aventino a bordo del furgone.
Judith Turnhouse annu. Vigorosamente. Le era venuto in mente qualcos'altro, pens Messina.
Allora? chiese.
Mi sono appena ricordata che la vecchia casa di Giorgio
si trovava sopra questa parte del Circo disse. Era ci che si
vedeva quando ci si sedeva nel suo giardino e si guardava in basso verso il Palatino.
Peccia spost nervosamente il peso da un piede all'altro. La
squadra di soccorso non aveva mai sbrigato un lavoro simile
a memoria d'uomo. Messina si chiese, solo per un secondo, se
fosse il caso di richiedere l'intervento di altro personale specializzato.
Ma si trattava di un uomo solo. Un uomo che ormai
aveva disonorato due volte la polizia di Stato. Non spettava a nessun altro consegnarlo alla giustizia.
...
.
...
Capitolo 13.
...
.
...
Costa estrasse la pistola, spinse la porta, la spinse pi forte,
poi assest un calcio al vecchio legno che si stava scrostando.
L'uscio non si apr. Non era un film. Nel mondo reale non si
poteva andare dove si voleva con una semplice spallata.
Posso provarci io propose Peroni.
Procediamo nel modo pi semplice.
Costa si avvicin alla finestra pi vicina, si apr un varco
nella lastra di vetro superiore con il calcio della pistola, trov
il chiavistello, apr la met inferiore e, con uno sforzo considerevole,
riusc a sollevarla. Poi vi pass attraverso e si ritrov in un buco nero maleodorante.
Il fetore era cos intenso che non sopport l'idea di dover respirare.
Indietreggi verso la porta e trov l'interruttore della luce.
Quando l'accese, solo tre lampadine spoglie e fioche emisero
una tenue luce gialla. L'appartamento era un tugurio: completamente
a soqquadro, carte, vestiti, e anche cibo. Localizz
il chiavistello della porta e l'apr dall'interno. Peroni entr e si guard intorno.
Vorrei che la tua fidanzata fosse qui mormor Costa.
Questo posto puzza come il suo lavoro.
 vero rispose Peroni.
Stava scrutando la stanza, senza guardare il pavimento.
Come sempre, Costa era consapevole del carattere schizzinoso di Peroni.
Cosa stai cercando? chiese Costa.
Qualcosa di personale. Qualsiasi cosa. Si avvicin al caminetto
ed esamin tutto ci che vi si trovava sopra: piccoli
soprammobili di poco conto e un minuscolo vaso di fiori di
plastica. Quello che vorrei davvero  una foto. Ne vedi qualcuna?
Nella stanza non ce n'erano, perlomeno visibili. E questa
era solo una perdita di tempo. Ormai si erano trattenuti nell'appartamento
abbastanza a lungo da sapere cosa li attendeva...
Davanti a loro c'era una porta socchiusa, che forse conduceva
nell'unica camera da letto della casa. Costa fece quattro
lunghi passi risoluti e la spalanc. Venne accolto da un insopportabile
fetore, da un nugolo di mosche e, in un angolo, da
diversi occhi felini luccicanti.
Allung una mano per accendere la luce.
Peroni, che l'aveva seguito, furtivo in modo sinistro per essere
cos corpulento, imprec, si volt e torn all'entrata, dove
predominava la puzza di urina.
Costa rimase a guardare.
C'era un cadavere, riverso sulla schiena, rigido sul letto.
La donna portava la vestaglia e aveva le mani strette intorno
alla gola.
Dopo aver fatto un passo avanti, Costa aveva visto tutto ci
di cui aveva bisogno. Il coltello era ancora conficcato nel suo
corpo, affondato nella laringe. Aveva le dita serrate sul manico
e sulla lama. Del sangue nero si era rappreso intorno alla
scollatura della camicia da notte sudicia. Mentre osservava,
uno dei gatti corse dalla parte opposta della stanza, le balz
sul petto e inizi a leccarla con atteggiamento possessivo e
minaccioso, fissandolo e sfidandolo a intervenire.
Costa gli grid qualcosa contro, poi l'allontan con un gesto
violento. Il gatto fugg nell'oscurit e attese.
Costa cerc di trattenere il fiato mentre si guardava intorno
attentamente. Poi torn dove si trovava Peroni. L'odore si
sentiva ancora distintamente: piscio di gatto e sangue rappreso.
 quello che penso? chiese l'omone.
L'hanno pugnalata alla gola. Probabilmente mentre si
trovava a letto. Come hai notato, non ci sono fotografie. Solo
questo...
Pass a Peroni il portaritratti che aveva trovato nella stanza.
Il vetro era rotto. Met foto era stata strappata. Quello che
rimaneva mostrava un Bernardo Giordano dall'aria malaticcia
all'aperto, in piedi, mentre sorrideva con orgoglio come
avrebbe fatto un uomo fotografato accanto a qualcuno, forse
un figlio, di cui era smodatamente fiero.
Cosa diavolo sta succedendo, Nic? chiese Peroni. Perch
Giorgio Bramante avrebbe dovuto uccidere una vecchia
pazza quaggi? Sapeva di Alessio?
Costa scosse il capo. Un coltello conficcato nella gola? Foto strappate?
Peroni sal due gradini, trov un angolino al riparo del
muro rimasto ragionevolmente asciutto, si sedette e fiss il collega.
Se ci limitiamo a chiamare la centrale per avvertirli dell'accaduto,
Messina vorr la nostra pelle. Non me ne importa
un accidente. In realt, a differenza di te, potrei accettarlo
di buon grado. Ma o ci getteranno in una cella ad attendere
le sue disposizioni oppure ci costringeranno con le minacce
a tornare in servizio e ad aiutare lui e Bavetti a leggere il manuale
di istruzioni su come avviare l'indagine di un omicidio.
Ammesso che a Leo sia rimasto un po' di tempo, non sar molto.
Peroni colp esattamente nel segno. Lo faceva sempre. Costa
si chiese se sarebbe mai riuscito a lavorare con un altro
agente quando, alla fine, l'omone avesse ceduto alla tentazione di andare in pensione.
Sono d'accordo disse Costa.
Allora, cosa facciamo?
Quando avremo qualcosa su cui lavorare, ci metteremo in moto. E faremo una telefonata strada facendo.
Peroni annu.
E quando avremo qualcosa?
Non appena parleremo con quel vecchio.
Peroni sorrise. Non era duro di comprendonio. L'aveva capito
subito anche lui. Voleva soltanto che fosse Costa a stabilire
il collegamento, a cogliere l'indizio che sapeva essere gi l.
"Pensavo che quel ragazzo sarebbe tornato ad aiutarla."
Esatto.
Finalmente, qualcosa si stava muovendo. Costa si sentiva la testa leggera e sgombra, come succedeva quando un caso iniziava a sbloccarsi.
Tornarono su per le scale, lieti di poter respirare di nuovo quella che poteva quasi passare per aria fresca. Non appena Costa arriv in cima, il suo cellulare squill.
...
.
...
Capitolo 14.
...
.
...
Giorgio Bramante volt la torcia verso il suo orologio e si
accigli. Falcone era seduto sul muro di pietra rotto all'interno
della cella e seguiva i suoi movimenti nell'oscurit.
Ha fretta, Giorgio?
Forse sono felici di lasciarla marcire ribatt Bramante impassibile.
Forse convenne Falcone.
Da quanto poteva capire - Bramante gli aveva preso l'orologio
dopo averlo perquisito nella piazza quando il taxi se
n'era andato - aveva trascorso pi di mezza giornata intrappolato
in quella prigione sotterranea, chiuso a chiave al di l
di una porta di ferro in una stanza di mattoni, rocce e terra
che sembrava vecchia come Roma stessa. Con sua scarsa sorpresa,
era stato trattato con distaccato rispetto. Non aveva
subito nessuna forma di violenza e aveva ricevuto poche minacce.
Era come se, in realt, la mente di Bramante si trovasse
altrove, concentrata su altre questioni, e la cattura di Falcone
fosse semplicemente un passo del percorso.
Gli aveva dato una coperta e un po' d'acqua e l'aveva
lasciato l da solo per ore, anche se Falcone aveva la sensazione
che Bramante non si allontanasse mai dal sito. L'uomo
aveva un cellulare e un binocolo. Forse si era solo recato all'entrata
lontana che avevano superato al loro arrivo per controllare
se fossero ancora soli. Forse stava aspettando...
Ora che era tornato, sembrava intenzionato a rimanere, appollaiato
sui resti di un'antica colonna scanalata fuori dal cancello
di ferro, intento a scartare un panino del supermercato.
Mi ci vorrebbe qualcosa da mangiare sugger Falcone.
Bramante lo guard, borbott, poi spezz il panino a met
e gliene pass una parte attraverso le sbarre.
 l'ultimo pasto del condannato? chiese Falcone. Mi
ero sempre immaginato qualcosa di pi sostanzioso.
 un tipo curioso, vero?
 uno dei miei molti difetti replic Falcone annuendo.
Era curioso tanti anni fa.
Soprattutto riguardo a lei. C'erano parecchie cose che mi
lasciarono perplesso.
Tipo?
Falcone diede un morso al panino.
In primo luogo perch port con s Alessio.
Bramante gli scocc un'occhiata torva.
Lei non ha figli.
Mi illumini.
Guard di nuovo l'ora.
I figli devono crescere. Devono imparare a essere forti. A
competere. Non li puoi proteggere da tutto. Non funziona.
Un giorno - arriva sempre - tu non ci sarai pi. Ed  allora
che bisogna affrontarlo.
Cosa?
Ci che la gente chiama il mondo reale rispose stancamente
Bramante.
Allora essere lasciato da solo in una grotta, in un luogo
che temeva, avrebbe in qualche modo reso Alessio pi forte?
Bramante si accigli e scosse il capo. Cera qualcosa che,
con suo grande sgomento, Falcone continuava a non capire.
Non ho mai avuto il coraggio di pensare alla paternit
gli confess. Quando mi sposai, fu una delle prime cose che
mia moglie scopr di me. Penser che avrebbe dovuto capirlo
prima. Essere padri sembra richiedere qualcosa di completamente
disinteressato: crescere un bambino sapendo che, alla fine,
dovrai mandarlo per la sua strada. Tagliare il cordone ombelicale.
Lasciarlo andare. Forse sono troppo possessivo. Mi
piace trattenere le poche cose che amo.
L'ultima frase lo sorprese. Falcone si chiese se lo pensasse
davvero. Si chiese anche come si sentisse Raffaela Arcangelo.
Era stato un modo crudele e brusco di dirle addio. Era proprio
questo il punto.
Poi ud qualcosa dall'alto, un suono forte e acuto. Una sirena
della polizia.
Ma a sette anni? aggiunse Falcone. Era troppo piccolo,
Giorgio. Lo sa perfino un uomo come me. Lei era suo padre.
Proprio lei... Trovo ancora difficile accettarlo.
Bramante si infil una mano nella tasca della giacca ed
estrasse una pistola nera. La punt dritto tra le sbarre, tenendo
la canna a un palmo dal cranio di Falcone.
L'ispettore diede un altro morso al panino e lo fin.
Odio le sottilette. Perch la gente compra queste schifezze?
Cosa c' che non va in lei, Falcone? sbott Bramante.
Non sa quanti uomini ho ucciso?
Me ne sono fatto un'idea abbastanza precisa rispose.
Ma non uccise Alessio, anche se una parte di lei crede di
averlo fatto. Tuttavia  ci che la fa sentire pi in colpa. Ammetter
che  abbastanza singolare.
Bramante non si mosse.
Speravo di trovarlo prosegu Falcone. Non solo per lei.
Per sua madre. Per tutti noi. Quando un bambino scompare
cos, in qualche modo si spezza l'ordine naturale delle cose.
 come se qualcuno scarabocchiasse delle scritte su qualcosa
di bello, qualcosa davanti a cui si passa tutti i giorni. Ci si pu
illudere che in realt non importi. Ma invece s. Finch qualcuno
non toglier la macchia, non ci si sentir mai del tutto
felici. Non si accetter mai quanto  successo.
Ed  lei quella persona?
Dovrei esserlo. Ho fallito. Mi dispiace.
Fino a prova contraria risulta ancora morto insistette
Bramante.
Non pu saperlo con certezza. Sicuramente nemmeno
io. Abbiamo cercato dappertutto. Lucio Torchia non disse
mai che era morto. N a me n a lei, credo. Lucio disse qualcosa?
Lo picchi cos forte che mi sarei aspettato...
Solo bugie. Bugie e assurdit. Mio figlio  morto ripet
Bramante.
Come disse una volta qualcuno, prima o poi lo saremo
tutti.
Si mise quasi a ridere. Abbass la pistola.
Un ispettore di polizia che cita vecchi economisti inglesi.
Chi l'avrebbe mai detto?
Sono un tipo curioso.
Ud un'altra sirena. Forse pi di una. Si avvicinavano.
Falcone trasse un respiro profondo, sapendo di doverglielo chiedere, incerto delle conseguenze.
Quando lei e Lucio aveste un rapporto sessuale nella cella...
fu la prima volta? L'unica volta?
Giorgio Bramante sbatt le palpebre, impassibile nonostante
la domanda, pensando attentamente a una risposta.
Mi aspettavo me lo chiedeste quattordici anni fa. Non
adesso disse alla fine.
Falcone si strinse nelle spalle.
Anche i medici legali possono sbagliare. Questo in particolare
decise di risparmiarle l'imbarazzo. Immagino che
provasse compassione nei suoi confronti. Come molte altre
persone.
Ma non lei? chiese Bramante con una voce fredda e insensibile.
No convenne Falcone. Non in base alle informazioni
che mi vennero date. Mi sbagliavo? Era la prima volta?
Credo la seconda disse Bramante. O la terza. Me ne sono
dimenticato. Parecchi studenti seguivano i miei corsi. Non
mi mancavano le occasioni, su entrambi i versanti. Non significava
nulla. Perlomeno per me.
Solo che, osserv Falcone lui non stette ai patti.
Il volto dell'uomo si rabbui.
Mi rise in faccia e disse che ancora non lo sapeva. O che
non gli interessava.
Falcone annu.
E quanto disse a noi.
Non importa!
Io...
Bramante sbatacchi la pistola contro le sbarre di ferro
per zittirlo. Poi apr la porta e indic la stanza agitando l'arma.
Falcone cap. C'era un motivo se era tornato in quel momento.
Sapeva che stavano arrivando. Forse aveva ricevuto
una telefonata, da una persona che si trovava all'esterno.
Forse.
Falcone pens al rito e ai misteri, alle idee con cui Giorgio
Bramante - e Lucio Torchia - si era gingillato per tutti quegli
anni. Per potenti che fossero, rimanevano dei miti. Era ancora
convinto che ci che aveva sottratto Alessio Bramante al
mondo fosse tanto pi banale e pi terribile.
Lentamente, con gli arti rigidi e doloranti, usc dalla cella
strascicando i piedi, poi, quando si ritrov oltre le sbarre, si appoggi
alla parete per sostenersi. Con un senso di repulsione,
ritrasse immediatamente la mano. C'era qualcosa: un grasso
verme bianco, grande come un mignolo, si stava inerpicando
sull'umida pietra verde, quasi luminoso nell'oscurit.
Falcone si volt a guardare Bramante dritto in volto.
E se potessi ancora trovarlo?
Bramante esit. Solo per un attimo. Quanto bast a Falcone
per vedere che da qualche parte, sepolto nel profondo di
quell'intrico oscuro di odio e confusione che era Giorgio Bramante,
esisteva ancora un barlume di speranza e fiducia.
 troppo tardi.
Bramante lo stava spingendo in avanti, verso qualcosa che
emergeva dall'oscurit.
Lo sguardo di Falcone cadde sull'estremit opposta della
stanza, parzialmente illuminata dalla luce grigia e fioca del
giorno che filtrava attraverso quello che prese per un varco
nella terra sovrastante.
L c'era qualcosa che non aveva scorto nell'oscurit al suo
arrivo. Era basso e lungo, del colore del marmo pregiato. Una
specie di lastra cerimoniale. Un altare, cap Falcone.
Continui a camminare sibil Bramante, di nuovo il vecchio
Bramante, spingendolo con la canna della pistola.
Falcone fece qualche passo incerto di sua spontanea volont.
Una lastra di pietra bianca e liscia, impolverata ma comunque
imponente, si ergeva davanti a lui, all'altezza della
vita. Sulla perfetta superficie di marmo - pens che fosse
istriano - c'era un disegno quasi geometrico che spiccava
d'un rosso scuro.
Leo Falcone aveva visto abbastanza scene del crimine da
riconoscere quel disegno. Erano schizzi di sangue, per giunta
freschi, pens.
L'agente Prabakaran mormor. Avevamo un accordo.
 al sicuro insistette Bramante. Al sicuro e, senza dubbio,
impegnata a maledirmi. Per un buon motivo. Non me
ne lamento.
Bramante pass la mano sulle macchie, facendola scorrere
sulla polvere e sul sangue.
Avevo un'altra persona di cui occuparmi. Non si trattava
di qualcuno di cui sentir la mancanza.
Sette riti, sette sacramenti mormor Falcone, quasi fosse
un ripensamento. Non li ha gi portati a termine?
Non con quelli che contano rispose, allungando una mano
sotto l'altare per prendere una corda arrotolata che era nascosta
l e poi un'altra cosa. Un coltello lungo e sottile, con la
lama ondulata. Un oggetto cerimoniale, pens Falcone. Un
oggetto, cap guardando l'estremit macchiata, che era stato usato di recente.
...
.
...
Capitolo 15.
...
.
...
Nic?
Emily Deacon si limit a pronunciare il suo nome e, in risposta,
ricevette un tale fiume di parole che la zitt immediatamente.
Riconobbe quell'atteggiamento tipico di Costa. Era
attanagliato dal caso. Nello specifico, un caso che aveva molta
pi risonanza personale di tanti altri.
Poteva fare ben poco oltre che ascoltare. E pensare. Arturo
aveva esercitato la sua influenza. Emily aveva una stanza privata
che dava su un vicolo che conduceva al duomo, e un'infermiera
premurosa che si era gi scusata perch non ci sarebbe
stato nulla da mangiare fino al giorno seguente. Lui era
seduto fuori da solo.
E Nic era completamente assorbito da quanto stava accadendo
a Roma, completamente preso dallo sforzo di svelare
la sorte dell'uomo che, nel corso degli anni, era diventato per
lui un padre putativo. Lo invidiava. Quel genere di attivit
l'aveva sempre fatta sentire viva quando lavorava nella polizia.
Si scompariva nel caso. Era uno dei motivi per cui si sceglieva
di fare quel lavoro.
C'erano anche delle novit. Non su Leo, ma su qualcuno
che avrebbe potuto dimostrarsi fondamentale per trovarlo.
Lo ascolt attentamente e si sorprese a chiedere suo malgrado:
 vivo?
Sembrava altamente improbabile. E anche inquietante, in
base ai pochi dettagli esposti da Nic.
Per motivi che rimanevano oscuri, apparentemente Alessio
Bramante era fuggito dall'Aventino per recarsi al campo
dei pacifisti nel Circo Massimo, dove si era imbattuto in una
strana coppia appartenente a un gruppo di sinistra e, a quanto
sembrava, non si era limitato ad allontanarsi con loro, ma
era stato allevato quasi come un figlio adottivo finch non se
n'era andato di casa intorno ai quindici anni, forse quattro o
cinque anni prima.
Ramment quanto aveva detto Nic a proposito dei bambini
rapiti. Il fatto che si integravano nell'ambiente in cui si ritrovavano.
Adesso si rendeva conto con un fugace brivido di
allarme che era assolutamente comprensibile. Per un bambino
la normalit era rappresentata dalla situazione che lui o
lei affrontava nella vita quotidiana. Se Alessio Bramante non
fosse tornato nella sua vera casa dopo poche settimane, sarebbe
sicuramente scomparso per sempre. Aveva sette anni
allora. I ricordi che conservava della sua vita con Giorgio e
Beatrice Bramante sarebbero stati completamente influenzati
dal quadro del mondo tratteggiato dalle persone che li avevano
sostituiti. Era possibile, pens con crescente sgomento,
rapire un bambino e, con una forza di volont adeguata, trasformarlo
in una creatura completamente diversa. La storia
era piena di dittatori che si erano creati i loro stessi eserciti di
ammiratori partendo dalle aule scolastiche.
Non lo troverai mai, Nic disse con convinzione. Ammesso
che ricordi i suoi veri genitori, li odier. Probabilmente
per lui sono pi un sogno che altro. Non si pu sperare di
aiutare Leo in questo modo.
No?
Parve divertito, come sempre quando stavano per arrivare
altre informazioni.
Dimmelo gli ordin.
L'abbiamo saputo da uno dei vicini. Non incontravano
quasi mai il bambino. La coppia non frequentava mai nessuno.
Non dopo la morte dell'uomo. Il vicino non conosceva
nemmeno il vero nome di Alessio. Gli sembrava che si chiamasse
Filippo. Ma sappiamo cosa gli accadde. Se ne and di
casa a sedici anni. Poco dopo torn a trovarli.
E allora?
In uniforme. Era una recluta della polizia, Emily. Ameno
che non abbia lasciato l'arma per qualche motivo, Alessio
Bramante, o qualsiasi nome usi adesso,  un agente in servizio
nella polizia di Stato.
Emily non sapeva cosa dire.
Torneremo a farci sentire in questura finch non scoveranno
qualcosa. Sappiamo in che anno deve essere stato ammesso
come recluta. Anche se  riuscito a usare un nome diverso...
Devono esserci comunque indirizzi e referenze sugger
Emily, non desiderando altro che trovarsi con lui in quel momento
e sentendo aumentare l'adrenalina man mano che la
pista si faceva pi concreta.
Esatto.
Perch una persona simile sarebbe dovuta entrare in polizia?
All'altro capo del telefono cal il silenzio. Poi, Nic chiese:
Non ha scelto una carriera poi cos strana, no?
No. Sai che non intendevo dire questo. In qualche modo,
 solo molto... bizzarro. Perch una persona con un passato
cos complicato si sarebbe dovuta arruolare?
Forse proprio per quello. Non so.
Nemmeno io. Faresti meglio a trovarlo.
Naturalmente. Costa esit. Emily ne avvert l'imbarazzo.
Mi dispiace. Non te l'ho nemmeno chiesto. Com' andata
in ospedale?
Mi hanno sottoposta solo a degli esami di routine si affrett
a rispondere. Tutte le solite cose a cui sto iniziando ad
abituarmi. Non c' nulla di cui preoccuparsi. Rintraccia il tuo
scolaretto scomparso. E Leo. Dopodich...
Non vedo l'ora ribatt subito.
La porta si apr. Una suora entr e guard con aria torva il
cellulare. Emily lo salut e ripose il telefono nella borsa.
 ora? chiese.
S rispose annuendo. Devo farle una punturina.
Emily Deacon si arrotol la manica del camice verde dell'ospedale e distolse lo sguardo.
...
.
...
Capitolo 16.
...
.
...
Bruno Messina guardava stancamente viale Aventino.
Aveva smesso di piovere. Qualche debole raggio di sole stava
combattendo contro l'oscurit incombente del tardo pomeriggio.
Dietro di lui il traffico arrivava fino alla Piramide
Cestia. A est, una fila compatta di automobili rombanti si allungava
fino al fiume. I veicoli attraversavano la citt come il
sangue le arterie. Tutto era collegato. Un unico ingorgo a sud
avrebbe potuto causare confusione a nord. Non voleva sapere
cosa stava succedendo altrove. Messina aveva spento la ricetrasmittente
personale per evitare le chiamate dalla questura.
Era una faccenda troppo importante.
La prima squadra ad arrivare sul posto aveva trovato una
borsa da donna vicino all'entrata. All'interno c'era il distintivo
di Rosa Prabakaran, un errore grossolano, forse indicativo
dello stato d'animo dell'uomo. Le alternative di Bramante
si stavano riducendo. Messina era risoluto a porre fine l,
all'estremit sudorientale di quell'esteso rettangolo erboso
all'ombra del Palatino, alle avventure sanguinarie di quell'uomo.
Incaric Bavetti di occuparsi delle barriere che avrebbero
tenuto lontano il traffico, gli spettatori e i mezzi di informazione,
compito che sembrava adatto alle sue capacit. Per il
resto avrebbe fatto affidamento su Peccia, che pareva rinvigorito
dalla sfida imminente, per la quale i suoi uomini si
erano esercitati a lungo e duramente nel corso degli anni,
pur avendo pochissime possibilit di mettere realmente alla prova il loro coraggio.
Messina passava davanti a quel posto in automobile tutti
i giorni per recarsi al lavoro e, come la maggior parte dei romani,
non ci aveva quasi mai badato. Adesso si rendeva conto
che era molto pi del semplice tratto di terreno sgombro che sembrava.
Era in piedi accanto alle rotaie del tram, davanti al perimetro
di quello che un tempo era stato un grosso stadio, nel tentativo
di capire la topografia dell'area in cui si trovava. Alla
sua destra si ergevano le rovine color miele degli ex palazzi
imperiali, adesso ridotti a una rete di archi a pi piani che si
innalzavano su per il colle, con le loro estremit spigolose come
denti spezzati, tuttavia ancora abbastanza alti e imponenti
da raggiungerne la sommit. Come molti alunni romani,
era stato portato l in gita scolastica. Ricordava la vista sul
Foro, sul Colosseo e sui Mercati Traianei, al di l dell'orribile
arteria moderna costruita da Mussolini. Era come guardare
la citt da un nido di aquile. Il versante pi verde del colle, rivolto
a sud, sembrava sempre pi tranquillo, parte di un luogo
diverso, pi antico, che, si ricord mestamente Messina,
Giorgio Bramante conosceva meglio della maggior parte delle persone.
Quella che un tempo era stata la pista dello stadio, adesso
era un circuito sterrato consumato dai piedi di corridori dilettanti.
All'estremit opposta rispetto alla sua attuale posizione,
la vista sul Tevere era ostruita da un palazzo di uffici
lungo e basso. Alla sua sinistra si trovava il parco che conduceva
all'Aventino. Davanti, prima dell'avvallamento poco
profondo dello sterrato, c'era qualcosa che Messina aveva a
malapena notato in quasi quarant'anni. Una torretta - simile
ai resti di un castello medievale in miniatura - si ergeva lontano
in un prato di erba rigogliosa.
Separati dallo stadio da un'alta recinzione metallica verde
c'erano i soliti detriti del lavoro degli archeologi: frammenti
di marmo bianco disposti in linee irregolari, alcuni con tracce
ancora evidenti di scanalature; file indistinte di basse pareti
di mattoni che si innalzavano dal suolo come vecchie ossa;
cancelli di metallo arrugginito e barriere che tracciavano
un disegno incomprensibile dalla superficie, contrassegnando
un dedalo sotterraneo di stanze e corridoi scavati nel terreno
fertile e umido e nella roccia sottostante.
E, alla sua sinistra, sul lato dell'Aventino, c'era il tetto basso
di un sito pi importante: stagno arrugginito sopra l'entrata
semivisibile di dio solo sapeva cosa. Da bambino, Messina
si era spinto nelle viscere del Colosseo e aveva finito per
capire che agli antichi romani piaceva costruire sottoterra,
poich lo trovavano un luogo ospitale in cui nascondere pratiche
non adatte alla luce del giorno. Avrebbe potuto esserci
un'enclave sotterranea delle dimensioni del vecchio stadio
stesso che partiva dalla piccola entrata ad arco, poco pi di
una grotta, visibile dal punto in cui si trovava adesso.
Senza dubbio, Giorgio Bramante lo sapeva. Forse aveva
scelto questo posto proprio per quel motivo. Forse, intu
Messina, non aveva pi piani da portare avanti, non dopo
l'ultimo delitto, il sacrificio finale al figlio perduto.
Messina non riusciva a togliersi dalla mente l'immagine
della borsetta di Prabakaran, lasciata pigramente all'entrata
del sito. Era quasi un invito, e quel pensiero lo fece sentire
profondamente a disagio.
La ricercatrice americana stava studiando il gruppo di
cartine che aveva chiesto le venissero portate dall'universit.
Messina si un a lei, guard il complesso labirinto di corridoi
e stanze descritto l sopra, a quanto pareva su pi livelli, e
chiese: Conosce questo sito, professoressa Turnhouse?
La donna guard la cartina e fece una smorfia.
Gliel'ho detto. Non sono mai stata coinvolta in prima
persona in questo progetto. Giorgio ci lavor quando era
uno studente. Non  stato quasi mai visitato per anni.
Scrut il foglio aguzzando la vista.
Inoltre, aggiunse questa cartina risale a venticinque
anni fa. Non  precisa. Il sito  cambiato da allora. Credo che
il terreno sia crollato in punti che qui non sono indicati.  pericoloso.
Che cos' questo posto? chiese Peccia.
Lei lo fiss. Sembrava esserci una punta di fastidio sul suo
volto.
A volte penso che questa citt sia sprecata per i romani
esclam Judith Turnhouse. Faceva parte dell'accampamento
della terza coorte dei pretoriani. La stessa unit dell'esercito
che possedeva il tempio sull'Aventino. Vennero spazzati
via quando Costantino invase Roma. Giorgio  sempre stato
fissato con questo posto.
Peccia sembrava perplesso.
Con un accampamento sotterraneo?
Allora non doveva essere completamente sotterraneo
replic lei. Solo in parte. Il tempio. I locali in cui si svolgevano
i riti. Il livello del suolo della citt si  innalzato considerevolmente
nel corso degli anni. Non ve ne siete davvero mai
resi conto?
Messina scosse il capo.
C' anche un tempio qui?
Erano soldati. La maggior parte dei soldati, sicuramente
tra i pretoriani, erano seguaci di Mitra. Presumibilmente
quello fu il motivo per cui Costantino li massacr. All'improvviso,
divennero gli eretici.
Cosa vuol dire tutto questo? domand Peccia bruscamente.
La donna lo guard, impassibile nonostante il tono aggressivo
dell'uomo.
Se qui non avete bisogno di me, disse lentamente Judith
Turnhouse sar ben felice di tornare al mio lavoro. Avevo
l'impressione che voleste sapere dove potrebbe trovarsi Giorgio
in questo dedalo. Ci sono tre livelli di gallerie. Probabilmente
quasi cento stanze e anticamere diverse di dimensioni
differenti. Questa cartina non descrive forse l'ottanta percento
del suo attuale assetto. Potreste passare i prossimi due giorni
a vagabondare laggi. Oppure potrei fare un'ipotesi ragionevole.
Dipende da voi.
Allora sa dove si trova quest'uomo? chiese Peccia, con
una punta di sarcasmo infantile.
La donna scosse il capo.
No. E voi?
E che mi dice di questo punto? chiese Messina, risoluto a
riportare la discussione su altri binari, indicando il simbolo
sulla cartina: il disegno dell'altare. Questo  il tempio, vero?
Legga i caratteri minuti. Ve l'ho detto: questo posto 
cambiato.
Fissarono il foglio. Infatti, pi in basso era stato scarabocchiato
qualcosa.
A proposito, aggiunse mi pare che si tratti della grafia
di Giorgio. Dice che l'altare  stato spostato. Poi disse,
indicando il Palatino: La posizione originale era lass, dove potete
vedere un cedimento evidente nel terreno. Qualsiasi cosa
trovarono non fin in un museo, altrimenti ne sarei al corrente.
Quindi scommetterei con certezza che sia situato da
qualche altra parte all'interno di questo complesso per tenerlo
al sicuro.
Guard entrambi in volto.
E, per quanto pu valere, s, penso che questo sarebbe il
posto in cui si recherebbe Giorgio. Per lui  tutto una specie di
rito, vero? Sacrificare le persone che ritiene responsabili della
scomparsa di Alessio. Altrimenti, dove potrebbe trovarsi?
Messina fiss il labirinto di linee sulla cartina. Da dove
diavolo cominciamo? chiese senza rivolgersi a nessuno in
particolare.
Judith Turnhouse scrut la cartina.
Posso dirvi come procederei io l dentro. So dove vorrebbe
andare un archeologo professionista. Se hanno spostato
l'altare, non pu essere molto lontano.
Allora, dove? chiese Messina.
La donna gli rise in faccia.
Avrei bisogno di entrare. Non  una cosa che si pu capire
da una cartina. Dovrei vedere com' di persona.
No, no, no, no attacc a dire Peccia. Quest'uomo  armato.
Non voglio un civile intorno. E impossibile.
Messina non pot evitare lo sguardo della donna. Era intenzionata
a farlo per qualche motivo, e lui non era neanche
lontanamente interessato a sapere quale fosse. Gli importava
soltanto di Giorgio Bramante. E, si ricord, della sorte di
Falcone.
Professoressa, disse quella che ci sta facendo potrebbe
essere una proposta pericolosa.
Giorgio vi odia insistette lei. Ma non ha nessun motivo
per fare del male a me. Non credo nemmeno per un attimo
che sia una possibilit da prendere in considerazione. Forse
se sar presente io, una persona che conosce, potr convincerlo
a ragionare. Posso provarci comunque. Non dico di essere
la sua migliore amica ma, perlomeno, non mi disprezza.
Avete davvero intenzione di lasciarvi sfuggire questa opportunit?
Signore... attacc a dire Peccia.
Se la professoressa vuole aiutarci, lo interruppe Messina
sarebbe stupido rifiutare la sua proposta. La donna
mormor qualche parola di ringraziamento. Devo insistere
prosegu Messina affinch lei segua gli ordini precisi
degli uomini di Peccia.  importante.
Non ho intenzione di farmi uccidere. Non deve preoccuparsi.
Bene. Messina picchiett un dito sulla cartina. Voglio
che una squadra scenda quaggi nel giro di venti minuti.
Guardi qui. Ascolti la signora Turnhouse. Vada dove le suggerisce
lei. I suoi uomini devono sempre stare davanti, Peccia.
Signore...
Peccia sembrava attendere dell'altro.
Quali sono i suoi ordini? chiese.
Messina non comprese completamente la domanda.
Se Falcone  vivo portatelo fuori di l.
E se Bramante opporr resistenza?
Allora faccia ci che vuole. Se alla fine di tutto questo rimarr
a terra un cadavere, si assicuri che sia il suo. Di nessun
altro. Intesi?
Peccia gli scocc uno sguardo gelido.
Sopra di loro volava un grosso elicottero nero, il rombo delle
cui pale era cos forte da soffocare il timbro disperato e secco
che Messina sent nella sua stessa voce. Chiam Bavetti con
un cenno della mano e gli ordin di sospendere i voli di sorveglianza.
Di sicuro non erano pi necessari. Poi ordin a Peccia
di procedere. L'uomo borbott e si allontan verso uno dei
furgoni blu scuro, tutti sormontati da antenne, sui quali attendeva
la sua unit. Torn con quattro individui, tutti vestiti di
nero, ciascuno con la stessa mitragliatrice militare corta dall'aria
micidiale che Messina aveva gi visto, un'arma altamente
mobile, a quanto pareva, con un calcio aperto di metallo.
Erano tutti all'incirca della stessa altezza, giovani, svegli,
distaccati. Non sembravano affatto dei poliziotti. Erano pi
simili a dei soldati, pronti a combattere.
Non sappiamo minimamente in cosa vi imbatterete laggi
disse Messina. L'ispettore Falcone pu essere vivo o
morto. Nel primo caso, desidero che resti tale.
Dobbiamo negoziare? chiese uno di loro.
Capirete senz'altro se  una possibilit da prendere in
considerazione afferm Peccia.
Messina scosse il capo.
Quest'uomo non vorr negoziare. Se dir di volerlo fare,
sar solo un espediente. Ha rapito Falcone per ucciderlo.
Proprio come ha ucciso gli altri.
Le persone cambiano quando vengono messe con le
spalle al muro disse Peccia.
Giorgio Bramante non cambia. Ordinategli di deporre le
armi e di consegnarsi. Se non accetter vi comporterete di
conseguenza. Sono stato chiaro?
Gli uomini annuirono. Uno di loro guard in cagnesco la
donna, con un'espressione perplessa e aggressiva sul volto.
Chi  il civile? chiese.
La donna gli tese una mano, che l'uomo non strinse.
Sono la professoressa Judith Turnhouse disse. Faccio
l'archeologa. Penso di potervi aiutare a trovarlo.
I quattro si guardarono l'un l'altro. Il capo fece una smorfia.
Possiamo trovarlo anche da soli borbott, poi estrasse
dalla tasca un passamontagna nero e se lo mise.
Ne dubito fortemente disse Messina con fermezza. Professoressa?
La donna prese la cartina e la stese davanti a loro. Le sue
dita affusolate e svelte iniziarono a farsi largo sulla superficie,
seguendo tutte le linee, attraversando il labirinto, delineando
il perimetro di tutte le stanze, di tutti i corridoi e di tutti i vicoli ciechi.
...
.
...
Capitolo 17.
...
.
...
Impieg cinque minuti per orientarsi. Lo spago era nel
punto che ricordava, sul pavimento, proprio dove quello che
adesso conosceva come il grosso, stupido ma forte Andrea
l'aveva preso al buio.
Si tranquillizzarono quando lo trov. Gliene furono tutti
grati, perfino Torchia. Tutti i giochi e i riti dovevano finire in
un modo o nell'altro.
Non riusciva a immaginare cos'avrebbe detto Giorgio se
avesse scoperto quello che avevano combinato. Alessio aveva
visto il padre andare su tutte le furie solo di tanto in tanto e ci
lo aveva lasciato profondamente scosso. Una volta l'aveva
sorpreso a picchiare sua madre, un gesto che l'aveva spinto a
intervenire agitando i pugnetti, copie in miniatura di quelli
del padre, nel tentativo di separarli. Le donne erano deboli e
bisognose di protezione. Era una cosa che il piccolo Alessio
Bramante non aveva mai messo in dubbio. Ci che serviva -
a tutti e tre - era diventare pi uniti, insinuarsi l'uno nella vita
dell'altro cos a fondo che nulla avrebbe mai pi potuto intromettersi tra loro.
Ci di cui avevano bisogno, gli sovvenne, era un sacramento,
e la sorte, o forse il destino che il bambino aveva trovato
in quel labirinto, gliene aveva fornito uno: sei stupidi
studenti che pensavano di farla franca dopo una trasgressione,
che sognavano di potersi intrufolare in un luogo sacro e
segreto profanandolo con i loro riti maldestri e poi andarsene, liberi e indenni.
Sorridendo tra s, fiducioso, continu a passarsi il filo tra
le dita mentre avanzavano lentamente lungo il corridoio.
Non si vedeva ancora la luce. Ma, se avesse continuato per
un minuto o pi, sarebbe sicuramente apparsa. Il sole. Una
via d'uscita. La libert per gli intrusi. Sarebbero stati come i
codardi liberati da Teseo, irriconoscenti per la loro liberazione, indegni di essere salvati.
Trattenne il respiro. Era una decisione molto importante,
che avrebbe condizionato il resto della sua vita. O permetteva
a Lucio e agli altri di dileguarsi alla luce del sole cocente
senza essere visti da Giorgio, sani e salvi, oppure li consegnava,
a loro insaputa, a suo padre e al suo giudizio estremo.
Alessio si ferm. Dino Abati, che lo seguiva da vicino, come
se fosse ancora una specie di protettore, and a sbattere contro di lui.
Riesci a vedere l'entrata? gli chiese.
Non ancora rispose Alessio e, di nascosto, tir con forza
lo spago, sent che ce n'era ancora un lungo tratto davanti a
lui, poi lo lasci ricadere a terra come una piuma che scendeva
lenta contro le sue gambe nude mentre precipitava verso il pavimento roccioso.
Ancora uno strattone. Le sue dita mollarono la presa. Il filo era sfuggito.
Sette porte, sette corridoi e, nel mezzo, una rete di passaggi
collegati tra loro. Certi portavano in paradiso. Altri all'inferno.
La vita era un insieme di scelte, giuste e sbagliate, facili e difficili. Era impossibile evitarle.
Alla luce della torcia di Dino, vide una porta che aveva notato
quando era fuggito, ridendo, dall'atrio che adesso doveva
trovarsi a meno di trenta metri davanti a loro.
Gli parve di percepire la presenza del padre in quella zona,
di sentire - e forse era un'illusione - il suo respiro, pesante
e anelante nell'oscurit, amplificato e riecheggiato dalle pareti.
Forse si era smarrito per pi tempo di quanto pensasse, e
Giorgio si stava agitando per questo, anche se quanto prima
si sarebbe arrabbiato.
O vinco io il premio oppure loro, pens tra s.
Da questa parte disse e svolt a sinistra, oltre il vano
squadrato della porta di pietra.
Alessio Bramante non ebbe bisogno di voltarsi. Erano un
gregge di pecore. Pecore disperate. Avrebbero seguito perfino
un bambino che sentiva il coraggio vacillare dentro di s
e tremava come una foglia sferzata dal vento forte d'autunno
e si chiedeva quanto sarebbe potuto durare il suo attaccamento alla vita.
...
.
...
Capitolo 18.
...
.
...
Emilio Furillo viveva secondo la convinzione che passare
dalla prima linea della polizia alla gestione del sistema informatico
della questura fosse una mossa sicura e concreta per
fare carriera, che gli evitava di imbattersi sia nei pugni degli
ubriachi in strada sia nella rabbia dei superiori insoddisfatti
in ufficio. Adesso fissava il dito minaccioso di Teresa Lupo e
si chiedeva se fosse giunto il momento di rivedere quell'opinione.
Mi sembra estremamente crudele che tu debba sfruttare
una confidenza privata per ottenere una corsia preferenziale
per l'archivio. E, per giunta, attraverso una terza persona disse con un tono di voce ferito.
Tre mesi prima si era rivolto a lei con discrezione per dei
problemi che concernevano la sua vita coniugale, ansioso di
sapere se ci fosse un farmaco specifico che potesse costituire
un rimedio. Era riuscito a ricacciare quasi tutti quei ricordi in
un recesso della mente finch, quella mattina, Silvio Di Capua,
il principale tirapiedi di Teresa all'obitorio, era arrivato
sorridendo con un promemoria indelicato, accompagnato
dalla richiesta di scavalcare la lista d'attesa per ottenere le informazioni.
Adesso Teresa lo guardava in cagnesco.
Cosa? sbrait il medico legale.
Pensavo che il rapporto tra medico e paziente fosse confidenziale.
Io non sono il tuo medico. E tu non sei il mio paziente. Sei
solo un tizio che si  rivolto a me in cerca di un posto per
comprare del Viagra a basso prezzo.
Poi prosegu: Ascolta, non  questo il motivo per cui mi
trovo qui. Hai i nomi. Quell'affare davanti a te  un computer.
Cerca di tirarne fuori alcuni per me, se mi passi l'espressione.
La richiesta di Di Capua si scontrava con tutte le procedure
consolidate. L'archivio serviva alla questura, non all'obitorio.
 piuttosto anomalo... borbott.
Oh, per amor del cielo, Emilio. Non sai cosa sta succedendo
l fuori? Leo Falcone  stato rapito da quella bestia assassina
che mand in galera diversi anni fa. Sto cercando di aiutarlo.
Quello sbott  compito della polizia.
I nomi insistette Teresa. Dai un'occhiata...
Le cose peggiorarono. Arrivarono altre due persone che
l'uomo non desiderava vedere.
Furillo si sent ringalluzzito dalla presenza di quei due.
Ho saputo di voi disse a Costa e Peroni. Stamattina,
dopo che lei ha schiaffeggiato il commissario, ve ne siete andati.
Qual  stato il risultato? Siete sospesi. Lo sanno tutti qui.
Buona giornata.
E importante... attacc a dire Costa.
Tutto  importante!
Inoltre, obiett Teresa Lupo io sono arrivata per prima.
I due accostarono delle sedie senza avere l'aria di volersene
andare. Per un attimo, Furillo si chiese se non avrebbe potuto
chiamare la reception al piano di sotto e insistere affinch
quei tre venissero cacciati dal suo ufficio.
Pensiamo di poterlo identificare disse Peroni. Questo
non ci consente di scavalcare la fila?
Teresa si dimen sulla sedia, visibilmente restia a dare loro
la precedenza, e tuttavia interessata.
Sapete come si chiama Alessio adesso? chiese.
Non proprio si fece avanti Costa. Ma sappiamo cosa
gli accadde. Fece una pausa. Alessio entr in polizia. Divenne
una recluta. Dovrebbe essere accaduto quattro anni
fa. Un vicino lo vide in divisa.
Teresa li guard, per un attimo senza parole.
Della polizia? chiese. Come voi?
Come noi convenne Peroni.
Emilio, disse Teresa Lupo per cortesia mettimi in lista
d'attesa. Cerca tutte le reclute di quattro anni fa che abitavano
al quartiere Flaminio.
Non ... attacc lui.
Teresa lo stava fissando con uno sguardo maligno. Naturalmente,
soggiunse se sei troppo occupato, io e i mie amici
potremmo sempre andare in mensa a fare quattro chiacchiere.
Furillo borbott infuriato, digit qualcosa sulla tastiera e
volt lo schermo affinch lo vedessero.
Quell'anno le reclute residenti in citt erano settantasette.
L'unica del quartiere Flaminio era una donna.
Soddisfatti? chiese.
Guardarono davanti a s e lessero i nomi e gli indirizzi sullo
schermo. I due uomini si demoralizzarono visibilmente.
Teresa Lupo annu senza dire nulla.
E il resto d'Italia? chiese Costa.
Furillo si mise a lavorare al computer.
Quanto tempo avete? Ci sono pi di milleottocento nomi.
Poi sorrise. Sembrava compiaciuto.
Altre domande? chiese Furillo.
Dove sono quelle maledette ricerche che avevo richiesto
sulla mia donna? domand Teresa Lupo, battendo il pugno
tozzo e grassoccio sulla scrivania. Dove sono... L'uomo premette i tasti giusti.
Qui rispose. Le ho fatte prima. Volevo soltanto sentirtelo
chiedere con gentilezza. Sto ancora aspettando.
Poi, lesse rapidamente un riassunto di quanto aveva trovato.
Non c'era assolutamente nulla, disse Furillo, che collegasse
Elisabetta e il defunto Bernardo Giordano all'altra donna.
Peroni scosse il capo.
A proposito,  morta anche Elisabetta disse. Abbiamo
appena passato il caso ai pochi investigatori rimasti ancora a
lavorare al piano di sopra. Chi diavolo  "l'altra donna"?
Comunque... prosegu Furillo, anche se venne ignorato
completamente.
La donna che ho trovato nelle foto di Lorenzo dopo che ve
ne siete andati spieg Teresa Lupo interrompendolo. Era
con Alessio nel campo dei pacifisti prima di incontrare i Giordano.
La mia ipotesi  che sia stata lei a consegnare loro Alessio.
Sembra sia andata in quel modo. Era un membro del loro
strano gruppetto di ecologisti trotzkisti. Lorenzo ha controllato.
Costa e Peroni si guardarono a vicenda.
Quale donna? domand Peroni.
Sul volto di Teresa apparve di nuovo quell'esasperante
sorrisetto saccente e, dall'espressione dei due uomini, si cap
che li irritava tanto quanto irritava Emilio Furillo.
Il nome che mi  stato chiesto di cercare s'intromise Furillo
era Judith Turnhouse, se pu esservi d'aiuto.
Grazie, gli disse Teresa con rabbia mi rovini tutte le sorprese!
Costa scosse il capo, perplesso.
Stai dicendo che, quella sera, Judith Turnhouse port
Alessio al campo dei pacifisti?
Sto dicendo ben altro. L'ho cercata sull'elenco telefonico.
Vive in un minuscolo monolocale dietro Termini. E un posto
piuttosto modesto per una docente universitaria, non trovate?
Costa ricord gli abiti che indossava la prima volta che l'avevano
incontrata. Abiti da quattro soldi. I docenti del suo livello
non erano affatto mal retribuiti. Evidentemente, il denaro finiva altrove.
Viale Tiziano, 117 A disse Furillo indicando lo schermo, ignorato da tutti.
In una di quelle foto, prosegu Teresa Judith Turnhouse
sembra passare loro del denaro. E se non si fosse limitata
a portare l il bambino? E se fosse stata la sua benefattrice o
qualcosa del genere per tutti questi anni? E se avesse pagato
per il suo mantenimento con il suo stesso stipendio? Elisabetta
deve averne sicuramente avuto bisogno dopo la morte del marito.
Si interruppe.
 morta anche Elisabetta? chiese.
 stata assassinata rispose Peroni. Tre sere fa. Tutto il
resto ... pura speculazione.
Maledizione, Gianni! Teresa estrasse le immagini che
aveva stampato dal computer di Lorenzo. Guardale. Dimmi
che non  lei.
I due si sporsero in avanti ed esaminarono le foto.
 lei convenne subito Peroni. Ma cosa significa? Adesso
 l fuori con Messina e sta cercando di aiutarlo a rintracciare
Bramante e Leo. Non ha senso.
La signora Turnhouse... attacc Furillo.
Teresa Lupo agit le braccione nel vuoto.
Stava proteggendo Alessio dal padre! Di cos'altro poteva trattarsi?
Da cosa di preciso? chiese Peroni. E perch? Per tutti questi anni?
Basta! Basta!
Emilio Furillo non gridava mai. Per lui alzare la voce era come ammettere la sconfitta. Ma certe volte...
Lo fissarono, consci di quanto fossero rari i suoi scatti d'ira.
Emilio? esclam il medico legale.
Ti ho detto che non c'erano legami tra questa signora
Turnhouse e i Giordano. Almeno per quanto ho potuto constatare io.
Attesero.
Questo non significa, prosegu che non abbia trovato nulla.
Sputa il rospo! gli ordin Teresa.
Alcuni anni fa, questa donna venne fermata per eccesso
di velocit fuori Verona. Ho trovato l'intero verbale nell'archivio...
Riassumilo disse Peroni.
Ricevette una multa conciliata. Comunque, c'era un uomo
sul sedile del passeggero. Venne costretto a mostrare i
documenti. Naturalmente, di solito non sarebbe una faccenda da mettere agli atti...
Attesero.
In quest'occasione, s prosegu Furillo. L'uomo era un
carcerato in libera uscita per il fine settimana.
Teresa lo guard sorpresa, a bocca aperta, come un tonno appena spiaggiato.
Era Giorgio Bramante afferm Furillo. Per non farti
perdere tempo, ho confrontato queste date con quelle degli
episodi sulla lista fatta circolare da Falcone. Quello era il fine
settimana in cui scomparve l'agricoltore, Andrea Guerino,
che, in seguito, venne ritrovato assassinato. Non lontano da
Verona. Interpretate l'informazione come volete.
Ci volle un po' prima che uno di loro parlasse.
Judith Turnhouse stava aiutando Giorgio? chiese infine
Peroni, stupito. E manteneva suo figlio?
La mente di Costa continuava a tornare al primo incontro
con la docente americana e alle circostanze in cui era avvenuto.
Tutto era sembrato estremamente semplice.
Il motivo per cui l'abbiamo contattata  che lei e Giorgio
avevano litigato a voce molto alta e in modo molto plateale a
portata d'orecchio dei carabinieri che si trovavano all'esterno
sottoline. Quegli agenti si trovavano sempre l. Quei
due dovevano sapere che qualcuno avrebbe fatto il collegamento.
Qualcuno sarebbe arrivato e allora lei avrebbe potuto
portarci al cadavere che Giorgio aveva lasciato vicino al
fiume. Giorgio vuole che le sue vittime vengano viste. Non
che rimangano nascoste per sempre.
Peroni annu, afferrando subito.
Ci ha detto che ci avrebbe chiamati se non fossimo arrivati
sottoline. Sono sicuro che fosse la verit. Quindi non abbiamo
fatto altro che raccogliere le briciole che quei due hanno lasciato
cadere per noi fin dall'inizio. Come si colloca Alessio in tutto ci?
Viale Tiziano... disse Furillo, senza ricevere da Costa il minimo cenno d'attenzione.
E adesso, prosegu il giovane investigatore sta conducendo Messina dritto da Bramante.
Perch? domand Peroni.
Perch  ci che vuole Bramante si affrett a rispondere
Costa. Ci ha fatto notare che Bramante stava cercando quelle
cartine sotterranee. Sono proprio quelle che sta usando
Messina in questo momento. E...
Era chiaro nella sua mente. Per gli mancavano le parole giuste.
Una specie di messinscena. La sua rappresentazione
conclusiva. Leo  il suo ultimo atto. Giorgio Bramante vuole
essere trovato. Quell'uomo ha bisogno di un pubblico.
Guard il suo collega.
Giorgio Bramante non ha ucciso Elisabetta Giordano.
Non ha mai nemmeno saputo che esistesse. Ma se Judith
Turnhouse ha fatto il doppio gioco... pagando la donna per anni,
forse perfino dopo che Alessio se ne and di casa, aveva una
ragione per far tacere Elisabetta. La migliore possibile. Avrebbe
potuto distruggere tutto.
Costa parl con autorevolezza e con un'intelligenza rapida
e pronta, pens Furillo. Il suo comportamento ricord all'uomo
pi anziano lo stesso Falcone.
Dobbiamo informare Messina aggiunse il giovane agente,
allungando una mano verso il telefono. Subito.
Furillo sollev un dito. In presenza di ostaggi, il commissario
ha predisposto il silenzio radiofonico per tutti tranne la
sala di comando e consiglierei vivamente a voi tre di non farvi
vedere l al momento. Come stavo dicendo, viale Tiziano...
Ormai Alessio dovrebbe essere un agente disse Teresa
Lupo. A tutti gli effetti, appena uscito dal bozzolo. Dov'?
Viale Tiziano! grid Furillo. Mi state ascoltando oppure
sono soltanto la periferica di un computer?
Teresa Lupo allung un braccio e gli diede una pacca sulla
mano destra.
Emilio, disse dolcemente non sei una periferica. Non
per me. Siamo soltanto un po'... confusi.
Dio, magari avessi potuto filmarti con una telecamera!
sospir Furillo. Judith Turnhouse vive al 117 A di viale Tiziano.
Se guardate qui indic lo schermo vedrete che una delle
reclute di quattro anni fa, Filippo battista, forn lo stesso indirizzo
nei moduli di arruolamento. Magari  un inquilino.
Non lo so. Comunque, adesso  distaccato...
...all'aeroporto lesse Peroni sullo schermo.
Costa stava gi componendo il numero dell'ufficio della
polizia di Fiumicino. Attesero mentre snocciolava una raffica
di domande e poi riattaccava.
Filippo Battista abita ancora in viale Tiziano disse Costa
sottovoce. Il sovrintendente pensa che conviva con una fidanzata
americana presuntuosa che ha quasi il doppio dei
suoi anni. Un tantino prepotente, o almeno cos dice lui.
 in servizio? chiese Peroni.
Costa fece una smorfia.
Era il suo giorno di riposo finch Messina non ha cercato
volontari. In qualche modo, l'ha saputo e si  fatto mettere nella
squadra. Fa parte dell'unit armata a caccia di suo padre.
I tre ci misero un po' ad assimilare la notizia. Poi, Furillo li
guard uscire di corsa dalla stanza.
Prego borbott tra s, lieto, e un po' colpevole, che fosse un problema loro e non suo.
...
.
...
Capitolo 19.
...
.
...
Queste grotte gli erano nuove. Non aveva nessun filo che
gli desse conforto da passarsi tra le dita. Solo pareti nere e
umide che sembravano non finire mai, e che si snodavano
come un serpente intorno al versante del colle. Alessio faceva
strada, mentre gli altri sei lo seguivano, incespicando sul
pavimento di roccia scavato in modo grossolano, con gli occhi
fissi sulla torcia nella mano del bambino, un cono di luce
gialla che si stava smorzando perch le pile erano quasi scariche.
Poi s'imbatterono in una curva a gomito, che li colse tutti
di sorpresa. Qualcuno cadde sul terreno duro facendosi male
e si lasci sfuggire un'imprecazione spaventata. La luce
elettrica guizz, assunse prima la tonalit pallida della paglia
secca, poi l'ocra scuro e sbiadito della luna in un inquinato
cielo notturno romano.
Dopodich nulla. L'oscurit li inghiott. Lucio Torchia inizi
a bestemmiare, a dare di matto e a gridare affinch qualcosa
squarciasse le tenebre davanti a loro.
Non rimaneva pi nulla. Nemmeno una pila che funzionasse.
Solo due fiammiferi, che Toni LaMarca accese in rapida
successione, solo per vederli spegnersi a causa di una repentina
corrente d'aria che turbinava intorno a loro da una
direzione che non riusc a distinguere.
Adesso Torchia stava diventando violento. Alessio riconobbe
nel suo tono di voce tanta paura quanta rabbia. Stavano
discutendo tra loro, mentre il legame esile di protezione
reciproca che li aveva tenuti insieme si andava perdendo nell'oscurit.
Anche lui aveva paura. La sicurezza che la torcia aveva infuso
nella sua mente era scomparsa. Alessio Bramante non
poteva sottrarsi alla consapevolezza di essersi smarrito nelle
profondit rocciose di quel colle antico, con uomini che non
gli piacevano, e perlomeno uno di loro desiderava fargli del male.
Ma il peggio si annidava nella sua immaginazione. In quel
momento sent le infinite tonnellate di pietra e sterile terra
rossa che incombevano sulla sua testa, esercitando una pressione
su di lui da tutti i lati, tale da comprimergli la piccola gola stretta e farlo soffocare.
Pens che le tombe fossero cos. E anche quella era stata una tomba, per molti prima.
Quando cerc di gridare - Pap! Pap! - riusc a malapena
a udire la sua stessa voce. Sent solo il tono beffardo di
Lucio Torchia da qualche parte alle sue spalle, una presenza
malevola e detestabile, che si levava dalle profondit rocciose
dell'Aventino, per fare del male.
Pap! Pap! grid Lucio. Dov' adesso, bambino? Dove siamo noi... ?
Smarriti, avrebbe voluto dire. Smarriti e disorientati nel
covo della bestia, inseguiti dal Minotauro, che non era mai
stato un vero mostro - adesso Alessio Bramante aveva finito
per capirlo - ma una deformit che si annidava dentro un
uomo, in attesa che emergesse il catalizzatore che la portasse alla luce.
Tutte le speranze di vittoria, di consegnarli come delle prede,
erano scomparse. Nel suo corpicino tremante, la baldanza
aveva ceduto il passo al terrore. Voleva suo padre. Aveva
bisogno di sentire quella mano forte stringere la sua, di essere
condotto all'esterno, alla luce e al sicuro, come avrebbe potuto fare solo un padre.
Da quanto tempo era stato abbandonato?
Non lo sapeva pi. Potevano essere passati dieci minuti o
un'ora. Era impossibile stabilirlo. Sapeva soltanto di non aver
mai udito la voce del padre. Nemmeno una volta. Non aveva
mai sentito che lo chiamava per cercare di porre fine a quel gioco.
Non ti importa sussurr Alessio Bramante. Non ti 
mai importato di nient'altro che di te stesso.
Gli sovvenne un'immagine: Giorgio e sua madre che litigavano
e lo cacciavano fuori dalla stanza quando lo scontro
si faceva troppo acceso. E poi lui si rannicchiava accanto alla
porta, come una spia, chiedendosi cosa sarebbe successo in seguito.
I rumori aumentarono nella sua mente. Sapeva fin dall'inizio
che sarebbe successo. Era questo il suono della violenza.
Adesso lo sent due volte: nei suoi ricordi e nella confusione
che cresceva alle sue spalle, un'onda rabbiosa di pugni e piedi
che cercava di seguirlo, di trovarlo ed esigere una specie di
vendetta brutale e sconsiderata, perch era quello che facevano
gli uomini spaventati quando non riuscivano a pensare; era la soluzione naturale.
I suoni provenivano anche da qualche altra parte. Dall'oscurit davanti a loro.
Una mano gli strinse la spalla. Trem in preda a una paura cieca.
Alessio...
La voce era tesa ma non ostile. La riconobbe. Apparteneva a Dino, il pi debole.
C' dell'aria che entra in questa galleria disse Dino. 
una via d'uscita. Corri in quella direzione. Sbrigati!
Non aspett. Conosceva fin troppo bene i suoni che stavano
producendo: i grugniti della sopravvivenza bruta, di esseri
umani che temevano per le loro vite.
Alessio Bramante inspir l'aria fetida appena percepibile
nell'oscurit, cerc di immaginare da dove provenisse e corse,
corse all'impazzata, senza temere le rocce o gli anditi di
quel labirinto nascosto, conscio che c'era un'unica speranza
di salvezza, che si trovava all'esterno, alla luce, sotto il sole
splendente e benevolo e nelle strade familiari che avrebbero
potuto riportarlo a casa, da sua madre, che se ne stava rannicchiata
mentre immaginava la rabbia di Giorgio Bramante al suo ritorno.
Il Pater.
La parola gli sfugg dai ricordi sepolti e gli pass per la
mente. Era quanto Giorgio aveva sperato di essere ma senza
riuscirci. Un vero Pater proteggeva i suoi figli. Li metteva alla
prova osservandoli nell'oscurit, pronto a intervenire
quando ce n'era bisogno.
Mi hai abbandonato, pens il bambino con amarezza, e
avanz inciampando, avvertendo la corrente d'aria stanta
che diventava pi forte e fiutando un sentore di freschezza.
Perfino, mentre procedeva davanti a quelli che lo seguivano,
un non so che di dolce, simile ai fiori d'arancio, il profumo
fresco e fragrante della vita che iniziava ad aleggiare dal
mondo dei vivi fin dentro quella tomba gelida e tetra.
Poi quei suoni che avevano imperversato nella sua mente
divennero reali, prendendo vita davanti a lui.
Si ferm. Qualcuno urt contro di lui. Ud di nuovo il tono
sommesso e insistente di Dino.
Sbrigati!
Si lasci spingere in avanti dal braccio di Dino e si ferm
di nuovo, bloccandosi. Si sentivano due voci davanti a loro,
anche se i suoni che emettevano non erano familiari, parole
che potesse capire e interpretare, ma un mormorio incomprensibile
e accalorato pieno di fervore e di una ferocia bestiale
mai sentita prima.
Spinto di nuovo, avanz vacillando, vedendo finalmente
la luce, la pallida e debole illuminazione della vera elettricit.
Gli ci vollero meno di tre passi per entrare nella stanza. Lo
seguirono, cadendo uno addosso all'altro, cadendo addosso
a lui, una marea di voci discordanti e confuse che si zittirono.
Quando videro, come lui.
Quando videro.
Non parl nessuno. Nessuno os farlo.
Alessio Bramante fiss con gli occhi spalancati lo spettacolo che si trovava davanti a lui e sembrava un folle quadro vivente:
due corpi stretti contro la parete si muovevano in uno
strano modo... non umano. Trattenne il fiato, rifiutandosi di
permettere ai polmoni di funzionare e chiedendosi se, nel caso
in cui si fosse sforzato abbastanza, sarebbe riuscito a escludere
completamente quella scena dalla sua vita, a far tornare
indietro il tempo al momento in cui quella mattina stava guardando
attraverso il buco della serratura della villa dei Cavalieri
di Malta, scorgendo, attraverso gli stupidi occhiali simili agli
occhi di una mosca, una miriade di mondi, nessuno dei quali
conteneva l'immagine rassicurante della cupola di San Pietro,
immensa e maestosa sul suo trono al di l del Tevere.
Non funzion e sapeva perch. Era un gioco da bambini e,
da quel momento in poi, non sarebbe pi stato - non avrebbe
potuto esserlo - un bambino.
A volte, si rese conto, il Minotauro non aveva affatto bisogno
di andare a caccia. Le sue vittime si presentavano spontaneamente,
come doni, come sacramenti, consegnandosi nel covo della bestia.
...
.
...
Capitolo 20.
...
.
...
Dimmi qualcosa, Nic gli ordin Teresa Lupo. Fa' finta
di essere Leo. Io ce la sto mettendo tutta.
Costa aveva fatto del suo meglio per sfrecciare a bordo
dell'autocivetta rossa della Fiat, a sirene spiegate e con un
lampeggiante della polizia applicato frettolosamente sul tettuccio,
dalla questura, attraverso il Foro, oltre il Colosseo, fino
al sito vicino al Circo Massimo. Il traffico era molto intenso:
intasato in tutte le direzioni, rabbioso, ininterrotto. Per
quasi tutto il tragitto, Costa aveva guidato sui marciapiedi
ampi, disperdendo i pedoni. All'altezza del Colosseo aveva
abbandonato del tutto la strada.
Poi le alternative erano finite.
Da quel punto in poi c'era solo la strada, ed era una fila disordinata
di metallo immobile, che emetteva esalazioni nauseabonde
nell'aria pesante e umida della primavera imminente.
La testa di Costa sembrava sul punto di esplodere. L
dentro c'erano troppe informazioni perch un solo uomo
potesse assimilarle e anche un fastidioso senso di colpa strisciante:
Emily era andata all'ospedale. Costa si rese conto,
subito dopo la fine dell'ultima conversazione, che era stata
completamente unilaterale. Non le aveva chiesto quasi niente
di lei. La ricerca di Leo Falcone era entrata nel vivo. In quel
momento non sembrava esserci nient'altro al mondo. E questa,
l'aveva sempre saputo, era un'illusione. Qualsiasi cosa
accadesse a Leo - o fosse gi accaduta - ci sarebbe stato un
domani, un futuro che avrebbero condiviso. Non capiva come
avesse potuto dimenticarlo cos facilmente, come se
quell'amnesia crudele e stupida fosse naturale, un dono dei
geni.
Era impossibile affrontare la questione in quel momento.
Fiss la marea di veicoli davanti a s e spense il motore.
Non potevano saperlo entrambi disse Costa, pensando
mentre parlava. Se Giorgio avesse capito che il figlio era ancora
vivo, non sarebbe accaduto nulla di tutto ci.
Peroni guard in cagnesco la fila di automobili. Distavano
ancora quasi un chilometro dalla vasta distesa di prati dietro
il Palatino.
Sono d'accordo disse. Allora chi sta dietro le quinte? Judith
Turnhouse. Nel corso degli anni ha aiutato Giorgio a
uccidere quegli studenti. Perch? E perch rap il bambino, per
amor del cielo? Cosa le aveva fatto di male?
Costa faceva il poliziotto da abbastanza tempo per capire
che le ragioni pi semplici erano sempre le migliori, le stesse
che esistevano da migliaia di anni: l'amore, l'odio, la vendetta
o una combinazione dei tre.
Lo disse senza pensarci.
Le ha fornito lui i mezzi disse Costa, spalancando la portiera
del guidatore.
A qualche metro di distanza c'era un corriere in motocicletta,
intento a fumare una sigaretta seduto sul suo veicolo.
L'uomo se la stava prendendo comoda; la sua Honda lucida
e veloce avrebbe potuto facilmente farsi largo nel traffico se
avesse guidato come la maggior parte dei romani.
Costa smont dall'automobile e gli mostr il distintivo.
Devo requisirle la moto disse, poi afferr i risvolti della
giacca di pelle del motociclista e lo spinse gi dal sedile.
Gianni? Te la senti di sederti sul sellino posteriore?
Teresa li aveva seguiti.
E io?
Mi dispiace si scus Costa.
Il corriere si drizz in tutta la sua altezza, si batt il petto e
disse: E io?
Poi, scocc una lunga occhiata a Peroni e indietreggi.
Non graffiatela disse l'uomo.
Costa gir la chiave, sent la moto abbassarsi improvvisamente
quando la mole di Peroni si accomod sul sedile dietro
di lui, cerc di ricordare come si guidasse uno di quegli
affari, poi gratt le marce, sotto gli occhi del proprietario allarmato.
Spost con cautela la moto sull'ampio sentiero pedonale
sterrato che andava dal Colosseo al Circo Massimo, il tragitto
del tram numero 3, un'arteria tranquilla e frondosa, un
luogo adatto a piacevoli passeggiate serali prima di cena.
Davanti a loro c'era un fotografo. Una donna in abito nuziale
bianco era in posa accanto al neomarito, con il Colosseo
sullo sfondo. Costa li evit sterzando lentamente, assicurandosi
di non schizzare del fango, poi diede gas.
La moto procedette costantemente a cinquanta chilometri
all'ora, sotto gli alberi spogli in quella zona tranquilla del Palatino.
Impieg solo un paio di minuti. Non c'era quasi anima viva
in giro, solo qualche turista, una manciata di curiosi e,
mentre si avvicinavano allo spiazzo in lontananza, un
numero crescente di veicoli della polizia, di agenti e giornalisti,
si un alla folla scontrosa.
Senza che gli venisse chiesto, Peroni tir fuori il distintivo
e si protese di lato rispetto al sedile per mostrare a tutti il suo
faccione caratteristico, noto a ogni poliziotto della citt.
Nessuno li ferm finch non raggiunsero il nastro giallo
che impediva a chiunque di proseguire. Si trovavano ai margini
del Circo Massimo. Riusc a distinguere il contorno dell'ippodromo
sul manto erboso, davanti al quale sostavano
un assembramento di furgoni blu della polizia e un gruppetto
di persone, alcune in uniforme, altre in borghese.
Di nuovo, la presenza di Peroni permise loro di passare
senza nemmeno una parola. Costa si ferm, fece scendere
Peroni, fatic a sistemare la pesante moto sul suo cavalletto,
poi scrut la folla di agenti, individu Messina nel suo elegante
completo scuro e gli si avvicin per affrontarlo. L'uomo
lasciava trasparire l'energia nervosa e statica che caratterizzava
tutti i superiori quando attendevano i risultati di
un'operazione che avevano predisposto.
Dov' Judith Turnhouse? volle sapere Costa.
Messina lo guard in cagnesco.
 fuori servizio, figliolo. Non metta alla prova la mia pazienza.
Ho gi abbastanza cose da rinfacciarle pi tardi.
Non pareva sicuro di s come cercava di sembrare. Peroni
spinse da parte Peccia, che sperava di allontanarli a gomitate,
poi Costa trasse un profondo respiro e inizi a spiegare a
Messina quanto sapevano nel modo pi conciso e accurato
in cui riusc a riassumerlo.
Mentre parlava, il sangue deflu dal viso scuro del commissario.
Anche Peccia impallid e rimase in silenzio.
Dov' Filippo Battista? domand Costa.
Lo sguardo di Peccia si rivolse all'entrata degli scavi sotterranei
al di l del gruppo di agenti in uniforme.
Mi faccia indovinare intervenne Peroni. Si  offerto volontario.
Nic? Basta parlare.
I due uomini erano pronti a entrare in azione. Peccia inizi
a sbraitare ordini: altre armi, altri agenti.
No! grid Costa. Non avete capito niente di quanto sta
succedendo?
Mi erudisca lei, agente disse Messina senza strepito.
Ci troviamo qui perch Giorgio Bramante e Judith Turnhouse
ci hanno convocati. Forse per Leo, nel caso di Giorgio.
Per quanto riguarda la donna... non lo so. Fece una pausa.
Ma so questo. Pi uomini e armi riversa in quel posto, pi
possibilit ci sono che verranno usati. Far gi una brutta figura
con un ispettore morto sulla coscienza. Vuole che muoia
anche Alessio Bramante?
La squadra di supporto di Peccia sembrava pronta. Avevano
mitragliatrici con il calcio di metallo e passamontagna
neri calcati sulla testa. Lo stesso Peccia teneva in mano un'arma.
Guard Messina con malcelato disprezzo e disse: Ce ne
occuperemo noi.
Laggi ci sono gi quattro agenti, uno dei quali  il figlio
di quell'uomo! sbrait Messina. E quella donna...
Le avevo detto che non avevamo bisogno della donna.
Battista  uno dei nostri. Ce ne occuperemo noi...
Leo Falcone  mio amico lo interruppe Costa con un'improvvisa
veemenza che zitt i due uomini. Non ho intenzione
di aspettare ancora.
No ribatt Messina senza strepito. Chiuse gli occhi come
se fosse sul punto di crollare.
Ascolti... attacc.
Non ho tempo. Non abbiamo tempo rispose Costa.
Mi ascolti, maledizione! grid Messina.
Aveva uno sguardo cupo e smarrito. Costa diede un'occhiata
all'orologio e pens: magari qualche secondo.
Mi dispiace prosegu il commissario. Per colpa dell'istinto,
quattordici anni fa mio padre mand all'aria questo
caso. Speravo di raddrizzare la situazione mantenendomi
distaccato, qualsiasi cosa comportasse. Non...
Scosse il capo e fiss le lontane pareti dorate dei palazzi distrutti
sul colle verde, come se in quel momento avesse preferito
trovarsi da qualsiasi altra parte.
Come diamine fate lei e Falcone a sopportare tutto questo?
Non ... naturale.
Lo sopportiamo si affrett a rispondere Costa. Adesso,
se vuole scusarmi.
Peccia si un a loro mentre si avviavano.
Restate qui ordin Messina. La responsabilit  mia e
di nessun altro.
Uno degli uomini vestiti di nero si ferm sui suoi passi.
Poi gli porse l'arma corta dall'aria letale: un dono.
Messina la respinse con la mano.
Laggi ci sono tre uomini armati di cui dovrei fidarmi.
Penso che per una sola giornata ci siano armi a sufficienza.
Agente?
Costa si stava gi dirigendo verso l'entrata. Si ferm.
Mi conceda questo privilegio, per piacere insistette il
commissario, portandosi in testa al gruppo.
...
.
...
Capitolo 21.
...
.
...
Sul coltello di Giorgio Bramante si riflett un raggio del sole
morente che penetrava attraverso una crepa nella terra sovrastante.
Falcone lo osserv, impassibile, pensieroso. Bramante
gli aveva legato le mani dietro la schiena e l'aveva
spinto con prepotenza dove voleva. Pens che non era il modo
in cui si trattava un uomo in punto di morte. L'attenzione
di Bramante era rivolta altrove. La presenza di Falcone in
quella stanza sotterranea umida e angusta, vicino all'altare,
era importante per quell'evento. Ma lui era un arredo scenico,
non l'attore principale, pi o meno come a Monti, quando
Bramante era parso intenzionato a rapirlo. E anche in questura,
due notti prima.
Si ud un suono debole provenire dal corridoio, la direzione
dalla quale presumeva sarebbero arrivati. Il varco nella
roccia era stretto, tale da lasciar passare a malapena due uomini.
Quel poco che Falcone sapeva in materia di addestramento
tattico gli diceva che era una posizione impossibile da
attaccare. Chiunque entrasse nella stanza si sarebbe trovato
inevitabilmente esposto alla vista di Bramante non appena
fosse arrivato. E avrebbe potuto facilmente vedere: due uomini
vicini a un altare, uno apparentemente sul punto di
morire.
Poi si ud un unico suono distinto: la voce di una donna, il
cui italiano lasciava ancora trapelare un lieve accento americano.
Judith Turnhouse. Falcone ne riconobbe il tono grazie
alla breve conversazione che avevano sostenuto il giorno
precedente lungo le rive del Tevere. Non riusciva a immaginare
per quale motivo si trovasse l o perch una squadra di
poliziotti che sicuramente cercava di agire con una certa dose
di discrezione e tempismo le avesse permesso di rompere
il silenzio in quel modo.
Lui e Bramante stavano in piedi davanti all'altare in attesa,
come personaggi su un palcoscenico. La voce della donna li
raggiungeva ancora sporadicamente, avvicinandosi. Mentre
la squadra della polizia si approssimava, Bramante afferr
Falcone per il cappotto e lo tenne al suo fianco, puntandogli il
coltello alla gola, con gli occhi fissi sull'entrata, esponendo entrambi
alla linea del fuoco.
Falcone non si divincol. Invece, disse con estrema calma:
 un pessimo attore, Giorgio. Sono contento di aver trovato
qualcosa in cui non eccelle. La rende pi umano.
Tenga la bocca chiusa mormor Bramante, senza togliere
lo sguardo dall'ingresso buio della grotta davanti a loro. Una
torcia solitaria svolazz in quel punto, come una lucciola lontana,
un ulteriore segnale che tradiva il loro avvicinamento.
Falcone non era riuscito a scrollarsi dalla mente le parole
pronunciate da Teresa Lupo lungo il Tevere la sera prima,
quando, per un attimo, aveva creduto che avrebbero potuto
risolvere l'enigma di quanto era accaduto ad Alessio Bramante.
E quanto gli aveva detto lo stesso Giorgio a Monti,
quando per poco non l'aveva rapito. Quando, a voler essere
sinceri, avrebbero potuto catturare anche lui, se Bramante
avesse forzato la mano alla fortuna.
Il settimo sacramento disse Falcone, guardando il volto
di Bramante che adesso tradiva tracce di paura, la qual cosa
contribuiva a renderlo ancora pi umano. Non riguarda affatto
me, vero? Riguarda lei, Giorgio. Fin dall'inizio. Il suicidio
non  sufficiente? Il bambino morto intrappolato nella
sua immaginazione  cos ingordo da aver bisogno anche
del sangue del padre, insieme a tutto il resto?
La figura accanto a lui sussult.
Se  morto, lo incalz Falcone di sicuro non ha bisogno
di questo spettacolo. Se non lo , crede che sarebbe felice di
saperlo?
Per un attimo, gli occhi scuri e intelligenti lo guardarono
lampeggiando.
Non capisce mormor Bramante. Non ha la minima
idea di cosa mi passi per la testa.
L'ascolterei volentieri disse Falcone. Se avessimo sostenuto
questa conversazione tanti anni fa...
Il volto dell'uomo impallid.
Allora, mi odierebbe ancor pi di adesso, Falcone.  semplice.
Mi uccideranno. Oppure io uccider lei. Nient'altro.
Cosa preferisce?
Falcone aspett un attimo, pensando alle sue condizioni fisiche,
a cosa funzionava e a cosa stava ancora cercando di rimettersi
in sesto. In quegli ultimi tre giorni aveva imparato
soprattutto una lezione: non era debole, era semplicemente,
in una certa misura inconoscibile, compromesso.
Un profluvio di luce gialla irruppe nella stanza: quattro
torce che cercavano, indagavano. E trovarono.
Con tutta la forza rimasta che pot chiamare a raccolta, all'improvviso
Falcone rote bruscamente sulla caviglia sana,
si avvit in una piroetta veloce ed energica, si sottrasse alla
stretta di Bramante, rotol a sinistra e continu cos, conscio
che adesso l'attenzione dell'uomo era divisa tra il prigioniero
che aveva perso e il gruppo davanti a lui: tute nere, maschere
nere, quattro uomini e Judith Turnhouse, gli occhi brillanti
per l'attesa, che li guidava come una furia.
Niente armi! sbrait Falcone, rotolando altre due volte
sul pavimento, ormai abbastanza lontano da impedire a Bramante
di raggiungerlo facilmente. Niente armi, maledizione!
 un ordine!
La figura scura si trovava ancora davanti all'altare, confusa,
in cerca di una qualche specie di risposta.
Quattro canne nere si alzarono in fila, puntate dritto contro
l'uomo con il coltello, immobile davanti a loro, in attesa.
La donna stava strillando qualcosa che Falcone non riusc
a sentire.
Catturatelo ordin Falcone. Prendete il coltello. Solo
uno di voi. Gli altri lo tengano sotto tiro.
Un'unica figura mascherata si stacc dalla fila senza che le
venisse chiesto. Abbass la mitragliatrice e fece un passo
avanti.
Bramante teneva la lama argentata davanti a s, con la
punta rivolta verso l'alto, come se potesse colpire in qualsiasi
direzione.
La metta gi, per amor del cielo sbrait Falcone a Bramante,
rialzandosi a fatica, mentre si appoggiava alla grezza
parete di roccia all'estremit della stanza e percepiva l'aria
che gli rientrava nei polmoni. Si sentiva bene. Stava gi pensando
alla questura. A una stanza degli interrogatori. Se ne
sarebbe occupato lui. Il patto che aveva stretto con Messina
non era ancora scaduto. E uno di voi venga qui a tagliare
queste corde.
Falcone chiuse gli occhi e si sforz di schiarirsi le idee, il
che richiese pi di un istante. Era sempre stato orgoglioso
del modo in cui riusciva a recuperare una qualche forma di
lucidit, una sagacia che riacquistava rapidamente perfino
nelle situazioni in cui si trovava pi sotto pressione. Era una
capacit particolare, che dopotutto non aveva perso.
Dobbiamo sostenere quella conversazione, Giorgio. Sosterremo
quella conversazione. Voglio che questa faccenda finisca,
una volta per tutte...
Apr gli occhi, deciso a tenere sotto controllo la situazione.
Poi tacque. Quei due avevano agito cos in fretta e cos silenziosamente
che, durante la breve fantasticheria a cui si era
abbandonato, non aveva udito nulla. Adesso tre agenti vestiti
di nero venivano spinti, disarmati, a fianco a Bramante,
con le mani in alto. Una delle loro armi era tenuta con disinvoltura
da Judith Turnhouse, puntata verso di loro. Le altre
due armi si trovavano a terra, irraggiungibili. Il quarto membro
della squadra spost lentamente il fucile da un lato all'altro,
da Bramante ai suoi colleghi e poi di nuovo al contrario.
Judith Turnhouse fissava Falcone con cattiveria.
Pensa di potermi privare di questo momento? Dopo tutti
questi anni? gli disse infuriata.
Le chiedo scusa rispose sinceramente. Non ne avevo
proprio idea.
Falcone guard Bramante, che sembrava insolitamente
impotente.
Ma d'altra parte, non sono l'unico aggiunse Falcone.
Signora Turnhouse...
L'arma pericolosa e scura tra le mani della donna rote e
mir dritto alla sua testa. Con sua sorpresa, Falcone scopr,
per la prima volta da quando era uscito dalla questura la sera
precedente, di temere davvero per la sua vita.
Se dir ancora una parola, borbott lei giuro che le scaricher
questo affare nella testa e mi godr ogni singolo istante.
Avanz e, senza parlare, prese il coltello dalla mano di
Bramante. Non si lev nessun suono, nemmeno un gesto di
protesta.
Bramante scosse il capo, apr le mani, la guard, fiss Falcone
e poi osserv di nuovo la donna.
Che cosa c'? chiese confuso, mentre una punta di rabbia
iniziava a colorirgli il volto. Eravamo d'accordo.
Devo mostrarti una cosa disse e rivolse un cenno del capo
all'uomo accanto a lei.
La figura in nero si infil l'arma sotto il braccio sinistro,
poi, con la mano libera, si tolse il passamontagna dalla testa.
Era un bel giovane, pens Falcone. Un po' troppo giovane
per quel lavoro. Un po' ingenuo, non del tutto padrone della
situazione. Stava in piedi nella semioscurit; era alto come
Bramante e aveva anche la sua corporatura. E il suo aspetto,
anche se sembrava ricostruito, in qualche modo esagerato,
cos che la somiglianza fosse evidente solo facendo un confronto.
Alessio Bramante lasci cadere a terra il passamontagna,
poi prese di nuovo il fucile, inclinando l'arma da fuoco - con
noncuranza o incertezza? Falcone non era in grado di stabilirlo
- verso la figura davanti all'altare.
Guardalo, Giorgio! pretese Judith Turnhouse con voce
ansiosa ed eccitata, la torcia che illuminava il viso del giovane
di fronte a lui. Guardalo!
Senza mai togliere lo sguardo nemmeno per un attimo dal
ragazzo davanti a s, Bramante osserv le mani della donna
posarsi sulla sua testa scura, accarezzargli i folti capelli neri,
scendere lungo il suo corpo, protendersi verso l'inguine, e le
labbra sfiorargli il giovane collo, umide e bramose, gesto a
cui egli si sottomise.
Ha i tuoi occhi mormor lei. Le tue labbra. Il tuo volto.
Sorrise, con i denti bianchi che sprigionarono un barlume di
luminosit nelle tenebre. Tutto. L'ho cresciuto affinch diventasse
come te e diverso da te. L'ho cresciuto affinch fosse
mio e tu non l'hai mai nemmeno sospettato.
Il ragazzo - Falcone non riusc a considerarlo in altri termini
- pronunci un debolissimo accenno di obiezione, che
la donna non ud.
Alessio? chiese Bramante, con un tono di voce rauco, le
mani protese, il volto corrugato per lo shock e lo sconcerto.
Alessio?
La figura in nero indietreggi, agitando l'arma da un lato
all'altro.
Non chiamarmi cos! Non osare chiamarmi cos!
Il sangue di Leo Falcone si raggel. Un pensiero terribile
inizi a farsi strada nella sua mente quando ud quel suono
spaventoso.
La voce era fuori luogo, troppo alta, quasi in falsetto, contraddistinta
da un dolore e un peso inimmaginabili, spezzata
da una rabbia interiore che cercava di uscirgli dal petto.
La carezza di Judith Turnhouse si trasform in una stretta.
Inflessibile e determinata, le sue dita gli tirarono i sottili capelli
neri, voltandogli il capo verso il suo.
La donna s'impossess dell'arma nelle mani del giovane,
gliela premette con forza contro il petto e disse: Ricordati.
...
.
...
Capitolo 22.
...
.
...
Un bambino di sette anni se ne sta dritto e rigido, con i piedi
incollati alla fredda terra rossa, il sudore gelido che gli
scende lungo la spina dorsale, immobile come una statua vivente,
paralizzato in una stanza semilluminata da torce, spoglia,
priva di orpelli e decorazioni, senza il minimo accenno
di antichit.
Un luogo banale, una camera secondaria, un ripensamento
in un labirinto nascosto pieno di meraviglie. Un luogo in
cui rifugiarsi per ragioni di clandestinit e disonore.
Non riesce a parlare. Delle creature si aggirano selvaggiamente
nei meandri della sua mente, figure primitive che si
sono annidate l fin dai primi giorni di cui ha memoria, in attesa
del momento in cui emergere.
Queste bestie primordiali fanno a pezzi i suoi sogni. Le
ambizioni avvizziscono fino a diventare frammenti sgradevoli
e aspri di un mondo perduto.
Sogni...
...in cui consegna un dono, un sacramento, al padre.
...in cui, all'interno di questa offerta preziosa, c' qualcosa
che li guarir tutti: madre, padre e figlio. Che cuocer l'argilla
grezza, informe e malleabile della loro fragile famiglia, la
far diventare solida, il giovane con i vecchi, i vecchi con il
giovane, un legame naturale, che sarebbe durato per tutta la
vita, finch la fiaccola non fosse stata passata, come sempre,
un giorno orribile in cui una vita si fosse spenta, e la sua unica
fiamma rimasta sarebbero stati i ricordi ardenti nella mente
del superstite.
Tutte queste emozioni intime, tutte le aspirazioni pi private
e profonde di un bambino, svaniscono in quel momento,
in quella stanza insignificante semilluminata.
E questa piccola morte non  nemmeno una faccenda personale.
Altri assistono e accrescono la vergogna.
Alle sue spalle, il piccolo Alessio Bramante li sente.
Pecore.
Pecore terrorizzate, che ridono spaventate e, nella voce
saccente di Lucio Torchia, affiora una minaccia e anche una
consapevolezza oscura. Come il bambino, capiscono che
quello che vedono adesso li segner per sempre ed entrer
nelle loro vite, portandosi appresso l'amarezza di un ricordo
che non potr mai essere soffocato.
Nulla, da quel momento in poi, sar pi come prima, pensa
il bambino, incapace di distogliere lo sguardo da ci che
vede, incapace di credere che continui, anche se suo padre...
Giorgio, Giorgio, Giorgio...
...sa che c' qualcuno, ha riconosciuto la loro presenza con
un unico sguardo all'indietro, al di sopra della spalla, con gli
occhi che roteano stravolti, come quelli di una bestia, prima
di tornare a lottare con il corpo immobilizzato alla parete.
Le due figure sono strette l'una contro l'altra sulla pietra
grigio pallido, in piedi, seminude, allacciate nel tentativo di
diventare una cosa sola.
Suo padre...
Giorgio...
...la impala da dietro con tutta la sua forza, muovendo la
schiena, dimenandosi su e gi con un ritmo veloce e implacabile;
gli occhi, nel breve istante in cui sono visibili, sembrano
quelli di un animale impazzito, un toro in agonia che cerca
sollievo.
Il viso della donna, per met visibile, con lo sguardo rivolto
all'indietro rispetto alla roccia, alterato da un misto di estasi
e dolore,  familiare.  una studentessa del corso di Giorgio.
Alessio se la ricorda da quel luminoso giorno di maggio in cui
era rimasto da solo sul Palatino per un'ora, forse anche di pi,
a chiedersi se sarebbe stato rivendicato dal fantasma di Livia.
Era l in seguito, quando Giorgio era venuto a riprenderlo,
e sorrideva in uno strano modo distaccato, tra s, aveva pensato
allora. Come lui: spaventata, ma anche eccitata.
Gli torna in mente un dettaglio: aveva la fronte sudata anche
allora.
E, nella semioscurit della grotta, i suoi occhi accesi e folli
sono fissi su di loro, ha un pizzico di vergogna sul volto segnato,
livido, con del sangue all'angolo della bocca, sempre
pi copioso, come una bolla di vita, spinto fuori dal suo corpo
a forza dalla brutale ripetizione dei suoi affondi.
La donna grida.
No, no, no, no, no.
Infuriato, interrotto, Giorgio si divincola, si volta verso di
loro, una figura tesa e nuda tutta pelle e peli, familiare e tuttavia
estranea, urlante, i lineamenti distorti in un'immagine
da incubo: un demone sorto dalle profondit.
Il bambino guarda il padre a bocca aperta, pieno di vergogna,
sbalordito da quell'improvvisa presenza fisica che deve
vedere e non pu evitare. Riconosce anche quella rabbia. E la
stessa furia che lui e sua madre hanno affrontato a casa, nell'abitazione
apparentemente perfetta che d sul Circo Massimo.
E la collera violenta che deriva da un'intrusione nel
mondo privato del padre: del lavoro, dei libri, della concentrazione,
di s stesso.
C' un animale dentro l'uomo, un toro sotto la pelle. C'
sempre stato. Ci sar sempre.
Attonito, infuriato, Alessio fissa le loro nudit, ricordando
le voci che ha sentito a scuola, tra i sussurri e le storielle che i
bambini raccontano ai loro coetanei. A proposito del momento
in cui l'atto infimo e squallido tra due persone travalica
la ragione e qualcosa di ancestrale sorge nel sangue.
E la rabbia del Minotauro, intrappolato nel suo labirinto,
del falso dio, messo di fronte alle sue bugie.
Del Pater che tradisce la sua famiglia.
La collera li avvolge tutti. Le pecore, che si rannicchiano
dietro di lui, giurando che non lo riveleranno mai, mai, anche
se la voce di Lucio Torchia non si unisce di certo a quel coro
di imprecazioni.  presente anche nella donna, che si 
voltata per appoggiarsi alla roccia e ha raccolto da terra i vestiti
strappati per stringerseli addosso.
Ma soprattutto nell'uomo.
E il bambino...
...il bambino grida lei, fissandolo con occhi stravolti, un
accenno di comprensione, un briciolo comune di dolore che,
nel giro di un attimo, gli impedisce di odiarla.
Nulla ferma l'uomo nella sua ira: agita i pugni riempiendo
l'aria di minacce. Il bambino capisce che  una creatura
primitiva interrotta durante un'antica cerimonia privata destinata
all'oscurit, e adesso doppiamente maledetta dal momento
che l'atto  stato smascherato ed  rimasto incompleto,
come un sacrificio sventato, un rito perduto.
La donna tiene in mano una pietra. Si lancia in avanti e la
scaglia sulla testa del padre; non  un colpo potente, il pugno
di una fata contro il mostro.
Sbalordito, Giorgio Bramante cade sulla terra rossa, silenzioso
per un attimo, gli occhi annebbiati, incapaci di vedere.
Le pecore scappano, il rumore riecheggia nel nulla lungo
un corridoio illuminato dalla fila di lampadine gialle e fioche
che partono da quel luogo sinistro e mortale. Alessio vuole
unirsi a loro. Correre in qualsiasi direzione purch conduca
lontano da quella tomba nascosta, per sempre.
Dappertutto fuorch a casa, un luogo in cui Giorgio far
ritorno. Un sogno rovinato di ricordi perduti e inganni fantasiosi.
Mentre suo padre si contorce, semicosciente, nella polvere,
la donna si china, guarda in faccia Alessio e, per un attimo,
il cuore del bambino si ferma di nuovo. E come se la
donna conoscesse i suoi pensieri, come se non ci fosse bisogno
di dire nulla, perch nei suoi occhi c' un messaggio che
comprendono entrambi: "Siamo uguali. Siamo di sua propriet.
Lui ci usa."
Adesso il sangue sulla sua bocca  secco. Lo guarda implorante.
Forse gli chiede perdono, cosa che lui le concede
prontamente, poich capisce che anche lei  una vittima del
padre.
E gli chiede di darle la mano, che si unisce alla sua, strettamente,
con il sangue del sacrificio fatto da Lucio Torchia a
congiungerle; e, alla fine, quel patto  accompagnato da una
promessa di sicurezza, forse, perfino, di salvezza.
Scappa lo incalza sommessamente, e gli occhi del bambino
guizzano verso il padre, che  ancora a malapena cosciente,
ma si sta riprendendo rapidamente. Scappa al Circo
Massimo. Non fermarti. Aspettami l. Verr a cercarti.
E poi? chiede il bambino sottovoce, spaventato e speranzoso
allo stesso tempo.
Lo bacia sulla guancia. Le sue labbra sono umide e gradevoli.
Un'improvvisa ondata di calore scende sul viso della
donna e gli entra nella bocca aperta, un sacramento di sale,
dolore e lacrime.
Poi ti salver per sempre gli sussurra all'orecchio.
...
.
...
Capitolo 23.
...
.
...
Ricorda...
Il dolore in basso, la violenza piacevole, il sapore, la sensazione
del sangue la prima volta che l'aveva posseduta, con
brutale e rapida forza, in uno scavo isolato lungo una desolata
strada di campagna in Puglia.
Quel giorno, Judith Turnhouse aveva perso la verginit
con indifferenza, nei resti di un polveroso tempio di Dioniso
privo di attrattive mentre gli altri studenti lavoravano con le
palette e le spazzole, a meno di cinquanta metri di distanza,
sotto il sole, inconsapevoli. Quella condizione le era stata portata
via in non pi di tre o quattro minuti sfrenati, come se fosse
davvero priva di significato, un passaggio verso un breve
attimo di soddisfazione per lui, che si trovava al di fuori della
sua persona meschina, per non dire della sua esistenza.
Lei era un semplice contenitore, la via fisica a questa conclusione
e, in qualche modo, ci rendeva tutto ancor pi gratificante.
Nella sua umiliazione e nel fuoco animalesco di lui
c'era qualcosa di reale, cos forte, spregevole e vivo che
avrebbe potuto coltivarlo in seguito, tenendo quella sensazione
per s durante le fredde notti solitarie in cui pensava a
lui, soltanto a lui, in continuazione.
L, adesso, nel mitreo sotto il Circo Massimo, nel luogo su
cui si erano accordati fin dall'inizio, poteva ricordare tutto degli
ultimi quattordici anni, ogni volta che si erano accoppiati
dopo quella prima occasione, ogni incontro selvaggio e sanguinario,
sottoterra, contro la pietra grezza, lottando e scopando...
Era la stessa cosa, da sempre.
Quell'atto era l'esperienza pi simile all'estasi che avrebbe
mai vissuto, un rito che la sollevava al di sopra di s stessa,
facendole volare nella testa degli angeli lividi e ammaccati,
poi la lasciava esausta a pregare che giungesse presto la volta
successiva.
Mai pi.
Era quanto aveva detto lui tutti quegli anni addietro, prima
che il mondo si ribaltasse.
Era una bugia, da entrambe le parti. Quella mattina, lei
aveva osservato suo figlio guardare attraverso il buco della
serratura nella piazza di Piranesi e li aveva seguiti di soppiatto,
mentre lui conduceva il bambino nello scavo.
Aveva attirato la sua attenzione, allontanandolo dal figlio.
Avevano discusso quasi in silenzio, a una certa distanza dal
bambino. Avevano lottato ancora. E poi, con la promessa che
sarebbe stata l'ultima volta - niente pi incontri violenti e
brutali al buio, niente pi terra umida e ammuffita tra i capelli
- aveva vinto lei, uscendo trionfante a causa dalla fisicit bestiale
del vincolo che li univa.
Non si trattava di amore. Era una parola banale, e conteneva
poco affetto in quella pratica, tantomeno rispetto.
Era una necessit e, l'ultima volta, mentre spingeva cos forte
dentro di lei da farle sentire il cranio che batteva contro la
parete di roccia, aveva capito che l'avrebbe privata di questo, il
suo unico piacere, perch Giorgio Bramante era fatto cos:
spietato, freddo e assoluto nelle sue decisioni, un uomo che
dominava su tutto e tutti, che privava gli altri di ci che consideravano
pi prezioso semplicemente perch aveva il potere
di farlo.
Perfino in quella calda giornata di giugno, mentre sentiva
la sua forza dentro di s, un dolore insensato ed estatico che
aumentava a ogni spinta, aveva capito che si sarebbe preso
di nuovo ci che voleva, l'avrebbe lasciata l, si sarebbe allontanato
con il suo bizzarro figlioletto e sarebbe andato a casa
dalla moglie infelice che malmenava, convinto che nulla fosse
davvero cambiato e che sarebbe potuto tornare nel suo
mondo fatto di carte e studio, alla vita da docente colto e di
successo, senza che nessuno sapesse, nemmeno quando fosse
accaduto di nuovo, con un'altra studentessa ingenua, un
contenitore che avrebbe preso il suo posto.
Giorgio Bramante era in guerra con tutto: lei, la sua famiglia,
il mondo. Ma, soprattutto, sapeva che era in guerra con
s stesso. E quella era la sua debolezza... .
Era a malapena cosciente quando il bambino scapp. Aveva
s e no ripreso i sensi quando lei l'aveva rimproverato per
la sua collera e per le sue minacce e gli aveva detto di rimanere
all'interno, dove nessuna delle sue vittime avrebbe potuto
vederlo.
Quando rinvenne, pens a stento al fatto che lei lo avesse
colpito e che li avessero visti, allacciati contro la parete, scoprendo
e carpendo il loro segreto.
Alessio gemette, frugando ansiosamente la stanza con
lo sguardo.
Fu tutto cos facile.
L'hanno portato via quegli stupidi studenti si affrett a
dire la donna. Hanno troppa paura di te, Giorgio. Lascia
che me ne occupi io. Parler con loro. Terranno la bocca chiusa.
Trover Alessio. Resta qui. Non preoccuparti.
Avrebbe trovato un posto in cui nascondere il bambino
per un giorno. Forse di pi. Gli avrebbe dato una lezione.
Avrebbero stretto un patto. Lo fecero davvero, anche se non
del tipo che si erano aspettati entrambi. A ci avevano provveduto
la furia di Giorgio e il modo in cui aveva scatenato
una serie cos imprevedibile di eventi. Ma, quando Lucio
Torchia mor, tutto era cambiato. Alessio non poteva essere
restituito al mondo senza che venisse distrutto tutto ci che
lei possedeva. E Giorgio era spacciato, perso, secondo lei, a
causa della sua stessa stupida arroganza. Era diventato un
assassino dagli istinti suicidi racchiuso nel suo stesso dolore,
nel suo senso di colpa e nello smisurato disprezzo di s.
Non si poteva tornare indietro. Non quando le chiese, quella
prima volta in prigione, di aiutarlo a rintracciarli uno dopo
l'altro, maledizione. Non ora che si approssimava la fine, una
conclusione che lui bramava perch solo in quell'ultimo atto,
il sacrificio di s avrebbe trovato pace.
E, al suo posto, si era procurata un sostituto. Mentre Giorgio
Bramante diventava pi acrimonioso e pazzo in prigione,
il figlio fioriva sotto la sua tutela, trasformandosi da bambino
in ragazzo e poi in uomo, sempre pi vicino a lei col
passare del tempo finch non fu completamente suo, come
Judith lo era stata di suo padre, legato a lei dalla forza brutale
e violenta del suo carattere, una fredda devozione che li
rendeva tutti prigionieri.
Nella sua mente non c'era una frattura tra il passato e il
presente, tra il sangue e il sudore in una grotta in Puglia e
questa fine, quella che lui cercava, quella che lei gli avrebbe
concesso, in un modo che non si era mai aspettato, sotto il
suolo di Roma. Era tutto ininterrotto, collegato e cementato
dalla stessa aspra ineluttabilit frutto della passione contorta
e che un tempo li aveva avvinti.
Agit l'arma verso di loro: i tre uomini in nero, l'ispettore,
accovacciato a terra inerme e Giorgio, che implorava in modo
patetico con le mani protese.
Ti ha tradito disse al figlio, adesso allarmato perch stavano
arrivando altri uomini. Il tempo si stava riducendo.
Mi ha tradita. E vecchio, inutile e consumato. Fallo!
Judith Turnhouse si concesse un'unica occhiata verso Alessio
e cerc di lasciar trasparire dal volto le emozioni giuste:
forza, potere, fermezza. Alla fin fine, era tutta una questione di volont.
 venuto qui a morire disse piano, senza emozioni.
Lo osserv alzare il fucile. Giorgio non si mosse. Poi, da
dietro di lei, provenne una voce lontanamente familiare.
Judith Turnhouse si lambicc il cervello in subbuglio per identificarla.
...
.
...
Capitolo 24.
...
.
...
Ha ucciso Elisabetta.
Costa fece due passi per posizionarsi davanti a Messina e
Peroni, a breve distanza dal giovane che teneva la mitragliatrice
all'altezza del petto, pronta al fuoco, come gli avevano insegnato.
Alessio? ripet. Mi hai sentito? Ha ucciso Elisabetta
Giordano. Non poteva correre il rischio che scoprissimo la
verit. Non lo sapevi, vero, Alessio?
Fu difficile per Costa reprimere lo shock. Adesso, la figura
davanti a lui assomigliava tantissimo a Giorgio Bramante:
aveva gli stessi lineamenti sfrontati e la stessa chioma folta di
capelli scuri. Ma in lui c'era una riluttanza, un'incertezza che
il padre non aveva sicuramente mai posseduto. Alessio Bramante
era stato cresciuto da sconosciuti, portato in un mondo
che gli era estraneo. Poi, quando era diventato abbastanza
grande, era stato irretito dalla persona che l'aveva rapito e,
mentre cominciava a diventare adulto, era stato avviato a
una schiavit che si spacciava per amore.
Giorgio Bramante si inginocchi. Giunse le mani come se
stesse pregando. Sollev lo sguardo verso il figlio, senza riuscire
a parlare, sebbene una muta richiesta di perdono sembrasse
trasparire dai suoi occhi umidi.
Judith Turnhouse rivolse l'arma verso il soffitto di pietra
ed esplose una raffica di mitragliatrice. Polvere, rocce e detriti
caddero sulle loro teste. Bramante non si rannicchi. Nemmeno Costa.
Guarda quel povero vecchio debole grid lei. Sparagli. Sparagli!
Bramante non riusciva a togliere lo sguardo dal figlio.
Muoveva le labbra come se stesse biascicando una preghiera inascoltata.
Poi si limit a dire: Perdonami.
La donna imprec. Rivolse l'arma verso la figura a terra.
Una raffica di spari squarci la grotta e i proiettili rimbalzarono
sulle pareti saettando tutt'intorno a loro. Il petto di Bramante
venne scosso da uno spasmo sanguinoso quando le
pallottole si abbatterono su di lui.
Costa stava per raggiungerla quando Alessio scaric la mitragliatrice.
La raffica le squarci il corpo, sollevandolo con
mani invisibili e scagliandolo dalla parte opposta della stanza
tetra sullo spoglio pavimento di pietra dove la donna giacque
in un ammasso disordinato, un sacco immobile e spezzato
di umanit, quando, alla fine, l'arma si plac.
Una strana quiete cal sulla grotta. Dal mondo esterno
giunse il rumore di altri uomini che si stavano avvicinando.
Delle luci guizzarono lungo il corridoio, delle voci, una sorta di realt.
Peroni si avvent subito su Alessio Bramante, strappandogli l'arma di mano. Non fu necessario.
Costa si avvicin e si chin nella donna. Judith Turnhouse
fissava il soffitto polveroso con occhi spenti, uno squarcio
grosso come il pugno di un bambino sulla fronte. Costa si alz
e si accost a Bramante. Falcone e Peroni erano gi l.
Osservavano Alessio, in ginocchio, che teneva la mano di Giorgio.
...
.
...
Capitolo 25.
...
.
...
Un tiepido giorno di giugno, in un mondo a met strada
tra i vivi e i morti. Giorgio Bramante  quello inginocchiato
davanti alla porta della villa dei Cavalieri di Malta, con gli occhi
fissi nel buco della serratura, nel tentativo di guardare
lungo il viale di cipressi, di contemplare, al di l del Tevere, la
magnifica cupola di Michelangelo, che aleggia pallida e imponente
nella foschia mattutina, un fantasma perenne, sempre
presente, a volte invisibile.
Trae un respiro profondo.  difficile, doloroso.
Riesci a vederla? chiede una voce che sembra provenire
da tutte le direzioni: sopra, sotto, dentro. Una voce familiare,
non pi smarrita nelle profondit oscure e angosciose dei ricordi
passati. Una voce calda, vicina e confortante.
Sei Alessio? chiede, senza riconoscere il suo stesso tono
sofferente e stridulo.
S.
Tossisce. Un liquido caldo e salato gli sale in gola. Una mano
forte e morbida stringe la sua. Ormai riesce a distinguere
quasi solo ombre, confuse nel mondo reale.
Sono stato un pessimo padre ansima, la voce rotta, e
cerca di guardare al di l dell'oscurit che si diffonde come
una nuvola d'inchiostro nell'aria polverosa e miasmatica.
Una sagoma lontana aleggia nella foschia davanti a lui e
inizia ad assumere una forma conosciuta. Non riesce ancora
a distinguerla completamente. Non prova dolore o altro fatta
eccezione per il conforto delle dita calde di un giovane che
stringono le sue.
Sei davvero Alessio?
Te l'ho detto. Riesci a vederla?
S dice Giorgio Bramante, senza sapere se stia pronunciando
quelle parole o se si limiti a pensarle. La vedo. La vedo.
La vedo...
Ecco che esce dalle tenebre, una visione al di l del fiume,
oltre gli alberi, bianca e splendida, che lo chiama, riempiendolo
di gioia e terrore, affrettandosi a occupare tutta la sua vista
che si affievolisce.
...
.
...
Epilogo.
...
.
...
Era sdraiata nella stanza bianca e luminosa dell'ospedale di Orvieto e aveva un dolore costante e profondo al fianco, lo strano male fastidioso causato da qualcosa che mancava. Era passato un po' di tempo da quando si era svegliata dopo l'operazione. Ogni quarto d'ora un'infermiera veniva a controllare le sue condizioni: le misurava la pressione e le infilava nell'orecchio un termometro digitale. Allo scoccare dell'ora, scandito dal rimbombo dell'orologio della cattedrale, la dottoressa, Anna, in quel momento non riusciva a pensare a lei con nessun altro nome entr da sola, chiudendosi la porta alle spalle, poi si avvicin alla finestra per sgridare i bambini in strada. Ce n'erano alcuni che giocavano a calcio perfino a quell'ora, gridando allegramente mentre calciavano la palla da una parete all'altra, come dovevano aver fatto per generazioni, e avrebbero continuato a fare per molte altre a venire i bambini del posto.
Anna sembrava pi giovane rispetto a quando si erano conosciute quella mattina. Forse l'operazione le aveva tolto un peso dalle spalle. Forse era semplicemente l'esercizio della medicina, fornire un rimedio a un'imperfezione fisica, a costituire un premio di per s.
Affrontarono la conversazione postoperatoria. Non si sentiva poi cos male. La cosa peggiore era il rimorso, quella sorta di colpevole sollievo. Le sembrava che qualcosa di cattivo che si era annidato dentro di lei adesso fosse stato asportato.
Qualcosa che, in circostanze diverse, sarebbe diventato il bambino che lei e Nic avevano desiderato. Sarebbe stato difficile dalla testa l'accostamento di quei due opposti.
Poi arrivarono i dettagli. Prima aveva a malapena ascoltato quando la dottoressa le aveva illustrato le alternative.
Adesso non era possibile ignorarle. Aveva subito un'operazione definita salpingectomia, l'asportazione di una tuba di Falloppio tramite laparoscopia. La tuba rimasta era indenne.
Ora le possibilit di portare a termine una gravidanza in futuro erano ridotte a poco pi del quaranta percento.
Per il momento non se ne rende conto, prosegu Anna ma  stata molto fortunata. Se non si fosse rivolta a noi subito, sarebbe potuta diventare una faccenda molto seria. Qualche anno fa ci sarebbe stato bisogno di un'operazione all'addome pi complessa, non priva di rischi. Miglioriamo di anno in anno. Adesso dipende da lei.
Cosa? chiese perplessa.
Imparare a far fronte a quanto  successo. Ha perso un bambino e il fatto che non fosse ancora nato e che non avesse speranze di sopravvivenza non lo rende affatto meno difficile da sopportare.  cos che siamo fatti.  insito nel processo di diventare genitori. Dal momento che  una donna forte e intelligente, dir a s stessa che non  nulla di grave. Solo un contrattempo della vita. Si limiter ad andarsene di qui, ad archiviare l'esperienza nel passato, a tornare dal suo uomo e ricominciare tutto daccapo. Cosa che far, ne sono sicura.
Ma prover anche ansia e risentimento e un senso generale di smarrimento all'idea che sia potuta accadere proprio a lei una cosa cos crudele.  tutto naturale. Venga pure a parlare con me, se pu esserle d'aiuto. Quando vuole. Orvieto non  lontana da Roma. Pu sempre telefonare.
Emily sorrise. C'era qualcosa nei modi di quella donna - una semplice e tacita affermazione: "La capisco" - che riusc a farla sentire un po' meglio.
Vi sposerete in estate aggiunse. Sarebbe il periodo adatto per ricominciare a provarci.  un consiglio di una cattolica di campagna, all'antica e bigotta. La vita  un viaggio, non una corsa, Emily. Sia paziente. Si comporti da ribelle per la sua generazione. Provi ad avere un figlio dopo il matrimonio.
Le consiglio di discuterne con suo zio. Non vede l'ora di entrare. Se per lei va bene.
Emily scosse il capo.
Mio zio?
Gli occhi intelligenti di Anna si accesero improvvisamente di sdegno.
Sapevo che quel vecchio stupido mentiva! Messina ha detto che era sua nipote! La figlia di un suo parente americano.
Altrimenti, come crede di aver ottenuto una stanza privata?
Ah! disse piano. Mio zio. Sarei molto felice di vederlo.
Era inevitabile che, dopo le brevi formalit mediche - sembrava che ne sapesse quasi quanto lei a proposito delle sue condizioni - la conversazione si spostasse su quanto era accaduto a Roma.
Le spieg quanto sapeva - che sembrava abbastanza - direttamente, con la precisione accurata e composta che si aspettava da un uomo con il suo passato e la sua esperienza.
Quando ebbe finito, Arturo Messina distolse lo sguardo da lei e fiss la strada all'esterno, adesso buia, con un unico lampione a illuminare le vecchie mura del convento di fronte, mentre la sera veniva ancora scandita dal rumore costante della palla contro i mattoni e dalla risata lontana dei bambini.
La collera di una donna  diversa da quella di un uomo disse. Noi veniamo avvinti da una rabbia improvvisa. Nel caso di una donna pu durare a lungo. A volte aumentare. Se avessi scoperto cos'era accaduto a quel bambino quando avrei dovuto, non sarebbe successo nulla di tutto questo.
Emily allung una mano e prese la sua. Sembrava vecchio e stanco.
Lo si potrebbe dire di parecchie cose, Arturo. Se Bramante fosse stato un padre migliore, o in grado di controllare la collera e le sue debolezze. Se quella donna fosse rinsavita nel corso degli anni, invece di lasciar crescere il suo odio insieme a quello di Bramante.
Nulla di tutto ci sarebbe importato se l'avessi trovato si affrett a dire.
No. Ma non siamo perfetti. Fece quanto ritenne pi opportuno.
Che alternative aveva?
L'uomo annu senza dire nulla, anche se Emily riusc a percepire la sua delusione.
E Alessio? chiese. Che ne sar di lui?
L'uomo si strinse nelle spalle, come se ci fossero poche possibilit da prendere in considerazione.
I legali presenteranno un conto salato. Nella migliore delle ipotesi, immagino, sar accusato di complicit in tentato suicidio. In base a quanto mi hanno detto, la morte della donna potrebbe essere spiegata come un gesto di autodifesa. Il ragazzo non aveva nulla a che fare con gli altri omicidi, o cos dice
lui, e Leo sembra credergli, quindi deve essere vero.
Arturo fece una pausa e la guard.
Che mi dice del ragazzo che Giorgio uccise per primo? Lucio Torchia?
L'uomo fece una smorfia.
Torchia non era un ragazzo.
Allora perch non vi disse la verit? Sarebbe stato estremamente semplice.
Arturo Messina rise e le strinse una mano.
Sa, la vedrei proprio bene in qualche forza di polizia osserv.
Me lo dica lei.
Emily prese in considerazione le alternative.
Perch era ancora un ragazzo. Si considerava tale. Ci che Lucio cercava era la maturit e credeva che l'unico modo di trovarla fosse rompere un rito. Forse qualsiasi rito. Il fatto  che Giorgio gliene forn semplicemente uno adatto. Un rito che li legava in una specie di riserbo implicito che Torchia sentiva di non poter rompere. Nemmeno in circostanze simili.
Arturo annu. In quell'uomo c'era una profonda tristezza che si ripercosse su di lei.
Soprattutto in quelle circostanze, non crede? Quand' che un guerriero viene maggiormente messo alla prova? In extremis.  assurdo, almeno nel nostro mondo. Ma non spetta a noi giudicare ci in cui credevano. L'unica cosa che importa  che era reale per le persone coinvolte. Lucio era una creatura misera. Immagino che poco altro fosse reale per lui. Disse la verit a Giorgio. Che non aveva idea di cosa fosse accaduto ad Alessio. Giorgio non gli credette.
Arturo Messina ci rimase male.
Nemmeno io.
Perlomeno Leo non  rimasto ferito disse lei, in cerca di qualcosa con cui consolarlo.
 stato pi un colpo di fortuna che altro. Non credo che a Bramante interessasse granch se rimanesse ferito o no. Innanzitutto voleva semplicemente far infuriare la polizia quanto bastava per architettare la fine che voleva, una volta portate a termine le sue imprese, se posso definirle in quel modo.
Scosse il testone.
Dio solo sa se si  dato da fare abbastanza da indurre mio figlio a volerlo morto. Entrare in questura in quel modo! Portare via Leo! Fare quel che ha fatto a quella povera poliziotta!
Erano pazzi, Turnhouse e Bramante.
Lui lo era, forse replic l'uomo. Se si considera una forma di follia avere contemporaneamente tendenze omicide e suicide, cosa di cui non sono sicuro. Nella sua mente immagino che si considerasse normale come tutti noi. Per quanto riguarda la donna... No. Voleva infliggere all'uomo che le aveva voltato le spalle il pi grande dolore immaginabile. Dopotutto, avrebbe potuto dissuaderlo dal perseverare in quell'inutile spirale di vendetta quando era in prigione, invece di diventare sua complice. Comprendeva sicuramente che, se si condiziona un bambino, se gli si fa credere che esista un'unica visione possibile del mondo, quella che gli si presenta, allora quella povera creatura far qualsiasi cosa. Qualsiasi cosa. Perfino uccidere il suo padre naturale. Mi ha
chiesto perch Alessio avesse creduto a quelle storie. Perch gliele raccontava lei ed erano le uniche di cui disponesse.
Ma lei si sbagliava, Arturo sottoline Emily. Alla fine non ci ha creduto.
Messina si protese sul letto e la guard in volto.
 vero. Ciononostante devo dirle una cosa. Per molti anni sono stato un bravo poliziotto e solo una volta un pessimo commissario. Pensi ai dettagli. Judith Turnhouse non voleva semplicemente che Alessio sparasse a suo padre. Voleva che Giorgio comprendesse due cose prima di morire. Che suo figlio era ancora vivo e avrebbe causato la sua stessa fine. E che era stata lei a portarglielo via. Sia da bambino che da uomo. Come amante, se lo si pu definire in quel modo. Forse lo trattava come un tempo Giorgio aveva trattato lei. C' bisogno che aggiunga altro?
Ma... avrebbe voluto obiettare Emily, scoprendo di non riuscire a trovare le parole giuste.
La chiamiamo pazzia solo perch abbiamo paura di vederla per quello che  davvero insistette. Una perversione, una perversione mostruosa, delle emozioni che tutti proviamo e speriamo di reprimere. Odio e vendetta. Perdita e rifiuto. Era ossessiva, astuta e maniacale. Ma non era pazza. Non dovremmo concederci quella consolazione.
Arturo guard l'orologio alla parete. Ormai erano quasi le nove e mezza di sera.
Credo che il suo fidanzato arriver tra poco. Avrei voluto portarle dei fiori, ma non desideravo rovinargli la sorpresa.
Si sentir in colpa. Riterr di averla trascurata in un momento in cui aveva pi bisogno di lui.
Non  vero ribatt Emily. Non ho mai detto a Nic cosa stava succedendo. Non volevo distoglierlo da quanto stava facendo. Non avrebbe potuto fare nulla comunque. Mentre avrebbe potuto - cosa che in effetti ha fatto - ottenere un gran risultato a Roma.
Arturo Messina parve approvare quella risposta.
Dia retta a un vecchio. Siamo esseri umani. Siamo fatti per pensare con il cervello e con il cuore. Se ne ignoriamo uno, viene meno anche l'altro. Parli con Nic. Lo ascolti. Si assicuri che lui faccia lo stesso con lei.  in momenti simili che le famiglie vanno a rotoli. Parlo per esperienza. Le spaccature, i dubbi, le paure colpevoli e inespresse... si insinuano nelle nostre vite senza che ce ne accorgiamo solo per emergere a distanza di anni, come vecchie ferite dolorose che pensavamo di aver dimenticato.
Sia cauta, mia giovane amica. Siatelo entrambi.
Una volta che permetterete a queste creature di respirare, sar difficile soffocarle. Dopo un po'... forse diventer impossibile.
Raffaela e Leo Falcone staranno pensando alle stesse cose.  risoluta a vederlo, sa. Per quanto lui possa sentirsi in imbarazzo per quello stupido messaggio.
 naturale che voglia vederlo. Lo ama!
Be', l'amore non  tutto borbott lui. Giorgio voleva bene ad Alessio. Ma ci non lo rese un buon padre. Senza qualcos'altro - fatica, applicazione, dedizione - non basta. Leo e quella povera donna. Non so...
Nei suoi occhi balen quello sguardo di rimprovero che ormai Emily conosceva.
Dovrebbe chiamare suo figlio disse interrompendolo.
L'uomo si lasci sfuggire una breve risata secca.
Dovrei farlo. Magari ricorder il motivo per cui siamo stati ai ferri corti per tutto questo tempo. Io non ci riesco proprio. Inoltre sollev un dito corto e tozzo possiamo condividere l'esperienza del licenziamento. Durante un buon pasto innaffiato da un po' di vino, a sue spese. Con la liquidazione che ricevono di questi tempi...
Arturo?
No, non insista. Dovrei farlo. Lo far. Glielo prometto.
Emily si protese in avanti e gli diede un bacio sulla guancia ispida. In fondo, Arturo Messina era un uomo solo, pens.
E la solitudine era una sventura umana a cui si poteva facilmente porre rimedio.
L'uomo si schiar la voce e si alz per andarsene.
Ci terremo in contatto? Dopo che torner a Roma?
Quest'estate ci sar un matrimonio. Se le andasse di partecipare...
Il volto di Arturo Messina si illumin improvvisamente di gioia.
Un matrimonio! le fece eco, entusiasta. Un matrimonio!
Stasera far un brindisi in vostro onore. A lei e al suo fortunato fidanzato.
Emily scrut la stanza dell'ospedale.
Fortunato?
Siete vivi, giovani e innamorati. Cosa vuole che siano al confronto delle stupide statistiche mediche? S, vi considero davvero molto fortunati. Quando arriveranno, avrete dei figli meravigliosi. Non vedo l'ora di conoscerli.
Estrasse un vecchio berretto blu, se lo mise in testa e le fece un ampio sorriso.
Arturo  un bel nome per un bambino, sa aggiunse. A domani, Emily Deacon. Ritorner - con un mazzo di fiori - a tempo debito.
La salut agitando il berretto e se ne and. Nella stanza vuota Emily osserv la lancetta dei minuti avanzare arrancando di una tacca: il tempo passava. Attimi persi, opportunit portate via per sempre dal vento.
Ben presto avrebbe sentito il rumore dell'automobile di Nic. Ben presto avrebbe avvertito il tocco della sua mano.
Si riappoggi al soffice cuscino bianco e chiuse gli occhi, mettendosi in ascolto. Fuori i bambini giocavano in strada al chiaro di luna, e le loro voci si alzavano confuse verso il cielo nero trapunto di stelle, innocenti e inconsapevoli nella ricerca di una parola, di un gesto, di un'azione, di un pensiero...
Di qualsiasi cosa potesse dar forma alle loro vite.
...
.
...
FINE.
...
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Nota dell'autore.
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Il mitraismo nacque in Persia prima del sesto secolo a.C. A partire dal 136 d.C. in poi, venne adottato come uno dei culti pi importanti tra gli ufficiali romani e i funzionari statali. I templi mitraici sotterranei edificati dalle truppe imperiali sono diffusi lungo tutte le frontiere militari dell'impero, dal Medio Oriente all'Inghilterra. Tre sono stati individuati solo lungo il Vallo di Adriano, nel Nord dell'Inghilterra; pi di una dozzina sono stati scoperti nella stessa Roma, anche se si sospetta che ce ne siano pi di cento.
Nel cuore del mitraismo ci sono diverse caratteristiche che sembrano aver incontrato il favore dei militari e dei burocrati.
Il culto era altamente organizzato, segreto e riservato agli uomini.
Insisteva sulla necessit di un'assoluta obbedienza gerarchica, prima ai membri locali di rango pi elevato del culto e, in ultima istanza, all'imperatore.
Si avvaleva anche di una serie di "sacramenti" diversi per indicare il passaggio dei seguaci da uno dei suoi sette gradi al successivo. In effetti, la stessa
parola "sacramento", sebbene oggi abbia un significato religioso, deriva dal termine originale latino usato per designare un giuramento di lealt pronunciato dai soldati che entravano a far parte dell'esercito. Possiamo solo ipotizzare quali fossero quei sacramenti nel complesso, ma, a quanto pare, comportavano una cerimonia di iniziazione distinta, con una serie di giuramenti e, di tanto in tanto, un sacrificio per ogni grado specifico, dal pi basso, Corax, al pi alto, il Pater.
Il mitraismo condivideva alcuni princpi e caratteristiche con il cristianesimo delle origini, anche se probabilmente l'idea che la Chiesa cattolica avesse copiato deliberatamente questo culto  inverosimile. Comunque, non ci  rimasto nessun testo sacro mitraico, dal momento che questa religione era destinata a essere spazzata via dai libri di storia. Il 28 ottobre 312 d.C., alla fine della guerra civile, Costantino acquis il controllo dell'impero durante la battaglia di Ponte Milvio, un punto strategico in cui la via Flaminia attraversava il Tevere per entrare a Roma, teatro di diversi altri scontri militari nei
secoli successivi. Sebbene a quei tempi fosse lui stesso un seguace del paganesimo, Costantino, probabilmente per ragioni politiche, decise di fare del cristianesimo l'unica religione dell'impero. Mentre le sue truppe saccheggiavano Roma, inizi la repressione del mitraismo.
Oggi, le vestigia pi visibili di Mitra a Roma si trovano nella scoperta archeologica effettuata nel 19esimo secolo dai frati domenicani irlandesi che scavarono sotto la basilica di San Clemente vicino al Colosseo. L,  stato riportato alla luce un intero tempio sotterraneo, con stanze dedicate alle cerimonie e il punto focale del culto, il mitreo stesso, dove avrebbe dovuto trovarsi l'altare cerimoniale, con la sua effigie di Mitra intento a uccidere il toro. La chiesa di San Clemente  aperta al pubblico; molti altri siti sotterranei, compresi altri mitrei, sono aperti su appuntamento. Le visite proposte dall'organizzazione di volontari Roma Sotterranea (www.underome.com) consentono di esplorare nel migliore dei modi la citt nascosta che si trova sotto la Roma moderna. Visitare molti di questi siti senza una guida esperta pu rivelarsi impervio, pericoloso e illegale.
Dal momento che la storia viene invariabilmente scritta dai vincitori, non disponiamo di nessun resoconto contemporaneo indipendente di quanto accadde il giorno in cui Costantino entr a Roma da vincitore. Comunque, sappiamo che "sciolse" le truppe imperiali scelte dei pretoriani che si erano schierate con il suo avversario, Massenzio, e distrusse completamente il loro quartier generale, il Castro Pretorio, che disponeva di un mitreo nelle vicinanze per il loro culto privato. Uno scorcio sugli eventi di quella giornata pu essere rinvenuto in un mitreo romano meno noto, sull'Aventino, non lontano dalla zona in cui  ambientata gran parte di questo libro. Negli anni Cinquanta gli scavi sotto la chiesetta di Santa Prisca rivelarono che l'edificio cristiano originale era stato costruito sui resti di un tempio mitraico. Quando gli archeologi si insinuarono nel cuore del mitreo, scoprirono che qualcuno l'aveva profanato, probabilmente poco dopo la vittoria di Costantino, distruggendone le statue e le pitture murarie con delle asce.
Quanto accadde ai frequentatori del tempio durante questo periodo turbolento  ignoto.
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FINE.